I SENSI DI COLPA MI HANNO ACCOMPAGNATA A LUNGO....
FORSE TROPPO.....
C'è un senso, più o meno comune, che ci rende
simili. Tutti noi da bambini siamo stati indottrinati sull'importanza di
essere bravi, buoni, perfetti. Non esserlo significava essere puniti, e
la paura più grande era quella di perdere l'affetto dei nostri genitori.
Per quanto riguarda la mia infanzia, un particolare ricordo era la paura
costante di perdere l'amore dei miei genitori, soprattutto non volevo
deluderli... perché loro erano il mio mondo.
Ricordo (come se fosse ora) il giorno che mia mamma
si è arrabbiata talmente tanto da non rivolgermi per giorni la parola...
taceva. Questo atteggiamento lacerava la mia anima a tal punto da
pensare... che forse avevo perso il suo affetto.
Penso che questo episodio abbia creato
un'associazione tipo l'essere cattivi = punizione e dolore, e l'essere
buoni = ricompense e piacere.
Essere buona era diventata per me una esigenza
irrinunciabile e da lì, la mia vita è stata tutta un conflitto, perché
in cuor mio sapevo che non ero così buona come gli altri si aspettavano.
Cosi sono stata costretta a nascondere questa verità, che nel tempo, si
è trasformata nel mio personale segreto di bimba; un vergognoso
segreto...... Ho costruito così un falso sé, un'immagine ideale che mi
ha protetto donandomi quello di cui avevo disperatamente bisogno, il
loro affetto. "Se sono buona mi ameranno" pensavo. Questo pensiero
infondeva in me sicurezza, felicità.
Nel crescere la consapevolezza di aver costruito un
falso sé svanì e al suo posto restarono i sensi di colpa, derivati dal
fatto di aver preteso di essere ciò che in verità non ero.
Oggi, dopo anni di ricerche ho compreso che... ciò
che avevo definito "cattivo" non erano nient'altro che emozioni, quelle
emozioni che oggi definisco naturali. Mi hanno insegnato a loro insaputa
a non essere vera, spontanea, genuina. E così sono cresciuta con questo
imprinting, "devo essere buona"... perché solo così sarò accettata dagli
altri.
Ecco come è nata la paura che mi ha fatto vivere
nel conflitto, tra ciò che sono veramente, e l'immagine ideale costruita
ad hoc per essere amata.
Quanto dolore nato da una interpretazione assurda e
contro natura!!
Ogni volta che non riuscivo ad essere "buona" ecco
che mi sentivo frustrata, e un profondo senso di non valere nulla si
impossessava costantemente di me.
In parte ero cosciente, ma a volte avrò agito a
livello inconscio, insomma per fuggire da questa sensazione di essere
una "fallita" ho trovato vari metodi, uno comune a molti è stato quello
di proiettare il mio fallimento sugli altri, incolpando loro di quello
che non andava in me.
Ma questo è stato...... Ho eliminato (o almeno cosi
credo) l'immagine ideale che ha generato tanta insicurezza, questo
circolo vizioso del controllo è stato visto e questa nuova vista mi ha
dato l'occasione di andare alle radici della grande illusione.
Tante volte mi sono chiesta: "Chi sono veramente
io?" ma per poterlo scoprire ho dovuto smantellare parecchie
sovrastrutture, entrare in me con il coraggio di un guerriero che ha
deciso di vincere la sua personale battaglia.
Oggi sono ciò che sono, mi accetto in toto, sono
esattamente il risultato dei miei pensieri, delle mie ansie, delle mie
vergogne di bimba. Oggi sono tutte le espressioni che ho potuto in me
riconoscere, e sarò tutte le altre espressioni che, se avrò ancora vita,
potrò incontrare.
Oggi sono come un fiume che va spontaneamente,
naturalmente, innocentemente, verso il suo MARE. Avete forse sentito un
fiume che progetta il suo percorso? Non credo: dato che è il terreno
sottostante che lo dirige. Lui, il fiume, semplicemente segue la
formazione del territorio che lo accoglie.
Oggi io sono quello che SENTO di essere, sia nel
bene, che nel meno bene...
Questa è la mia ritrovata LIBERTA', la mia
personale bellezza agli occhi sempre aperti del mio DIO.
Buona vita.... Namastè