Appunto, dove va a finire
il concetto dell'onnipresenza divina, quando si dovrebbe andare in
qualche luogo prescelto per assistere le apparizioni della S.ma Vergine?
Perché queste apparizioni non avvengono in un reparto di oncologia
pediatrica non solo per miracolarizzare qualche povero bimbo moribondo,
oppure, per rincuorare qualche genitore perché così può comprendere in
quale mondo meraviglioso andrà la propria creatura?
In questi giorni sto pensando al nostro sistema nervoso centrale che si
"nutre" attraverso le esperienze che facciamo, per poi attivare le zone
corticali (il cervello); probabilmente, alcuni condizionamenti e pure
alcune suggestioni ci attivano sensorialmente in maniera particolare e
ciò forse spiega perché le preghiere di gruppo in alcuni contesti,
attivano quelle capacità cerebrali che nella normalità invece rimangono
inattive. Potessimo conoscere tutte le capacità del nostro cervello per
poi utilizzarle al massimo, forse, si riuscirebbe ad aprire alcune
"porte" per esprimere veramente la componente divina che c'è in ognuno
di noi. Il peccato è un elemento che la religione cattolica considera
come una barriera fra noi ed il divino; probabilmente, se non siamo in
grado di agire non solo per il bene ma bensì nel bene, ovvero,
sfruttando al massimo tutte le nostre capacità mentali (considerando per
esempio la cattiveria e la violenza come "prodotti" di capacità mentali
limitate) non possiamo far vivere pienamente il divino che c'è in noi.
Avrò espresso un sacco di cavolate, ma continuo a chiedermi come mai
tanti devoti, religiosamente parlando, umanamente hanno dei grossi
limiti perché non riescono a far vivere pienamente il divino in loro.
Forse la sede dell'Anima è il cervello?
Chissà?
Risponde lunadivetro:
Se la sede dell'anima fosse il
cervello, tanti "devoti" (come
tu li chiami) non avrebbero
questa difficoltà a collegarsi
con la parte migliore di se
stessi...
16.05.10
Ivana - Messina
E' esattamente quello che
anch'io penso fermamente. Non sarei riuscita ad esprimerlo con parole
più adatte! Nelle mie preghiere invoco prima di tutto il mio angelo,
rivolgendomi subito dopo a Dio! Non credo negli intermediari tra me e
Dio ma allo stesso tempo, a volte, proprio per quello che sosteneva
l'articolo, lo sento lontano! Invece è esattamente il contrario! Grazie!
07.01.10
Maria Luisa -
Pavia
Ecco che quanto avevo nella
mente già da tempo, si materializza nelle tue parole. Non sapevo dove
andare a cercare. Dentro di me c'è molta ribellione verso l'istituzione
Chiesa, verso ciò che ci impongono. Ma non credere sia per preconcetto
che lo dico, o per una forma incondizionata di ribellione a tutto quello
che viene imposto: non è assolutamente così. Tutto nasce dal fatto che
ogni volta che io ho posto domande ad uno di loro, tutte le volte alla
fine di una risposta contorta è sempre uscito il fatto che la fede
risolve tutto. E io credo che la fede ci sia indispensabile, ma che non
debba "coprire" tutti i nostri dubbi (ovviamente non avendo la cultura
necessaria e una buona conoscenza di termini linguistici adatti a farmi
dire la mia, finisce che "cedo" sempre).
Risponde lunadivetro:
Ma che cos'è la fede?
Avere fede
non significa credere a tutto ciò che ci viene imposto! Perché spesso le
imposizioni si fondano sulla convenienza.
Fede,
piuttosto, è credere - o meglio sapere - che c'è Qualcuno più in alto di
noi, Qualcuno a cui ci si può rivolgere anche per ricevere aiuto. Una
cosa completamente diversa dall'accettare tutte le strutture teologiche
e gerarchiche frutto dell'invenzione umana.
Riconoscere che
c'è un Dio implica il credere anche a ciò che lo circonda... ma tutto il
resto è solo un bla bla bla costruito per manipolarci e tenerci
in pugno. L'avere il coraggio di constatarlo e di rifletterci su
significa dunque riconquistare la propria libertà, una delle cose più
preziose che si posseggano. La libertà di pensiero è ciò che
caratterizza un uomo vero, e non a caso è proprio quel che maggiormente
viene impedito dalle istituzioni religiose e politiche.