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Martedì 18 settembre 2007

 MILLE E UN NURAGHE

Sax e fregola, originale connubio a Perfugas

Enzo Favata e Giovanni Fancello chiudono con Marisa Sannia il festival della fiaba. Il Succu Suk è stato una delle proposte più apprezzate, applausi per il gruppo Cuncordu 'e Su Rusariu

di Giuseppe Pulina

PERFUGAS.  Vista, udito, gusto e olfatto. All'appello mancava solo il tatto, ma pretendere anche il coinvolgimento di un quinto senso sarebbe stato davvero troppo. Quattro sensi sono stati più che sufficienti per dare corpo e anima a Succu Suk, l'originalissima performance firmata da Enzo Favata e Giovanni Fancello che ha costituito una delle proposte più interessanti ed apprezzate della quarta edizione di Mille e un nuraghe, il festival del racconto che si è chiuso ieri sera con il concerto dell'alba del Cuncordu 'e Su Rosariu di Santu Lussurgiu e l'esibizione serale di una sempreverde Marisa Sannia che ha inserito Perfugas tra le tappe isolane del tour di presentazione di «Melagranada», altra produzione originale che ben si è coniugata con la filosofia del festival.

A suo agio nelle vesti di chef affabulatore, armato di mestoli, di una grossa pentola e di un cestino di vimini, Giovanni Fancello ha raccontato la storia di «su succu», la fregola sarda che è alla base di infinite ricette. Accompagnato dalla chitarra di Mauro Campobasso e dalle note del sax e dai timbri elettronici di Favata, Fancello ha cucinato e nel contempo raccontato la storia degli ingredienti che fanno del Mediterraneo, e in particolare della Sardegna, un'oasi planetaria del buon gusto. Ma anche terra dalla complessa ed eroica identità, perché se è vero che noi siamo in un certo senso quello che mangiamo (è la tesi che in tempi diversi hanno sostenuto filosofi e nutrizionisti), va da sé che sulla tavola trovano sempre ospitalità le radici della nostra storia e dei miti che in buona misura l'hanno alimentata. Che dire, infatti, del pomodoro, frutto reietto per la mistica Europa del Medioevo che ne temeva una sinistra affinità cono la mandragola? O della melanzana, ortaggio dall'etimo fin troppo chiaro ("mela insana") che deve la sua fortuna e sopravvivenza in cucina alla duttilità con la quale si lega a tanti altri ingredienti?

Nel Succu Suk di Fancello e Favata non potevano mancare nemmeno lo zafferano, spezia che sollecita l'appetito sessuale come poche altre, menta, basilico e prezzemolo. Una volta raccontato e musicato, il piatto è stato servito caldo e fumante ai commensali del festival, che lo hanno realmente degustato e apprezzato, dimostrando in modo inequivocabile il buon esito di un esperimento che ha saputo fondere la creatività della musica e la poesia del gusto.

Della quarta edizione del festival perfughese ormai archiviato si ricorderanno anche altri momenti particolarmente felici. Tra questi il concerto di un'ispiratissima Claudia Bombardella che, servendosi di un'impressionante gamma di strumenti, ha cantato e declamato in tante lingue (ebraico, sefardita, mongolo, persiano, armeno) la storia di un uccello migratore, ricavandone la metafora di una vita che si consacra tutta alla ricerca del sé.

Nel bilancio positivo del festival rientrano anche le mostre e i laboratori che hanno fatto registrare un alto numero di iscrizioni. Segno che quello di collocare Mille e un nuraghe a metà settembre è stata alla fine una scelta non solo coraggiosa.

 

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