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Risponde lunadivetro:
Come si fa a non capire il tuo dolore?
Il tuo "dono", come tu lo chiami, non è
venuto al mondo... Perché? Credi davvero che Dio abbia voluto punirti?
No, non è così.
E se invece Qualcuno, lassù, avesse
voluto evitarti un dolore maggiore? Come possiamo conoscere noi i misteri
della nostra esistenza?
Ti rifiuti di pregare, sognare,
sperare, insomma di vivere; e per il momento è normale, perché la tua ferita
è fresca. Ma proprio nella preghiera e con la preghiera riceviamo l'aiuto
per accettare i dolori più grandi e superarli.
Però dobbiamo anche capire una cosa.
Quando un bimbo nasce già morto, non c'è il tempo necessario perché
l'affetto metta radici profonde, nonostante i mesi della gravidanza. L'amore
concreto per il proprio figlio sboccia quando lui si attacca al seno, perché
è in quel momento che si sente davvero la maternità.
Non è tanto l'affetto negato, ad
opprimerci in queste situazioni. In realtà veniamo sommerse dal senso di
colpa, o di inadeguatezza, o ci sentiamo sfortunate e immeritevoli, o
temiamo di non essere capaci di generare...
Ora tu, invece di abbandonarti
all'appiattimento, invece di annullarti in tutte le sensazioni terribili che
provi, e che vanno incontrollate in ogni direzione, dovresti ricominciare a
pensare alla vita. Pensarci concretamente: progettarla, sognarla ancora. E
in questo modo potrai amare il bimbo non nato e quello che ti nascerà.
E' dura dirlo adesso, ma non è tutto
finito. Perciò pensa seriamente ad essere di nuovo madre. |