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Manuela
Benché le giornate per me siano sempre piene d'impegni,
di parole dette e ascoltate e di pensieri sempre in mutazione ed in
espansione, sto vivendo questo periodo della mia vita come se ogni cosa che
mi circonda e mi appartiene sia in uno stato di attesa... Tutto è in
movimento e al tempo stesso statico.
I rapporti con gli altri li vivo sempre come "già vissuti", come se tutto
fosse già accaduto ed anche ciò che non succede era inevitabile.
Cos'è che sto aspettando?
Forse me stessa, perché ho bisogno di raggiungermi in tutto questo fare?
Chissà?
Sto vivendo la compassione per il mio prossimo con particolare empatia ma al
tempo stesso sono sempre più insofferente verso i sentimenti superficiali,
ovvero, quelli che più si adattano alle forme sotto la luce.
Le forme, intese tutte le nostre espressioni del corpo, della nostra mente
ed anche delle nostre emozioni.
Sono un po' scocciata per il fatto di saper quasi prevedere cosa poi accadrà
nella banalità delle cose che rende tutto molto freddo e stereotipato.
E in tutta questa banalità noi sprechiamo il più bello di tutta la nostra
esistenza e della vita.
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