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Andrea
Muzzeddu

NOTE SPARSE SULLA MOSTRA
"FRAMMENTI DI LUNA CALANTE"
LA
LOGICA
DEL
PENSIERO CONFUSO

1) CRONACA DI UN
APPUNTAMENTO CON L'ARTE
La mostra di
pittura, scultura e disegni "Frammenti di Luna Calante",
allestita da Tomaso e Maria Antonietta Pirrigheddu a Tempio
Pausania, nel bel locale dell'Ufficio Turistico, tra il 18
dicembre 2005 e il 2 gennaio 2006, si è chiusa con un bilancio
positivo sia per il numero dei visitatori, sia per le attività
culturali presentate come ulteriori sfaccettature dell'arte
(canto, poesia, teatro, musica, docu-fiction e dibattiti), sia
per la qualità dell'offerta pittorica, che nel loro caso, si
colloca tra il surrealismo onirico e l'impressionismo mistico.
Bene hanno fatto il Comune a patrocinare l'iniziativa, la
redazione della rivista Gemellæ a collaborare per la riuscita
dell'evento culturale, e gli amici artisti intervenuti, che
hanno allietato alcune serate con attività di supporto.
Fin qui fatto di cronaca riferito all'avvenimento. Ma
qual'è stata l'effettiva reazione del pubblico di fronte alla
presentazione di "quadri" che andavano oltre la semplice
riproduzione della realtà? La solita che si osserva in tutte
le mostre di pittura, verrebbe da dire subito: una equa
suddivisione tra interessati e indifferenti. A ben guardare
però questa risposta non è del tutto esatta perché nelle due
"fazioni" si notano diversi distinguo, come alcuni più
partecipi di altri, fra gli interessati, e altri più
distaccati, fra gli indifferenti. In mezzo a loro una
moltitudine di visitatori incuriositi e attratti, ma nello
stesso tempo impressionati o diffidenti di fronte a
figurazioni così trasformate in rapporto al soggetto
reale. Sarebbe interessante approfondire questo "aspetto
reattivo" del pubblico perché ricco di suggerimenti
comportamentali. L'impegno di questo aspetto richiede però un
altro tipo di analisi per cui rinviamo ad altre occasioni
l'approfondimento dell'aspetto psico/sociale manifestato dal
pubblico e andiamo a verificare con maggiore dettaglio in che
cosa consiste la logica del pensiero confuso (come
concettualmente rimandano queste note sparse sulla Mostra).
2) LA MOSTRA IN RETROSPETTIVA
Prima di
tutto chiediamoci che cosa significhi manifestare la propria
sensibilità artistica attraverso la pittura e,
successivamente, quali possano essere le ragioni che conducono
i visitatori a dividersi secondo lo schema prima
indicato.
a) Il linguaggio dell'immagine non è
come quello fonetico; esso comunica "rappresentando", quindi
per "rimando significativo" mediante la somiglianza tra figura
dipinta e realtà considerata. Non si avvale dei concetti, come
la parola (scritta o parlata), ma di simbologie di
riferimento, a volte coerenti col soggetto trattato, altre
volte invece come mezzo per dire altro sia sull'oggetto
rappresentato, sia su aspetti rivolti ad altri elementi,
avvalendosi della catena delle associazioni (mentali). Come
tutti i linguaggi va interpretato, anzi letto e compreso. Per
riuscire a decodificare l'immagine (tratto-
colore-composizione e via dicendo) bisogna avvalersi dei "tre
aspetti" che costituiscono il disegno e determinano il suo
codice espressivo. Questi tre aspetti del segno-immagine si
collocano, significativamente, su tre diversi livelli di
conoscenza, ed esattamente il livello "tecnico-estetico",
quello "creativo-compositivo", e per ultimo quello
"idealogico-trasfigurativo" [proprio così, idealogico, da idea
(pensiero), e non ideologico (concetto sociale), come
erroneamente supposto da molti]. È a questo terzo livello
che si riesce a cogliere il significato ultimo del "pensiero
dipinto". Non a caso questa forma di "figurazione del
pensiero" segue la logica dell'apparenza, costruita sulla
dispersione dei dati di riferimento; si avvale quindi della
"logica confusa", come razionalità consequenziale ma
strutturalmente corretta, come puro contenuto mentale. Se non
viene colta nella sua espressività a-temporale e
pseudo-concettuale si corre il rischio di non capire, o di
comprendere solo in parte l'idea che l'autore ha voluto
esprimere con quel dipinto. Se poi il pittore non ama
svelare ai più il suo pensiero, perché preferisce che siano in
pochi (gli eletti ?) a coglierlo, usa diverse strategie
proprio per confondere il "visitatore dei quadri"... E poco
importa chiedergli spiegazioni. Ciò che dirà sarà sempre
evasivo e comunque mai completo. Data la premessa, è facile
comprendere la ragione per cui per entrare dentro la "logica
del pensiero confuso" è necessario avvalersi degli elementi
ideativi presenti nell'immagine. Sono proprio questi elementi
ideativi che fanno assumere valore espressivo alle forme, ai
colori e alle figurazioni inserite in ciascun quadro. Solo se
si attraversa questo "filtro del pensiero", seguendo le
impressioni e le idee artistiche dell'autore del disegno, è
possibile davvero sperare di riuscire a cogliere e comprendere
il senso ultimo dell'esistenzialità del pittore (idee,
sentimenti, proposte...). A maggior ragione, una mostra di
pittura necessita di essere "letta". Essa, proprio per la
molteplicità delle opere esposte in contemporanea, necessita
di una chiave interpretativa diversa da quella applicata per
la visione di una sola pittura. Non è infatti sufficiente
osservare e commentare i dipinti come unità a sé. È necessario
collegare tra loro i lavori mediante l'esercizio della
comparazione idealogica, al fine di cogliere lo sviluppo
stesso dell'idea maturata, come ripetizione del concetto
assimilato (teso al superamento della valenza oggettuale) e
proiettato verso la conquista dei valori assoluti, come
riferimento universale del "pensiero razionale
trans-oggettivo". Va da sé, allora, che non dobbiamo
scoraggiarci di fronte alle barriere che il pittore frappone
tra se stesso (inteso come realizzazione del quadro esposto) e
il visitatore della mostra. Sappiamo già che queste barriere
sono state costruite sul piano artistico, ossia non sono
semplici riproduzioni della realtà ma interpretazione pura del
reale.
b)La "logica del pensiero confuso" non
viene utilizzata a causa dell'incapacità dell'artista a
rendere comprensibile il suo pensiero attraverso le tele
dipinte, ma perché avendo egli piena consapevolezza di mettere
a nudo la propria coscienza attraverso i dati forniti con le
sue figure, cerca di cautelarsi contro il pressappochismo
interpretativo delle persone superficiali o insensibili,
utilizzando schermi rappresentativi basati sull'ambiguità.
Così anche se per un verso accarezza i sentimenti dei
visitatori attenti e provoca delle reazioni negative negli
osservatori distratti, per l'altro impedisce agli uni e agli
altri di leggere i significati nascosti. In questo modo tutela
la coscienza e la sensibilità proprie. Solo per questo
accetta il "rischio" di non essere capito o di essere
"frainteso", celando il tutto con un breve cenno di sorriso
sulle labbra.
c) Il visitatore che identifica la
pittura con una sua percezione emotiva (negativa o positiva
che sia) si trova di fronte ad un bivio: o sceglie di far
proprio il dipinto, acquistandolo; o lo rifiuta adducendo
banali scuse. La realtà percettiva è ben diversa: - con
l'acquisto, il "visitatore della mostra" fa suo ciò che suo
non è, almeno come pensiero diretto, perché trova realizzato
sulla tela quanto lui ha supposto, ma non ha meditato
abbastanza per tradurlo in "segno concreto"; questo
atteggiamento conduce alla soddisfazione estetica di un
"pensiero accarezzato" e non alla effettiva comprensione del
"pensiero" dell'autore del dipinto col quale, sia pur a
livelli superficiali, s'illude di identificarsi; - con il
rifiuto del soggetto dipinto siamo all'estremo opposto, non è
infatti sufficiente motivare con una scusa la rinuncia al
dipinto, perché in realtà con questo atteggiamento non si
rifiuta il quadro ma il significato (nascosto) della sua
rappresentazione. È proprio la rappresentazione, secondo le
modalità scelte dall'autore, che inquieta il visitatore
facendogli assumere un atteggiamento di rifiuto. Ciò che
realmente rifiuta non è però tanto il dipinto come dipinto,
quanto il recupero della memoria di una situazione di
conflitto, percepito e mai compreso, cui il quadro fa
riferimento per associazione di idee, non certo per
identificazione. Ma questo basta ed è più che sufficiente per
indurlo a rinunciare al possesso del quadro, e con esso alla
compressione del messaggio trasmesso dal pittore.
IL PERCORSO SEMIOLOGICO
Ma allora l'arte
è inaccessibile a tutti? No! A patto però di procedere alla
sua analisi con la stessa cautela con cui ha proceduto
l'autore nel realizzare il disegno. Si tratta di trovare un
punto di contatto fra due diverse sensibilità. Un contatto di
sensazioni che trovano la loro armonia collocandosi oltre
l'oggetto pensato. Si tratta di superare la ripetitiva
banalità del quotidiano, di procedere col pensiero oltre le
pieghe dell'abitudine o della semplice percezione emotiva. In
breve, di mettersi nelle condizioni di cogliere il significato
della realtà al di là della manifestazione del reale e non di
fermarsi al banale rifiuto dell'opera e/o non accontentarsi
della semplice condivisione dell'immagine. Come già detto
prima, l'autore dell'immagine inserisce nel disegno anche il
suo pensiero; è ovvio quindi che nell'osservare il dipinto non
dobbiamo fermarci semplicemente al soggetto rappresentato, ma
cogliere anche il "modo" con cui lo ha rappresentato al fine
di comprendere (o almeno avvicinarci a capire) la ragione per
cui ha realizzato ciò che ha realizzato in quel modo e non in
un altro. È nel segno (dipinto o disegnato, scritto o
scolpito) che passa la comunicazione dell'artista. La sua è
sempre una comunicazione di tipo concettuale, anche quando si
avvale di semplici impressioni. Egli, di fatto, agisce per
intuizione (ed è il caso di Tomaso) e/o per deduzione (come
avviene per Maria Antonietta). Il problema della "lettura"
del contenuto nascosto si complica quando i quadri esposti
sono molteplici. In questo caso (come avviene in una mostra)
la traccia del pensiero deve essere individuata attraverso
"raggruppamenti significativi" dedotti dalla natura stessa dei
quadri esposti. Non si tratta di seguire la figurazione, bensì
il contenuto implicito. Per semplificare il tutto (perché di
fatto non è poi così semplice applicare la lettura
all'immagine) proviamo a fare alcuni esempi riferendoci ai due
protagonisti della Mostra presa in considerazione, tenendo
presente però che quest'analisi sul pensiero artistico si
limita agli aspetti più evidenti, e volutamente non entra nei
dettagli, sia per rispetto della privacy degli artisti, sia
perché ci vorrebbe ben altro spazio di quello concesso per un
semplice articolo come questo:
TOMASO
PIRRIGHEDDU, il suo discorso pittorico può essere
riassunto nel seguente modo: se osserviamo il mondo (il
Pensiero) con attenzione diversa dal solito (Tresta- gli Occhi
Moltiplicati) [Primo nucleo narrativo al primo
livello]
forse ci
rendiamo conto che l'uomo sta sempre più perdendo la propria
dimensione e si trova costretto a vivere in una situazione
disperata (la Medusa) e priva di spazio vitale
(Alienazione,Compressione, Testa Avvitata, Loculo) [Secondo
nucleo narrativo al primo livello].
Per rompere
questa spirale è necessario reagire, e la reazione passa anche
attraverso la provocazione visiva (di qui la scelta pittorica)
che aiuta la persona a scollarsi di dosso l'apatia sociale
nella quale si trova avvolta. Per riuscire nell'impresa però è
necessario recuperare la dimensione umana del tempo
(Legame) [Primo Perno Tematico].
Solo così è possibile
recuperare le proprie radici (Sognatore -Squarci) in perfetta
armonia con la natura umana (Orgasmo Sinfonico) [Primo
nucleo narrativo al secondo livello].
fino a restituire il volto disteso ad una umanità
ritrovata (Le Figlie della Medusa - nb. Non sono terrificanti
come la madre: il volto e i capelli hanno riacquistato la
forma e la morbidezza della reale natura umana) [Secondo
Perno Tematico].
A questo punto è
possibile tracciare una ipotesi plausibile sull'Idea centrale
contenuta nelle pitture di TOMASO: "Favorire il recupero
del senso profondo (e quindi nascosto) della rappresentazione
iconica della realtà. Vale a dire: quello che si vede
raffigurato nelle tele è l'essenza della "cosa reale"
interpretata con la "coscienza introspettiva"; una realtà
nascosta, non facilmente visibile a chi osserva l'ambiente
materiale e umano con occhi
distratti".
MARIA ANTONIETTA
PIRRIGHEDDU agisce invece sul versante degli opposti che
si attraggono (Sole-Luna - luce/ buio - vita/morte…) in un
continuo divenire secondo le leggi cosmiche dettate
dall'Essere Supremo - (Primo nucleo narrativo: il livello
del dualismo inferiore).
Per governare questo
continuo contrasto, anche se fisiologicamente percepito dai
sensi, l'uomo necessita dell'aiuto delle "essenze spirituali"
che si trovano nello spazio compreso tra il "Cielo" (inteso
come spiritualità pura) e la "Terra" (manifestazione oggettiva
della materia). Queste essenze hanno origine divina (Le
Silfidi) o umana (Le Fate) (Secondo nucleo narrativo: il
livello del dualismo
intermedio),
e sono loro che consentono all'Anima, presente in ogni
essere vivente, di recuperare nella forma religiosa o popolare
la dimensione che gli è propria, penetrando dentro l'essenza
stessa del Mistero concepito come Puro Spirito, che si colloca
all'interno della materia (Primo Perno Tematico e
individuazione del dualismo superiore).
Ma per riuscire nel suo
compito, l'uomo ha bisogno di una guida, che nei suoi aspetti
concreti (in quanto frutto della materia) racchiude in sé i
simboli del sacro (nella loro astratta e misterica
significazione); Questa guida è offerta dal Talismano, che
nella sua espressione esoterica include in sé tanto il senso
della cerimonia religiosa, quanto il compimento di un
sacrificio che si compie ogni volta che si svela il "mistero
del destino", celato nel Tetragramma che rappresenta l'essenza
stessa del "Finito nell'Infinito" (Secondo Perno Temanico e
punto d'arrivo della congiunzione degli
opposti).
A questo punto è
possibile individuare, sia pur entro certi limiti, l'Idea
centrale dell'espressione pittorica di MARIA
ANTONIETTA: "svelare il mistero (o l'ignoto) che si
nasconde nella concezione mistica della vita; ossia, imparare
a conoscere il destino segreto dell'esistenza, utilizzando la
chiave della divinazione, la sola capace di illuminare la
parte più oscura e remota presente in ogni essere vivente del
Creato".
CONCLUSIONE
Considerato che
Tomaso e Maria Antonietta sono fratello e sorella vale la pena
chiedersi se per caso, tra i due, non ci sia un filo
conduttore che unisce la loro arte. Se proviamo a sintetizzare
i singoli concetti espressi per ciascuno di loro, ci rendiamo
subito conto che in effetti c'è un pensiero comune, che
costituisce il "ponte artistico" che collega le due sponde del
"pensiero iconico". Con estrema sintesi possiamo azzardare di
dire che la loro "comunione pittorica" suggerisce quanto
segue: "Solo attraverso la pittura è possibile raccontare,
anche in modo traslato, ciò che non è possibile dire con le
"immagini reali". La pittura infatti, se intesa come
portatrice del linguaggio della coscienza, sempre in bilico
tra realtà e finzione, tra concretezza e astratto, tra umano e
divino [il Mago (che poi è anche Saggio)- il Talismano
(inteso come evoluzione superiore all'amuleto)], consente
di cogliere l'ultima essenza del significato della
vita".
La vera realtà quindi
è nella tela. Il resto è solo apparenza.
È possibile visionare le opere
di Tomaso Pirrigheddu collegandosi al sito www.tom-art.it
Le opere di Maria
Antonietta Pirrigheddu saranno visibili prossimamente
all'indirizzo web www.lunadivetro.it
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