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Manuela
Opero professionalmente in un campo dove il rigore
scientifico deve calarsi sulla realtà umana, questo per intervenire con
competenza su alcune patologie che possono colpire bambini e adulti di ogni
fascia di età.
Proprio questa mattina, sommando i successi con gli
immancabili insuccessi (nessuno è Dio!) ho tratto questa conclusione che
vorrei condividere con voi tutti: "NON CI SONO REGOLE CHE POSSANO LIMITARE O
CONTENERE LA DIMENSIONE UMANA DI OGNUNO DI NOI NELLA SUA SOGGETTIVITA'!"
Spesso mi confronto con figure professionali come la
mia che sempre più spesso portano appresso come una bandiera i loro principi
e regole scientifiche per poter affrontare questo o tal'altro problema
sempre legato alle nostre competenze, ma poi vengo a sapere che diverse
persone valutate e poi seguite solo per il quadro clinico che rappresentano,
non hanno risolto i loro problemi perché appunto non sono state considerate
persone nella loro soggettività.
Se esprimessi queste mie riflessioni a coloro che
gestiscono in un certo qual modo la mia categoria professionale (i soliti
"capetti") verrei "scomunicata". Questo perché le stesse sedi universitarie
forgiano sempre più le nuove leve, tagliando le cime di coloro che vogliono
"vedere oltre", per livellare tutti alla stessa altezza; quindi, lo stesso
futuro professionista viene inquadrato solo per la sua formazione in atto
attraverso gli studi, non invece pure per le sue reali potenzialità che
potrebbero renderlo più creativo anche nella professione che intraprenderà.
Questo, sempre attingendo la propria sapienza dalla conoscenza maturata con
gli studi specifici, perché è anche giusto e logico che pure in queste
situazioni bisogna rigorosamente bandire l'improvvisazione.
Ma individualità e creatività, sono sinonimi di
libertà; elementi aborriti da coloro che vogliono CONTENERE E DELIMITARE CON
LA LORO SCIENTIFICITA', LA REALTA' UMANA DI OGNUNO DI NOI... e da ciò si
generano altre forme di solitudine: vissuta da chi vorrebbe lavorare potendo
esprimere anche la componente umana di sé e vissuta da chi vorrebbe che non
solo il suo quadro clinico ma soprattutto la sua stessa persona venisse
accolta.
VI ASSICURO CHE SEMPRE DI PIU' NON E' COSI'!
Sono curiosi i nuovi corsi post laurea per "IMPARARE LE
TECNICHE DI COMUNICAZIONE"; conosco chi si avvale di queste tecniche non
integrandole con la propria sensibilità e vera capacità di ascolto.
Vi assicuro che c'è più scambio umano fra la commessa
di un supermercato quando in maniera ripetitiva dice la somma del conto al
cliente!
Con rispetto parlando nei confronti delle commesse, tra
l'altro categoria che personalmente mi sta simpatica perché spesso
dimostrano maggiore capacità critica e analitica di coloro che si nascondono
dietro le lauree, i Master e quant'altro.
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