L'attaccamento ai defunti - Lunadivetro

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  Troppo spesso cerchiamo di trattenere i nostri defunti, ritardando il loro viaggio verso i "luoghi" che li attendono. Il nostro non trovare pace li danneggia, li tiene prigionieri, impedisce loro di essere sereni. Così facendo li priviamo della cosa per loro più importante: incontrare finalmente lo sguardo di Dio. Abbiamo idea di quale necessità e desiderio essi abbiano di questo incontro? No, non possiamo capirlo. Anelano a questo come un assetato chiede l’acqua.
  L’attaccamento ai nostri defunti, questa sofferenza protratta troppo a lungo, non è buona cosa. I morti si piangono per un po', ma se davvero abbiamo voluto loro del bene dobbiamo essere capaci di lasciarli andare. Tenerli presenti nel ricordo e nell'affetto, questo è giusto; ma legarli a noi con le nostre lacrime significa recar loro del danno.
  Perciò smettiamola di tenerli intrappolati sulla terra. Impariamo a lasciarli liberi: liberi di esistere nel mondo a cui ora appartengono. Non possiamo tormentarli tenendoli ancorati alla nostra sofferenza. Piangiamoli per qualche tempo, com’è giusto che sia, ma poi lasciamoli andare.
  I nostri morti ci sono accanto, ma le loro catene devono essere sciolte. E in questa leggerezza serena, sapranno quando intervenire al nostro fianco e quando lasciaci a nostra volta liberi di vivere.
(M. Antonietta Pirrigheddu)
Passaggio - dipinto di Tomaso Pirrigheddu
"PASSAGGIO"
(Tomaso Pirrigheddu)
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