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LA RICERCA DELLE
VITE PASSATE
(Invito a riflettere con qualche domanda) |
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Una delle pratiche più diffuse del
nostro tempo è l’indagine delle vite precedenti: si scruta il proprio
passato alla ricerca di accadimenti che possano gettare luce sul
presente, di solito ricorrendo all’ipnosi regressiva o al channeling.
Si ritiene che l’ipnosi, il
channeling e in generale le manipolazioni del karma siano pratiche
spirituali, e che possano essere usate per l’evoluzione dell’uomo. Ci si
avvale di tali tecniche soprattutto per liberarsi senza troppa fatica
dalle conseguenze karmiche accumulate nel corso delle presunte numerose
esistenze già vissute.
Eppure le Scuole di saggezza più
antiche insegnano che è molto pericoloso cercare di sondare le vite
anteriori, e per diversi motivi. Non solo pericoloso, ma anche
estremamente difficile, e il più delle volte addirittura impossibile.
Prima di venire al mondo tutti
veniamo immersi nel fiume dell'oblio. Se la natura fa
questo, ci sarà pure un motivo! Dunque perché mai dovremmo andarle
contro e strappare i veli della dimenticanza? Eppure molte persone “evolute” oggi
violano consapevolmente la natura, tentando di forzare le porte che la
Legge cosmica ha chiuso alla nostra memoria.
Possiamo pensare che se è così facile
forzarle, evidentemente ci è concesso... ma come si fa ad essere sicuri
che, durante i nostri tentativi, andiamo davvero a sbirciare il nostro
passato? |
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A pensarci bene, il passato è solo
ciò che si conosce. Chi non conosce o non ricorda non ha passato.
Opinione comune è che la memoria
delle vite precedenti alberghi nell’inconscio individuale. Ed è proprio
questa convinzione la fonte di ogni fraintendimento.
In realtà l’uomo non porta in sé
alcuna memoria di vite passate. La memoria di ogni evento e di ogni
azione è situata nell’Akasha, ovvero nei piani più alti dell’astrale, e
solo alcuni iniziati vi hanno accesso. L’uomo comune può ritrovare i
suoi antichi ricordi solo alla fine del ciclo delle vite fisiche.
Soltanto in rari casi gli è dato di conoscerne prima qualche frammento.
Nessun medico od operatore del
settore può condurre il paziente su questi piani. L’ipnosi regressiva
pesca invece nel gran mare dell’inconscio, sia in quello individuale che
in quello collettivo.
Ma l’inconscio è tutt’altro che
affidabile, oltre a non racchiudere alcuna reminiscenza di esistenze
anteriori. Ciò che si porta a galla dall’inconscio spesso non ha nulla a
che fare neanche con la vita reale dell’individuo, ma si basa su
fantasie, dubbi, paure, su cose sentite dire, immaginate o addirittura
vissute da altri. È molto facile infatti, durante stati alterati di
coscienza come può essere l’ipnosi, entrare in contatto con l’inconscio
altrui. Anche con quello dell’ipnotista. La linea di confine è molto
labile, e non è possibile sapere se ciò che il paziente racconta sia
davvero accaduto o l’abbia solo pensato, se siano brandelli di vita suoi
o di altri, del passato o del presente.
Quando, sotto ipnosi, si tenta di
indagare ciò che non ci compete più, si affonda letteralmente
nell'inconscio e nei meandri della mente. E non si è in grado di
distinguere. Ci si convince in buona fede di aver intravisto la propria
trascorsa esistenza, ma in realtà non è possibile sapere da dove si è
attinto.
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Eppure la regressione ipnotica viene
utilizzata come metodo di cura, e talvolta funziona.
Già, talvolta.
È vero, vi sono dei casi in cui aiuta
a liberarsi da fobie e altri malesseri. Evidentemente il fatto stesso di
trovare in sé una spiegazione alle proprie difficoltà, o comunque il
vederle sotto un diverso punto di vista, produce una qualche forma di
guarigione. Ma siamo in grado di sapere in quanti casi, invece, altri
problemi saranno generati? Soprattutto occorre chiedersi quali
conseguenze si avranno nel situare in un remoto passato le cause di
disagi che invece sono assolutamente attuali.
Non sarebbe più opportuno e sensato
cercare di perfezionare questa tecnica, conducendo il paziente a
viaggiare nel proprio inconscio e nella propria immaginazione senza la
pretesa di rivangare una vita precedente?
La guarigione attraverso la presunta
conoscenza del passato ci costringe a confrontarci anche con un’altra
domanda: ma allora in cosa consiste esattamente il cosiddetto karma? Se
il karma è davvero qualcosa che si deve scontare o comunque vivere, come
si può avere la pretesa di dissolverlo tramite una tecnica a pagamento?
Perché dovrebbe venirci condonato attraverso una seduta di ipnosi?
Il karma non è una malattia che un
medico possa curare. Eppure viene trattato nello stesso modo. |
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Si parla spesso di "risolvere il
karma", e si crede che questo significhi sciogliere i nodi di
una vita antica. Ma come facciamo a conoscere davvero tali nodi? Per averne
un quadro veritiero dovremmo avere la possibilità di situarli in un
preciso contesto, e ciò significherebbe comprendere quasi tutto
dell'esistenza trascorsa. Naturalmente questo non è possibile, tantomeno tramite
l’ipnosi.
Ma perché l’uomo non dovrebbe
avere accesso al proprio passato? Perché mai la natura provvede a cancellare
i suoi ricordi?
Se l’uomo dovesse vivere in funzione
di ciò che comunemente riteniamo sia il karma, la nostra sarebbe una
vita di eterna dipendenza: non riusciremmo mai a staccarci da ciò che
siamo stati in precedenza. La nostra tendenza innata a rovistare ciò che
è stato ci porterebbe ad una grave mancanza di libertà, perché saremmo
incapaci di vivere il presente. Continueremmo a trovare le cause e le
giustificazioni dei nostri comportamenti odierni nelle vicende remote.
In fondo è ciò che facciamo anche col passato più recente.
Naturalmente è più semplice dirigere
l'attenzione su eventi che non possono più essere modificati:
anche questo è un modo per evitare l’azione, preferendo i miracoli. |
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È necessario comprendere che,
nonostante sia così di moda, conoscere le vite anteriori non è concesso,
tranne in rarissimi casi e per dei motivi eccezionali. Se così non
fosse, non arriveremmo sulla terra dimentichi di tutto. Perciò penetrare
in questi campi equivale a compiere una forzatura; e ogni forzatura ha
conseguenze negative. Sono poche le persone alle quali, talvolta, è
consentito l’accesso, e certo non con l’ipnosi. Anche perché per trattare
tali argomenti senza causare danni è indispensabile una conoscenza
profonda dell’animo umano, cosa che davvero in pochi possono vantare.
Invece sono sempre più numerosi coloro che operano in questo settore con
grande leggerezza, applicando e diffondendo informazioni sbagliate.
Ha preso forma, negli ultimi decenni,
tutta una serie di teorie relative alla reincarnazione che vengono
insegnate come dati di fatto, ma che crollano con facilità se valutate
alla luce della logica e del buon senso.
Alcuni sostengono, ad esempio, che
chi in una vita passata è stato ucciso, per una legge di compensazione
dovrà successivamente uccidere a sua volta il proprio assassino. Così
questo pover’uomo, dopo aver sperimentato la morte violenta, sarà
obbligato ad essere suo malgrado un omicida.
Altri insegnano invece che chi ha
ucciso qualcuno dovrà poi dare la vita alla stessa anima, magari
tornando sulla terra come sua madre. E così questa sventurata anima si
troverà ancora una volta nelle mani del suo assassino, stavolta nel
ruolo di figlio, e impegnata per tutta la vita a sciogliere un “nodo
karmico” terribile, con tutti i problemi che comporta. La beffa e il
danno. Ci si chiede mai quali sotterranei rancori possano sorgere in chi
si convince che il proprio genitore è stato anticamente il proprio
assassino? Come possono i cosiddetti operatori del settore escludere un
esito del genere?
C’è poi la diffusa convinzione che ci
si ritrovi nella vita successiva con buona parte delle persone
conosciute in precedenza, perché la legge del karma impone di affrontare di nuovo
ogni situazione non risolta; ed è innegabile che con molti dei nostri
conoscenti – e soprattutto dei familiari – restino facilmente dei conti
in sospeso. Così, una donna che oggi ha una relazione con un uomo molto
più giovane, con tutta probabilità è stata sua madre nel passato, e ora
si ritrova dentro questo rapporto a causa di vecchi problemi
relazionali. A quanto pare l’anima non conosce l’incesto, con buona pace
dell’antico detto ermetico “Come sopra così sotto”, ovvero: le Leggi
divine valgono per il mondo materiale come per quello spirituale.
Altra credenza radicata è che i
traumi subiti nel passato si ripresentino in qualche modo nella vita
successiva, sottoforma di disturbi fisici o psichici. Non si smette mai
di soffrire, insomma! La natura sarebbe così crudele e ingiusta da
continuare a tormentarci nel futuro, facendoci subire anche le
conseguenze di avvenimenti di cui siamo incolpevoli. |
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Chi ci parla del nostro passato? Gli
operatori del karma, che siano channeler o ipnotisti. È facile, per
queste persone, auto-convincersi e convincere: esse, infatti, ci
consentono di mettere in atto un particolare meccanismo. Basandosi sulle
nostre stesse rivelazioni, ci aiutano ad attribuire agli effetti del
karma i guai della vita presente. Riusciamo così a giustificare la
nostra incapacità di risolverli; possiamo motivare i nostri errati
comportamenti attuali o la nostra debolezza di fronte ai soprusi altrui;
possiamo trovare delle scuse plausibili per la nostra tendenza a girare
intorno alle situazioni anziché affrontarle.
Insomma, i nodi karmici e le loro
conseguenze ci permettono di non riconoscere gli errori di oggi.
Indagare quelli passati è molto più facile e rassicurante: nonostante
siamo stati noi a commetterli, comunque non siamo più la stessa persona,
e perciò non ce ne sentiamo responsabili. Anche perché non possiamo
comprenderli appieno!
Ma l’attribuire delle colpe a fatti e
persone che sono ormai solo dei fantasmi - inclusi gli antichi noi
stessi - significa rifiutarsi di guardare in faccia l’esistenza reale,
e in fin dei conti evitare di vivere davvero.
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Proviamo a chiederci: perché si
ritorna sulla terra?
Non ci si reincarna per espiare le
proprie colpe, per “pagare il debito karmico”, come solitamente si dice.
Non ha alcun senso essere puniti per delle azioni che nemmeno ricordiamo
di aver compiuto.
La reincarnazione non ha lo scopo di
sciogliere i nodi del passato. È invece una ulteriore possibilità di
vivere una vita serena e normale, nel tentativo di crescere e di
perfezionarsi. Naturalmente in condizioni adeguate, che con tutta
probabilità saranno diverse da quelle anteriori, più adatte per
assimilare ciò che si era tralasciato.
Le possibilità di tornare sulla terra
non sono numerosissime o infinite. Al contrario sono molto, molto poche:
perché se scendiamo troppo in basso non siamo in grado di accogliere
un'altra opportunità; e se saliamo abbastanza, è ora che il nostro
cammino e il nostro processo di apprendimento continuino altrove.
La reincarnazione, dunque, offre una
ulteriore occasione di crescita e di evoluzione.
Ma non c'è evoluzione se, in un modo
o nell'altro, si resta legati a ciò che è stato, o se si pensa di dover
ripartire da quel punto. La vita passata non ha legami con quella
attuale e col momento in cui ci troviamo. I tempi sono completamente
diversi, e così pure gli insegnamenti che riceviamo. D’altra parte se
anche sussistessero dei legami, comunque non li rammentiamo, e perciò è
come se non ci fossero. |
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Il karma individuale non è il peso
delle colpe da espiare, ma il livello evolutivo raggiunto dall’essere
umano. Certamente non è situato nell’inconscio; è racchiuso invece nel
cosiddetto atomo permanente, che è parte dell’anima.
Le conoscenze acquisite di vita in
vita perdurano, anche se non se ne possono ricordare i particolari. Non
si ricordano gli eventi e i passaggi di ciò che è stato, ma l’anima
custodisce ciò che ha imparato, che si manifesta sotto forma di
percezioni, intuizioni, consapevolezze, aspirazioni. Questo porta ad
evitare di commettere gli stessi errori, e quindi a migliorarsi e
progredire.
Quanto abbiamo appreso in passato non
è certo completo né perfetto: se così fosse non sarebbe necessario
reincarnarsi. Tuttavia costituisce un bagaglio importante, che forgia il
nuovo carattere e il modo di essere.
Ritornare sulla Terra in un altro
corpo fisico corrisponde dunque ad avere UN’ALTRA OPPORTUNITÀ. In questo
senso l’essere umano viene equiparato ad uno studente: può essere
promosso, ma anche bocciato o rimandato. Viene bocciato quando non ha
capito e messo in pratica le lezioni della vita, e in tal caso è
costretto a sperimentare il disagio di tornare sui banchi di scuola nei
panni del ripetente. Quando invece uno studente ha appreso qualcosa ma
si è lasciato dietro delle lacune, è invitato a continuare gli studi per
acquisire quel che aveva trascurato.
Maria Antonietta
Pirrigheddu
10.01.10 |
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