Forse, alcune persone fanno
fatica a trovare la loro strada perché hanno paura della solitudine. Anche
per poche ore sono incapaci di restare sole ad ascoltarsi. Imparando ad
ascoltare il nostro sé interiore si capisce come ascoltare il prossimo e far
fluire quell'energia che t'infonde una chiarezza mentale che t'incammina
sulla tua strada.
Baby - Siena
04.11.11
.....Ecco, leggo con piacere
queste righe perché mi confortano nella sensazione di essere sulla strada
giusta per "trovarmi" nella mia strada.
Di lavoro ne ho fatto... e tanto altro ne ho da fare...
Di dubbi e giudizi su di me ne ho ancora molti, ma le parole che ho letto mi
spronano a continuare così che prima o poi troverò davvero i miei talenti...
o meglio riuscirò ad esserne consapevole vedendoli chiari davanti a me...
Per il momento mi limito a vivere quello che sento giusto vivere senza pormi
il problema di cosa è... vado secondo quanto NON è in contrasto con ciò che
sento... Al primo disagio mi fermo e prendo il coraggio di dire di NO... A
volte è faticoso, ma ci si può fare.... A volte prende lo scoraggiamento, ma
ci si può fare... Auguro a TUTTI compresa me stessa di poter arrivare a
trovare la VIA personale nella PIENA CONSAPEVOLEZZA di essere al proprio
posto per quello che siamo venuti a fare.....
Namaste - Alhoa - Espavo
Risponde lunadivetro:
E questo
significa aver già imboccato uno dei tanti sentieri che ti porteranno sulla
strada principale...
Simone - Pisa
23.08.11
Che dire, non ho parole per
descrivere la bellezza delle parole che ho letto in questo articolo, il
senso di serenità che ne trapelava e giungeva dritto al cuore...
Sono un ragazzo di 27 anni
(quasi 28) alla ricerca della "propria" strada. Totalmente infelice e
depresso, ho iniziato alcuni mesi fa un percorso di orientamento psicologico
per imparare ad ascoltare più me stesso. Sono sempre stato una persona molto
orgogliosa dei propri meriti e delle proprie capacità, che spesso mi hanno
portato addirittura a una posizione di "pretesa" o comunque superiore
rispetto agli altri. Tuttavia, sono rimasto "incastrato" nella maglia nera
delle scelte non giuste compiute nella vita. Ho preferito seguire altre
persone, rincorrere l'AMORE (...il bello e cantato amore dantesco!),
rinunciare ai miei sogni e alle mie amicizie importanti per una persona,
annientarmi completamente. E ho così intrapreso una strada (quella della
laurea specialistica all'università) che non sento proprio mia e della cui
scelta adesso mi pento.
Ho perso anni della mia vita,
devo dire la verità, prendendo delusioni da amici e altri ancora. E così
sono scaduto pian pianino nella depressione, sono rimasto intrappolato in un
vicolo cieco da cui non mi sembrava più di uscire. Eppure ho notevole
coscienza delle mie capacità... che però non riescono a "liberarsi" in
qualche modo. Sono qui, bloccate e soffocate dall'ambiente di casa di cui
sono circondato e che io considero un po' mediocre, gretto e meschino
(nonostante sia ricco di affetti a cui sono molto legato e che sono
estremamente importanti per me). Ho perso le mie coordinate e non so più che
cosa fare per ritrovarle, per "trovare la mia strada". Questo mi risulta
tanto più difficile in quanto non ho amici, tutti quelli che avevo li ho
sacrificati in nome del vero amore, con cui poi naturalmente è finita.
Che dire? Forse ho preso un
abbaglio. Anzi, sicuramente. Vorrei soltanto tornare indietro e rivedere le
mie scelte, cambierei sicuramente tutto. Il guaio è che, come giustamente si
legge nell'articolo, nessuno aiuta a trovare la propria strada! Essa è
qualcosa che soltanto noi stessi possiamo trovare. Da quando frequento la
psicologa mi sento un po' più sereno, ma ho sempre tanta confusione e nebbia
in testa riguardo al mio futuro... oltre che rimpianti chiaramente.
Il problema è che è difficile
anche restare aggrappati e seguire con istinto le proprie pulsioni, i propri
desideri e le spinte di autorealizzazione della propria persona che si
dovrebbero ascoltare, quando tutto ciò non sia in linea con un progetto di
vita REALISTICO e concreto. I sognatori, del resto, quale sono io stesso,
sono da tempo tagliati fuori dalla realtà. Sono destinati al fallimento -
ecco, spesso ho questa sensazione: essere un fallito, nonostante abbia una
laurea (quasi due), tutta una serie di esperienze nel mio ambito di studio
(tirocini, ecc. - che però non sono sicuro sia la mia strada giusta, anzi
sono mooolto scettico al riguardo) e anche una serie di esperienze (perlopiù
negative, AHIME') consolidate nel campo delle relazioni affettive e delle
storie d'amore (quello con la A maiuscola, non le piccole avventure). Non so
che cosa fare. In ogni caso, complimenti ancora per l'articolo, è scritto
benissimo e dà preziosi consigli di cui tutti noi dovremmo fare tesoro. Un
saluto
Risponde lunadivetro:
E' bello
lasciare tutto per seguire l'amore, ma annientarsi è un'altra cosa.
Annientarsi significa non essere più in grado di dare niente all'altro,
nemmeno l'amore stesso. Perché amare significa rendere partecipe l'altro
della totalità di se stessi; e inevitabilmente l'altro smetterà di amarci se
noi cambieremo fino a non somigliare neppure a ciò che eravamo. Senza
dimenticare che quando ci si annienta mancano gli interessi, che
costituiscono i tre quarti della nostra esistenza. Cosa resta di noi?
Trovare la
strada non significa realizzarsi in campo lavorativo, nel farsi una
posizione o cose del genere. Trovare la strada significa anzitutto
trovare se stessi. E' attraverso di te che percorri la tua strada: se tu sai
cosa sei, se trovi la determinazione a seguire i tuoi sogni, la strada
appare. Perché la strada sei tu!
E non è vero
che i sognatori siano destinati al fallimento. Al contrario, i sogni
rafforzano la volontà, perché ci spingono verso la realizzazione e la
comprensione e il ritrovamento di ciò che davvero siamo. E' qui che si
spiana la strada. E' chiaro che non potremo mai realizzarne se non una
piccolissima parte, ma se non avessimo sogni, e se non li coltivassimo, non
avremmo nemmeno alcuno scopo. Non potremmo né realizzare né essere. Invece
ciascuno, per volontà e per sogno, è. Se calpesta volontà e
sogni, smette di essere.
Sai cosa puoi
fare? Prova ad andare una sera in discoteca, una di quelle proprio da
sballo, e guardati attorno. Lì davvero vedrai cosa è il fallimento. Non per
la discoteca in sé, che è un buon posto per passare una sera spensierata, ma
per i tanti che vi si trascinano senza potersi nemmeno divertire. E'
osservando queste cose che ti darai una scossa, che capirai cosa non sei e
cosa non vuoi essere.
Spesso i nostri
occhi vedono solo ciò che vogliamo vedere. Ma se li usiamo con l'intento di
vedere davvero, cambiano molte cose. Consapevoli che a ventotto anni non si
può essere dei falliti: si è appena all'inizio.
Lucia - Lago d'Iseo
14.08.10
Che dire... semplicemente
illuminante e profondo... poche e brevi righe che arrivano all'essenza, al
cuore del problema: capire chi siamo... bellissimo anche se a volte diventa
per me spaventoso... quante volte mi sono seduta davanti al mio specchio per
capire chi sono, ma... ho paura di riconoscere me stessa fino in fondo,
perché nel mio profondo sento di essere chiamata a "qualcosa di grande"...
allora si accampano le scuse della confusione, dello smarrimento, ci si
vuole autoconvincere che tutti gli altri sono giusti e che solo tu sei
sbagliata, perché vai contro corrente, credendo ai tuoi valori, ma la
realtà è un'altra... la verità è che si ha paura a riconoscere i propri
tanti talenti, perché questi chiedono responsabilità... allora si fugge...
si scappa... poi ci si butta in progetti che all'inizio ci fanno battere il
cuore, ma che con l'andare del tempo, appena ci si accorge che i propri
talenti vengono calpestati e sepolti, ci si ribella e, nonostante le
lacrime, si decide di fuggire nuovamente via... via lontano da posti che ci
rendono infelici verso mete lontane... è questa altalena della vita che
diventa pesante... questo continuo volere e rifiutare i propri talenti...
questo continuo fuggire da se stessi.... va bene, questa sera mi rimetterò
davanti al mio amato-odiato specchio e proverò a parlare a Lucia...
Ed infine, semplicemente grazie
e che Dio ti benedica sempre
Trovalaluce - Biella
12.07.11
...Leggo
e mi emoziono... ma dopo poco, sto di nuovo male!! Sono contenta di quello
che ho a livello familiare... delle amicizie... ma non di ciò che sono!!!
Temo davvero di non essermi completata come persona, forse il lutto di un
genitore... forse la mancanza di intraprendenza ...forse.....!! Ma che
senso ha vivere così?? Il tempo vola e io non riesco a costruire né a creder
in nulla... non mi sento la protagonista, mi vedo solo come un'adulta
mai cresciuta! Devo accontentarmi, ma così non riesco ad apprezzarmi. Cerco
di fare tutto al meglio... senza pensarci... ma la sensazione non cambia
mai!! Desidero SOLO essere soddisfatta di me... invece ho solo questa
visione di me piccola, fragile, che ha vissuto lasciandosi trasportare dagli
eventi... senza caparbietà né idee proprie!! Chiedo scusa, davvero si sta
male così!!
Risponde lunadivetro:
Ecco che siamo
arrivati al cuore del tuo problema, che sta dentro di te e non al di fuori.
Io non posso
stabilire le cause di ciò che senti, poiché all'origine ci può essere un
qualcosa di sbagliato o di traumatico vissuto nell'infanzia, e solo tu puoi
arrivarci, ripercorrendo a ritroso la tua vita. Ma neanche questo è facile.
Però una cosa è certa: che tu manchi di coraggio. Il coraggio di metterti
davanti a uno specchio, guardarti fissa negli occhi e domandarti CHI SEI.
In fondo quante
persone sono assolutamente contente di stesse? Ben poche. Le persone normali
non sono mai del tutto soddisfatte di sé. E tu, che hai la pretesa di
giudicarti, su che cosa fondi il tuo disappunto? In base a che cosa pensi di
essere una persona da poco?
In realtà ti
rendi persona "da poco" perché non hai ancora avuto il coraggio di proporti:
alla società umana, alla vita, ma soprattutto a te stessa. Proporti
significa mostrare chi sei, mettere a disposizione le buone qualità che hai
(perché le hai, non puoi negarlo!), i buoni principi che ti muovono...
Significa lasciarti valutare dagli altri anziché pretendere di farlo tu.
Perché spesso gli altri sono più capaci di giudicarci di quanto lo siamo
noi. E sai perché? Perché non sono vittime delle nostre stesse paranoie.
Se tu hai
tutto, significa anche che in un modo o nell'altro te lo sei guadagnato o
meritato. Solo questo dovrebbe farti riflettere sul tuo valore umano. Prova
a impegnarti appena di più a dare agli altri ciò che umanamente possiedi...
Forse il tuo guaio maggiore sta nel fatto che tieni lo sguardo troppo fisso
su di te.
Trovalaluce - Biella
21.06.11
Vorrei tanto una mano....
...una risposta...
Sono anni ormai che sono così. Con momenti di down veramente difficili da
gestire. Sto piangendo spesso e sento sempre più il peso della quotidianità.
Vorrei dormire sempre e a volte desidero di non svegliarmi più.
Ho 35 anni e non vedo futuro.
La mia vita dall'esterno appare perfetta una presenza piacevole, lavoro
full time - tempo indeterminato - semplice impiegata con stipendio
minimo - un compagno - mia famiglia che mi vuole bene. Insomma tutti i
tasselli sono perfettamente in linea. Nessuno sospetta la mia angoscia.
Il primo punto che vorrei affrontare è la questione lavoro:
Faccio un lavoro che non mi piace, un lavoro d'ufficio che mi opprime e
genera ansia. Il solo pensiero di svegliarmi il mattino e venire qui a non
fare praticamente nulla che senta mio, mi fa stare malissimo e da fare ce ne
sarebbe ma non riesco a concentrarmi e a farmi piacere quello che dovrei
fare.
Quando era il momento (a causa della mia poca voglia di studiare) nessuno mi
ha aiutata ad intuire le predisposizioni spronandomi a seguire la mia
strada, con l'idea di farmi del bene mi hanno incasellata in questa via che
ho scelto passivamente e mi ritrovo a 35 anni con un futuro spianato, un
lavoro sì ma senza essere felice e senza trovare la mia dimensione. Il
peggio è che non so verso cosa orientarmi e non so decidere cosa potrebbe
piacermi di più tra le mille idee che quotidianamente fanno capolino.
Mi sembra di sputare nel piatto dove mangio, vado tantissimi ragazzi e
ragazze che vengono qui portando curriculum che si farebbero tagliare un
braccio per avere quello che ho io.
Questo confronto con l'esterno mi fa tornare sui miei passi e abbassare le
aspettative. Intanto i giorni scorrono e il tempo passa e alterno momenti di
gioia in quello che faccio trovando anche delle soddisfazioni a periodi
interminabili di apatia.
Dal confronto con gli altri esco sempre sconfitta:
Il mio compagno è laureato e ama ciò che fa, ha un'attività sua e lavora
ogni giorno con passione per raggiungere dei risultati stupendi e che si
merita!! Sento un senso di inferiorità nei suoi confronti, uno perché non
sono laureata e in secondo luogo perché mi rendo conto che mi manca un mio
sapere... un mio fare qualcosa bene, specializzarmi in qualcosa.
Mi manca l'esperienza dell'università, quella cultura e apertura mentale...
tutte cose a cui ho rinunciato senza sapere perché e mi sono convinta per
molto tempo di non averne bisogno e che fosse un futile vezzo.
Una perdita di tempo...
La frustrazione si fa ogni giorno più intensa e si riflette nella mia vita
privata con lui.
Ogni due o tre giorni ho reazioni isteriche senza un motivo, mi offendo per
nulla, gelosie ingiustificate con discussioni vanno avanti anche giorni
interi.
Lui cerca in tutti i modi di non discutere e la sua indifferenza mi fa
arrabbiare ancora di più, non gli lascio spazio, lo offendo, metto in dubbio
la relazione per poi improvvisamente cambiare umore e pentirmi di tutte le
cattiverie dette, ho sensi di colpa enormi che mi abbattono ancora di più.
Ogni volta che va a fare convegni o master mi lascia un vuoto incolmabile
dentro perché non ho una vita mia.
Perché non trovo nulla che mi dia quel piacere, quella passione??
Io non so come uscire dall'empasse sono sempre più abbattuta, demotivata,
angosciata, piango spesso e la mattina non vorrei alzarmi, vorrei restare a
dormire tutto il giorno.
Come uscirne? (già fatto analisi, shiatsu...ecc)
Risponde lunadivetro:
Cara amica, tu
vorresti dormire tutto il giorno… ma sei già sempre addormentata! Non ti sei
mai svegliata! Però il tuo è un sonno senza sogni. Non sei mai stata capace
di sognare la tua esistenza, la bellezza del vivere, le gioie della vita.
E’ questo,
spesso, il grande problema di chi ha avuto tutto: non riesce a desiderare
niente. Tu hai davvero tutto, e lo sai. Tanto per cominciare hai una cosa
che tanti sognano nel vero senso della parola: un lavoro, ovvero ciò che
rende indipendenti. E’ vero che non ti piace, ma coi tempi che corrono
sarebbe davvero sciocco lasciarlo per non trovarne altri. A quasi nessuno
piace il proprio lavoro, dobbiamo ammetterlo. Eppure andiamo a lavorare
tutti i giorni… senza entusiasmo, sì, ma senza nemmeno entrare in
depressione per questo. Il lavoro è ciò che ci consente di essere liberi e
di poterci permettere quelle soddisfazioni (un hobby, un viaggio e così via)
che rendono intensa e ricca la vita. Non si ama il lavoro per ciò che è, ma
per quello che ti permette di avere e di fare.
Sei circondata
di affetti… sei sana… possiedi ciò che tutti cercano e spesso non hanno. Mi
parli dello studio. Ma pensi davvero che tutti abbiano potuto frequentare
l’università? Chiedilo a me. D'altronde, se tutti fossimo laureati, chi
costruirebbe le nostre case? Chi ci darebbe da mangiare?
E poi, come fai
ad essere sicura che l’esperienza dell’università sarebbe stata davvero
utile per te? E se fosse una cosa che ti sei negata perché sentivi che ti
avrebbe precluso altre strade? Ma se proprio senti un vuoto culturale…
studia! Chi te lo impedisce? Ti servirebbe anche per vincere la noia e
l’apatia.
In realtà i
problemi che descrivi non sono i tuoi veri problemi. E’ ben altro ciò che ti
manca. A te manca il collegamento tra il tuo cuore, la tua mente e la tua
coscienza. E’ questa la strada che non hai mai trovato. La capacità di
renderti conto di ciò che sei, di ciò che vali, di quello che sai e che
potresti sapere se solo lo volessi. Ti manca il desiderio di sviluppare i
tuoi veri doni e le tue reali capacità.
Anziché
desiderare di dormire, datti una bella scossa e guarda in faccia la vita.
Renditi conto di che cosa significa vivere, guardati attorno e vedi quanta
gente non ce la fa perché non ne ha i mezzi. Certo, dire queste cose è
scontato… ma tu li hai mai fatti sul serio questi paragoni?
Non sono le
cose a doverti venire incontro: sei tu a dover andare incontro alle cose. Ma
per farlo devi svegliarti, devi “lavorare”. Nessuno verrà a darti ciò che
vuoi: te lo devi guadagnare tu.
E – cosa
importante - non tirare troppo la corda coi tuoi cari: anche il tuo paziente
compagno potrebbe stancarsi di avere accanto una persona addormentata e
volontariamente inutile. Guardati attorno, comincia sul serio a fare
qualcosa. Comincia ad eliminare tutte le false depressioni sulle quali
galleggi.
Hai
intelligenza e capacità d’analisi. Nascondendoti dietro il desiderio di
dormire stai soltanto fuggendo, non solo da regole e responsabilità, ma
anche dalle gioie dell’esistenza. Decidi tu se ti conviene buttare via i
tuoi privilegi o imparare a scoprire tutte quelle piccole vie che percorrono
il tuo essere, e che ti condurrebbero alla realizzazione e alla voglia di
vivere. Perché la vera realizzazione non consiste nel trovare un lavoro che
piaccia, ma nel trovare la pace e la serenità in se stessi. Ovvero quel filo
conduttore che ci fa essere realisti.
Azzurra
16.06.11
In questo tardo pomeriggio
d'inizio estate ho quasi 29 anni. Invece di essere spinta verso la mia
carriera e la mia vita, sono tornata in una città di provincia dopo aver
rifiutato un anno fa la proposta di una carriera, per motivazioni che non ho
ancora chiare e mi sento abbastanza fallita, o forse libera. In ogni caso
smarrita, e confusa. Ho paura di non usare al meglio i miei talenti (quali
sono?), università scelta forse sottovalutando la cosa, una mancata carriera
nella pubblicità e un viaggio in Africa mi ha lasciato degli strascichi di
desideri come quello di intraprendere alla mia età l'università (se si
supera il test di ammissione) per curare gli altri. Medicina. Un nuovo
miraggio o la vocazione che è arrivata. Mi sento spersa come una bambina. Ho
trovato questa pagina digitando su Google "Come trovare la propria strada?"
mi affanno da almeno 4 anni dietro a questa esigenza che sento, lavorare
nell'azienda di famiglia, fare la giornalista squattrinata, la carriera a
Milano, e poi aiutare gli altri la cosa che mi rende più felice. L'unica
cosa per cui vale la pena vivere, il bene. In questo caos, nessuno mi aveva
detto che la strada non si deve trovare, perché la mia strada sono io. A
questo punto credo di dovermi scoprire. Come non lo so. Ormai ho perso la
fiducia, troppi facili entusiasmi e strade intraprese e poi lasciate a metà,
mi sento inconcludente e misera, ma mi piaccio ancora e mi voglio ancora
bene e provo ancora ad ascoltarmi e a capire perché in questi ultimi anni non
ci sono riuscita.
Volevo dirti grazie.
Risponde lunadivetro:
Tu
sei ancora giovanissima, e alla tua età bisognerebbe evitare di
riempirsi la vita di "se" e di "ma". Sei giustamente animata dal desiderio
di aiutare il prossimo. Ma non si può aiutare il prossimo se prima non si
aiuta se stessi... Se non hai un euro in tasca, non puoi regalare cinquanta
centesimi a qualcun altro. Se nulla hai, nulla puoi dare. Perciò non
affannarti a cercare ciò che è "meglio" per te, perché la tua strada
esiste già. Imparerai volta per volta a scegliere tra le tante possibilità
che hai.
Se hai
rifiutato una carriera, il motivo è sicuramente ottimo - anche se non lo
conosci a livello cosciente. E il fatto stesso che tu ti sia resa conto di
volerti bene e di apprezzarti è sintomo di intelligenza. Proprio questa tua
intelligenza ti porterà prima o poi a capire quali sono le scelte che ti
consentiranno la tua vera realizzazione. Che non consiste necessariamente
nel lavoro giusto, ma nella possibilità di mettere a frutto i tuoi talenti.
Già, ti chiedi
quali sono... Questo è il tempo in cui dovresti goderti un pochino
l'esistenza vivendo più spensieratamente; e proprio questa leggerezza ti
permetterà di scoprirli.
Elishebamagic - Torino
28.04.11
In questo articolo, molte
verità, scritte con il cuore, complimenti! Nei tuoi scritti: oltre al cuore
vi trovo il dono raro della conoscenza espressa con semplicità, anch'io come
molti mi pongo tante domande e... non sempre trovo le risposte, certo oggi
sento essere difficile il guardarsi dentro con onestà, siamo cambiati, ci
siamo scissi dal tuttuno e sommersi dal materiale come siamo non ci è facile
capire quale compito dobbiamo assolvere o capire la strada da seguire, per
quanto mi riguarda credevo di averlo capito circa 25 anni fa (ora ne ho 60)
ero in contatto con energie invisibili eppure presenti che mi aiutavano a
conoscere me stessa e anche gli altri, questo mi permetteva di essere
d'aiuto per loro e me! Poi...... mi sono smarrita e ancora oggi sono alla
ricerca di risposte che mi aiutino a comprendere il perché dell'oblio in
cui vivo. Un abbraccio di luce pace e amore
Elisabetta
(ps. più che un commento
questo... è bisogno di essere ascoltata e capita! Vorrei tanto ritrovarmi!
Scusami se sono entrata nel personale, ma... il tuo scritto ha risvegliato
nostalgie assopite.)
Risponde lunadivetro:
Ripensare a 25
anni fa, quando avevi certi "contatti", dovrebbe essere uno stimolo per
riprendere in mano i pezzi della tua vita. Oggi ti sarebbe più facile,
perché hai alle spalle un'esperienza valida.
Spesso perdiamo
delle attitudini perché non le coltiviamo, o perché nei normali momenti di
stasi, presi da altro, ce ne allontaniamo. Poi ritrovarle è difficile, a
meno che non ci sia la convinzione e la consapevolezza che certe cose non
sono mai davvero perse, se noi non vogliamo perderle e se ci manteniamo
degni.
Da quanto
scrivi è chiaro che la tua sensibilità e bontà si sono mantenute intatte...
Perciò abbi un pochino più di fiducia in te stessa e di determinazione!
Lostinside
04.01.11
E' molto bello il tuo articolo.
Io mi ritrovo tantissimo in quello che dici tutto ciò che dici è vero anche
se ti assicuro che è difficilissimo metterlo in pratica. Vieni sopraffatto
dal dubbio, incertezza, e resti quasi intrappolato non hai via d'uscita non
sai qual è la cosa giusta da fare. A 26 anni dopo molteplici esperienze di
studi e di lavoro ora mi trovo a non sapere più cosa voglio fare.
Vicissitudini diverse mi hanno fatto perdere lavoro, fiducia in tutto ciò
che mi ero costruita che volevo costruire e che credevo volessi. Ma
all'improvviso tutto è cambiato e ora non so davvero uscire da questo senso
di smarrimento.
Risponde lunadivetro:
Quando siamo
sopraffatti dalla confusione e dal senso di smarrimento, c'è una sola cosa
da fare: sedersi, rilassarsi e riflettere. Immergersi nella calma e
riflettere. Cominciare a pensare, anzitutto, a come si sia arrivati ad una
simile condizione: perché ti ritrovi a questo stadio, è evidente che le
"strade" che hai tentato di percorrere finora non erano strade ma vicoletti
senza uscita. In secondo luogo è necessario riflettere su ciò che il tuo
essere più vero e profondo, quello più sottile e forse più nascosto,
vorrebbe veramente fare.
Qui non si
tratta di trovare un lavoro: stiamo parlando di una cosa diversa. Ciò che
crediamo di voler fare spesso coincide con ciò che la nostra personalità
vorrebbe a tutti i costi, quei progetti che il nostro "io costruito"
immagina e vorrebbe realizzare a discapito delle aspirazioni più alte;
coincide con quelle idee che la nostra mente partorisce quando ci affidiamo
all'impulsività o ad altre emozioni e modi di essere passeggeri - e allora
crediamo di volere, come ammetti tu stessa.
Per trovare la
nostra vera strada, invece, è necessario cominciare ad incamminarsi, a
piedi, contemplando e osservando con interesse vivo ogni sassolino e ogni
piantina e ogni creatura che si incontra: ovvero valutare le situazioni, le
occasioni, le vicissitudini nostre e altrui. Valutarle mettendole in
relazione con ciò che sentono il cuore e la coscienza; trovando il coraggio
di abbracciare ciò che la nostra vita ci presenta, imparando a valutare,
scegliere e quindi eliminare. Eliminare ciò che non fa per noi.
La "strada" è
tappezzata di innumerevoli cose, compresi i pensieri nostri e altrui.
Trovarla significa trovare la propria concretezza, imparare la tenacia,
acquisire la volontà di essere, prima che di fare.
Solo dopo aver
scoperto in te queste caratteristiche potrai davvero "fare", perché ti
troverai tra le mani la materia giusta da plasmare. Prima scopri e rafforza
te stessa, nei tuoi punti cardinali (cuore, mente, coscienza, inconscio);
poi sarai in grado di sapere cosa vuoi e quindi come agire.
Antares
16.11.10
Sì mi è piaciuto, mi fa
riflettere, però la cosa difficile per me è capire come sentire il mio
istinto e quello che voglio io... a volte vado da alcune persone che
vogliono consigliarmi... ma succede che sto peggio di come stavo prima...
non so magari parlo di una mia passione... però non viene condivisa e sembra
che la gioia che ho provata fosse illusione però c'era.
Risponde lunadivetro:
Come puoi
sentire un istinto a cui permetti di vacillare? Un istinto in cui non hai
fiducia, a cui non dai peso né retta? E' per questo motivo che vai a
chiedere consiglio agli altri, i quali però non possono certo avere il tuo
istinto! Tutti crediamo di essere bravi a consigliare, ma siamo forse in
grado di conoscere le emozioni e le passioni altrui? Non conosciamo la vera
essenza di chi ci sta di fronte, eppure siamo sempre pronti a dispensare
suggerimenti di ogni genere. Il risultato? Mettere in difficoltà il
prossimo, che vacilla ancor più di prima perché non sa più chi è. E'
normale, visto che chi pretende di indicarci la strada non può fare altro
che trasmetterci le sue idee, le sue passioni, le sue opinioni e così,
inevitabilmente, portarci all'errore.
L'errore
maggiore però lo commetti tu, perché non riesci a fidarti dell'istinto che,
sebbene tenuto nascosto, in realtà possiedi. Non riesci a capire che puoi
essere padrone di te stesso. Non riesci a credere in te più di quanto creda
negli altri. Lo dimostra il fatto che una gioia che senti viene demolita
dalle parole di altri, che per forza di cose sono incapaci di sentire nel
tuo stesso modo.
Sono proprio
questi sentieri contorti, che non ci appartengono, a farci sbagliare strada;
e questo è ciò che maggiormente devi curare. Invece di andare a parlare con
altri, parla anzitutto con te stesso e ascolta attentamente il dialogo che
scaturisce quando intervengono il tuo cuore e la tua coscienza.
Ciascuno di noi
possiede una libertà impagabile: quella di essere se stesso, di conoscere
chi è e di gestire la propria vita. Non per questo dobbiamo rinunciare ad
ascoltare le parole altrui; ma è necessario imparare a valutarle, per vedere
se sono da tenere in considerazione oppure da buttare via. Ma questo si può
fare solo quando si comincia ad essere consapevoli di se stessi e ad
apprezzare la propria capacità di ragione.
Elynin - Tezze sul Brenta
16.11.10
Ciao, sono una ragazzina di 15
anni. Stavo cercando dei consigli su come trovare la mia strada. Tu , nel
tuo articolo, hai detto che ognuno ha dei doni, dei talenti, ma come
si fa a scoprirli? Io frequento il liceo scientifico, perché non so cosa
voglio fare da grande. Ma tutti attorno a me me lo chiedono e io non so che
rispondere. Non riesco a trovare un sogno da realizzare, uno scopo di vita.
Cosa posso fare????
Risponde lunadivetro:
E' normale,
alla tua età, farsi certe domande e avere questi dubbi. Ma non si può
pretendere di sapere già a 15 anni cosa si vuole fare nella vita. I sogni
vanno coltivati, perché si trasformino in possibilità di realizzazione.
Ti chiedi
perché non riesci a scoprire i tuoi talenti, e quindi a trovare la tua
strada. Ma questo tuo desiderio di scoperta è già un grande talento!
Per
capire davvero i doni ricevuti è necessario chiederci chi siamo, cosa
vogliamo e cosa ci detta la coscienza. Spesso usiamo questi doni senza
nemmeno saperlo...
Sicuramente
conoscere quelli portati dai nostri angeli di nascita può esserci di aiuto.
Ti scrivo in privato per dirti quali sono i nomi dei tuoi. Sarà tuo compito
rifletterci su e, se lo vorrai, proseguire questa conversazione.
Marilena - Santo Stefano Belbo
11.10.10
Ringrazio per la risposta. Hai
centrato il problema. Effettivamente è così, è un sogno confuso ed
inseguirlo potrebbe compromettere la stabilità che ora ho. Spesso questa
sensazione di incompletezza mi viene dagli altri, che mi dicono che, dato
che facevo poca fatica a studiare, avrei potuto fare qualunque cosa nella
vita.
Ma io ho sempre fatto di testa mia, ed ho sempre pensato che la felicità non
fosse diventare medico o avvocato, ma stesse nelle cose semplici. Pertanto
ho sempre privilegiato un lavoro magari più semplice, come dipendente anche
part-time, ma che mi desse il tempo di vivere delle piccole cose, piuttosto
che una carriera che mi avrebbe portato lontano (fisicamente o anche solo
emotivamente) da mio marito, che ho conosciuto quando eravamo molto giovani.
Spesso capita che carriera e amore siano inconciliabili.
L'unica cosa che mi lascia un po' confusa è che mi ero iscritta a matematica
per insegnare questa materia nelle scuole. Crescendo a questo desiderio si è
contrapposta una paura di incontrarmi e scontrarmi con le generazioni di
oggi che sono sempre più difficili da trattare. Ed ho abbandonato il
progetto decidendo di intraprendere lavori "di ufficio".
La mia domanda che mi tormenta ora è: la mia scelta è stata sensata o si è
trattato solo di un ripiego per non affrontare delle paure molto forti? Sono
incostante nel perseguire gli obbiettivi come dicono tutti di me o sono solo
una persona che crescendo cambia i suoi progetti? Ogni tanto è questa la
domanda che mi pongo, ma solo ogni tanto perché spesso, come dici tu, mi
dico che se sono felice così è inutile porsi tanti problemi e rischiare di
compromettere un equilibrio finalmente raggiunto.
Forse il mio problema principale è solo l'insicurezza. Sembro forte e
testarda ma in realtà mi faccio influenzare molto dal parere degli altri
che, magari, non mi conoscono abbastanza bene.
p.s. Ancora grazie per il tempo
che mi hai dedicato!:-)
Risponde lunadivetro:
Evviva i
progetti che cambiano!
Perché
convincersi di essere incostanti se ci permettiamo di cambiare le nostre
idee o di intravedere cose nuove che vorremmo fare? Tra l'altro nel tuo caso
non si tratta di progetti veri e propri, di forti tendenze accompagnate da
determinazione, ma solo di idee...
Gli altri non
sapranno mai ciò di cui davvero abbiamo bisogno. Ciascuno è diverso, e non
possiamo giudicare l'altro basandoci sulle nostre personali necessità e
attitudini. Facile dire "tu potevi fare tutto"... Ma dire "tutto" equivale a
dire "niente"! Perché in quel "tutto" è implicita una indecisione totale.
Chi vuole tutto non vuole nulla di preciso.
Come si può
pensare di fare seriamente l'insegnante se si teme l'evoluzione delle nuove
generazioni? Un timore comprensibile, e non tutti siamo obbligati a vincerlo
o ad esserne immuni. Anche se è vero che il cambiamento e l'evoluzione sono
fondamenti della nostra stessa vita, e non solo di quella delle nuove
generazioni, per cui sarebbe necessario affrontare questo discorso anzitutto
a livello personale. Ma certo non possiamo dire di essere tagliati per
l'insegnamento scolastico se noi per primi ci troviamo a dover convivere con
questa paura.
A parte questo
sono tante le domande da affrontare. Ad esempio sei sicura che, nonostante
la tua propensione per la matematica, tu abbia la stoffa per insegnarla? E
come te la caveresti ora se ti trovassi ad essere una insicurissima
precaria? Pensi che il tuo benessere non ne risentirebbe? O lotteresti per
cercare di mantenere il tuo posto di lavoro trascurando magari la famiglia e
andando incontro a frustrazioni e insoddisfazione?
Sì, forse il
tuo problema di fondo è davvero l'insicurezza; ma si tratta di
un'insicurezza che tu stessa ti crei nel momento in cui permetti agli altri
di dirti cosa dovresti o avresti dovuto fare. Un'insicurezza che forse va a
braccetto con un po' di noia... e la noia è il terreno di coltura di molti
inutili dubbi. La vera realizzazione, quando si vivono condizioni di
serenità familiare, si trova valorizzando il ruolo che già si ricopre:
quello di madre, di moglie, ma soprattutto di donna che vive in mezzo agli
altri indipendentemente da un incarico professionale. La realizzazione, nel
tuo caso, sta nella capacità di vedere i movimenti dell'esistenza delle
persone che ti stanno accanto (non solo in famiglia), di studiarne le
condizioni, di capirne le necessità cercando i modi più adatti per elevare
il loro tenore di vita, non solo dal punto di vista materiale ma soprattutto
dal punto di vista umano. Sapendo che insieme al loro benessere crescerà
anche il tuo. E questo sarà il modo in cui renderai innocui i suggerimenti
altrui, perché scoprirai il valore della tua libertà.
Marilena - Santo Stefano Belbo
11.10.10
Ho letto l'articolo, molto
bello! Mi ritrovo in questo.
Nell'adolescenza ho fatto il liceo scientifico, al termine del quale non
sapevo che professione avrei voluto fare. Nel frattempo conobbi mio marito,
e l'aspettativa più grande che avessi allora era sposarmi e crearmi
un'indipendenza. Cominciai la laurea in medicina ma andai subito in crisi
perché sentivo giorno dopo giorno di non essere fatta per quell'ambente e
per quel lavoro, di essere fuori posto. Dopo una lunga riflessione cambiai
facoltà e mi iscrissi a Matematica. Nonostante fosse la scelta giusta la
necessità dell'indipendenza prevalse e terminata la laurea breve mi sposai
ed andai via di casa. Ora sono felice con mio marito ma sento di non essermi
realizzata del tutto, mi manca una formazione professionale e sarei
intenzionata a proseguire gli studi ma sinceramente non so bene dove voglio
andare e non voglio farmi influenzare dagli altri come ho fatto già in
passato con medicina. Che posso fare?
Risponde lunadivetro:
Che fare? Un
bell'esame di te stessa. Non un esame di coscienza, ma una specie di
interrogatorio intimo nel quale dovrai chiederti anzitutto perché, visto che
ti definisci felice, vuoi una realizzazione professionale senza nemmeno
sapere in che ramo. Insomma, la domanda è: sei sicura che ciò che ti manca
sia proprio questo?
Normalmente si
sente il bisogno di una formazione professionale quando si deve
intraprendere qualcosa di specifico. Ma nel tuo caso non è
così, visto che non sai esattamente cosa vorresti fare. Una formazione professionale implica una eventuale carriera; e questo va benissimo, purché
uno senta la passione per determinate cose. Qui dov'è la passione?
Soprattutto, per cosa è la passione? Non lo sai. Come puoi dunque sentire la
mancanza di formazione professionale se non sai quale carriera o quale
lavoro vorresti intraprendere?
Non è ciò che
hai individuato, a mancarti. Piuttosto c'è in te un pensiero
di incompletezza che ti rode un pochino. Probabilmente questo pensiero è
dovuto al fatto che, per seguire i tuoi sogni di ragazza, hai rinunciato a
completarti come persona. Ma oggi devi considerare che il completamento non
passa necessariamente attraverso una carriera professionale, soprattutto se
uno non ha il suo "pallino". Puoi trovare la tua realizzazione in molti
modi. Non è detto che raggiungere un traguardo professionale (che nel tuo
caso non è nemmeno definito) aggiunga qualcosa alla tua felicità o al tuo
benessere attuali. Anzi, spesso succede proprio il contrario. Darti ora
quella formazione di cui parli significherebbe investire energie e una certa
quantità di tempo. Sei sicura che questo non possa pregiudicare il resto
della tua esistenza? Chiediti quanti cambiamenti si verificherebbero nel tuo
attuale tenore di vita, e soprattutto se sarebbero cambiamenti positivi
Stravolgere certe abitudini ha sempre le sue conseguenze.
Che cosa fare,
dunque? Anzitutto imparare a godere della felicità che già hai, lasciando da
parte i sogni confusi. I sogni vanno coltivati, ma se sono fine a se stessi,
se non hanno una concretezza, possono diventare nocivi. Vedi piuttosto di
cercare dentro di te quali sono le cose che maggiormente ti danno
soddisfazione, e cerca di svilupparti in quegli ambiti.
Entronauta
12.03.10
Mi sento in totale armonia con
ciò che scrive Maria Antonietta!
Vorrei inoltre sottolineare quanto spesso sia faticoso riuscire a vivere
quei momenti di passaggio che si presentano nel percorso e che sono
assolutamente indispensabili per raggiungere lo step successivo.
Talvolta sono intensamente duri, come "scalare una montagna a mani nude", e
solo con l'assoluta consapevole certezza e fiducia che dopo, il tutto potrà
essere visto e vissuto da una visuale altra, (come raggiungere la vetta e
godersi il nuovo panorama) che si trova la forza per opporsi alla reazione
fallace, nel ricercare le comode abitudini, mantenendo un atteggiamento
proattivo per per ciò che riguarda il fluire della nostra esistenza.
Lasciarsi vivere non è semplice... ma una volta compresi i meccanismi
diventa gradualmente illuminante.
Gabriele - Latina
05.11.09
Posso solo aggiungere che
l'introspezione e la meditazione debbono essere le forme privilegiate di
preghiera; non sono le sterili giaculatorie che ci permettono di trovare
questa strada che spesso rischiamo di smarrire. Io personalmente solo quando
sono riuscito a raggiungere la massima intimità col mio Io, ho avuto
l'esatta sensazione del dialogo con Dio. Lo hai ripetuto tante volte e mi
sento di condividere in pieno tutto ciò, non sono preghiere rivolte a
simulacri o a immagini a farci trovare il cammino.
Risponde lunadivetro:
Una cosa non esclude l'altra, se
con la preghiera si chiede
l'aiuto per migliorarsi. Pregare
davanti ad un'effigie significa
effigie significa rivolgersi a
chi in quell'effigie è
raffigurato. Ma nessuna Potenza
divina potrà darci ciò che noi
stessi, per primi, non ci
impegniamo ad ottenere. La
preghiera rafforza i buoni
intenti: quando ci sono.