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Marialuisa -
Pavia
Vediamo se ho capito: noi
saremmo i diretti discendenti di Dio? Noi avremmo acquisito il libero
arbitrio??? (mi sento così poco libera dentro di me, sempre alle prese con
il mio senso del dovere, la mia responsabilità nei confronti delle persone
che amo)
Avremmo in noi sia il bene che
il male (e di questo sono sempre stata cosciente). Riconosco, in questo,
quella lotta che sempre si manifesta nel mio animo. Io mi sento l'amica e la
più grande nemica di me stessa. Il mio "io" è sempre sotto il giudizio del
mio animo e sempre mi tratto molto duramente.
Mi spiega come mai, pur essendo
così fatta, quindi cercando sempre di non far soffrire nessuno con le mie
azioni, io non mi senta felice il più delle volte??? Forse perché in quella
lotta che menzionavo prima, perdo quasi sempre le mie ali????
Risponde lunadivetro:
No, noi non
siamo i discendenti di Dio. Noi siamo Dio, nel senso che Dio
(ovvero il Tutto) sperimenta se stesso attraverso di noi. Una goccia
di Dio è in noi. Quindi non si può parlare di discendenza.
Il libero
arbitrio appartiene a tutti gli uomini, e solo chi lo rifiuta non lo
possiede. Ma spesso gli uomini vi rinunciano, per dogma o per comodità.
Avere
responsabilità non significa soccombere agli obblighi, o essere quel che non
si è. E' già importante che lei abbia acquisito la consapevolezza di avere
poca libertà: ciò significa che sa che la libertà è ben altro.
Va bene
valutare il proprio operato, usando obiettività e discernimento; ma
trattarsi con durezza non produce niente di buono: è come vivere sotto
un'eterna punizione. E non è certo un buon metodo educativo quello di
punirsi continuamente. Lei lo adotterebbe con i suoi bambini? No, vero? E
allora perché lo fa con se sessa?
Se lei cerca di
non far soffrire il prossimo, la sua coscienza dovrebbe essere tranquilla...
Eppure non è così: perché fa soffrire la propria persona. Ecco il contrasto
che crea la sua infelicità.
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28.06.09
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