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«Sono
sdraiato all’interno di un’auto, la mia testa poggia sulla gamba
di uno dei rapitori. Sento l’odore del bucato dei suoi
pantaloni. Lo chiamerò “Saponetta”. Sono un uomo prigioniero e
ammanettato.
Ora vanno
a forte velocità, la stessa del mio cuore spaventato. Non
uccidetemi, dico. Una voce rallentata e bassa mi consola: «Non
ti abbiamo mica preso per portarti al macello». Eppure mi sento
un animale braccato. Anzi, preso nella tagliola dopo una lunga
corsa. Ho lo stesso affanno di una lepre che sente i cani,
rassegnata ad essere preda. Ma io sono un uomo. Loro sono
uomini. Non mi uccideranno, ma lo hanno già fatto. Senza armi,
senza pallottole o coltelli, ho già un buco nell’anima. Chissà
se l’hanno capito.» |
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«...Ed ecco che arriva il
sequestro. Su quale protezione potevamo contare, forse sulla
giustizia, quella con la G maiuscola? Daniele, nostro padre, era
stato facile profeta, lo aveva detto che «prima o poi ve lo
fanno». È costato a tutti molto, molto di più di quanto le
cifre dicano. Avevo previsto, sulla scorta di tutta una serie di
esperienze simili, che il dopo sarebbe stato peggio del durante.
Ma non sono stato sufficientemente pessimista, perché il dopo
del dopo è peggio del dopo.» |
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