100-Lettera a Benedetto XVI - Lunadivetro

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scritto da:   Aldo Paliaga   

Al Santo Padre Benedetto XVI
e per conoscenza a chi è interessato al problema

UNA PROPOSTA MOLTO SCONVENIENTE

     Santo Padre,
     sono un credente in Gesù Cristo e mi rivolgo non so quanto umilmente a Lei per una proposta che, più che sconveniente, Lei riterrà pazza e forse lo è. Tra l’altro penso che questa lettera non arriverà mai alla Sua scrivania per il fatto che Lei è sicuramente occupato in cose ben più importanti di questa.
     Il problema parte da lontano e si condensa nel quesito: Chi era Gesù Cristo; che cosa predicava, che cosa voleva? Voleva una Chiesa grande, dominatrice, gloriosa, superiore alle altre religioni, voleva templi, incensi, canti gregoriani, potere, fasti? Oppure il suo messaggio è stato diverso?
     Non sta a me dirlo a un grande teologo quale si dice che Lei sia. A quanto mi risulta il messaggio di Gesù Cristo può essere compendiato fondamentalmente, se non esclusivamente, nella necessità di condivisione, di compassione e di aiuto che dobbiamo avere con gli altri uomini e in particolare con i più bisognosi, con gli ultimi.
Avevo fame e mi avete dato da mangiare.
Avevo sete e mi avete dato da bere.
Ero nudo e mi avete vestito.
Ero carcerato e siete venuti a visitarmi.
     La nostra Santa Chiesa Cattolica di oggi fa certamente qualcosa in questo senso, ma a quanto risulta piuttosto poco rispetto a quello che avrebbe in potere di fare, tenuto conto di quanti diseredati in tutto il mondo muoiono letteralmente di fame ogni giorno. La Chiesa si spende infatti prevalentemente nel senso dell’apparato, della ritualità e della esteriorità, ivi compresi i grandi raduni di cristiani cattolici, nel senso di una ricchezza formale oltreché dogmatica che poco ha a spartire, io credo, con il messaggio di Gesù Cristo che dovrebbe esserne il centro informatore.
     Pensa Lei che tra l’ostentazione di una bellissima tela di Raffaello dei Musei Vaticani e lo sfamare, aiutare una sola famiglia in difficoltà senza casa ne cibo, Gesù Cristo si terrebbe la tela? Io penso che comincerebbe con il vendere il suo Raffaello e magari tutto il grande, il bel prestigioso Museo Vaticano, non solo ma le tante altre proprietà che la chiesa cattolica ha accumulato nel corso del tempo e che ben poco hanno a che fare con la gloria di Dio per dedicarsi umilmente a realizzare il suo vero e grande messaggio.
     Pensi un po’ a quante centinaia di migliaia di povere vite umane si potrebbero salvare e pensi soprattutto all’immerso esempio che ciò fornirebbe al mondo. Sarebbe fin troppo bello, certamente cristiano.
     Mi viene in mente a questo proposito l’episodio del Vangelo di Matteo 19, 16-22 e 27-29, quello del giovane ricco che chiede a Gesù che cosa deve fare per ottenere la vita eterna. “Va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri” disse Gesù Cristo “poi vieni e seguimi”. Ma, come Lei sa meglio di me, il giovane se ne andò triste perché aveva molte ricchezze.
     Sono parole del Vangelo dette tanto tempo fa e seppellite in Palestina.
Santo Padre, perché non apre le porte del Vaticano ai miseri, agli affamati, agli ultimi del terzo mondo che muoiono a migliaia e migliaia al giorno, perché non manda i suoi preti e i suoi cardinali a fare quello che già stanno facendo tanti bravi missionari nel terzo mondo? Più che indottrinare essi pensano ad aiutare, a dedicarsi totalmente a chi ne ha bisogno al meglio di se stessi. Forse questo creerebbe scandalo in molti ferventi cattolici chiusi nei loro privilegi sociali e in attesa di un paradiso da raggiungere in Mercedes al modico prezzo di rispettare certe formalità regolamentate, dimenticando peraltro il messaggio cristiano principale.
     Lei dirà che io non tengo conto del fatto che i nostri pochi preti rimasti debbono occuparsi della promozione della fede cristiana, della ritualità e della somministrazione dei sacramenti qui, nel nostro paese. Il mio modesto pensiero è che la ritualità isolata, non accompagnata dall’impegno prevalente per i miseri, non solo non serve alla promozione religiosa, ma si limita a guardare con tristezza al progressivo e apparentemente ineluttabile declino della nostra Chiesa.

     Vede che cosa sta succedendo, vede il distacco crescente dalla fede e dalla pratica cristiana di una parte sempre maggiore della popolazione, vede la fuga e le mancate vocazioni sacerdotali malgrado l’indiscusso potere e il peso che la Chiesa ha nel mondo civile e politico italiano! Io penso che la generosità e l’entusiasmo, soprattutto quello dei giovani e così le vocazioni sacerdotali sarebbero tanto maggiori se si seguissero più da vicino gli insegnamenti effettivi di Gesù Cristo invece di applicarsi alla ricerca di una vana gloria di Dio nel mondo che è anche gloria del Vaticano, gloria da realizzarsi attraverso fasti e cerimonie.
     Mi capita qualche volta dopo un pranzo di avvertire un senso di scrupolo pensando a chi non ha da mangiare, a chi muore di fame e ciò anche se ho fatto la mia piccola parte adottando dei bambini poveri del terzo mondo. Immagino che questa sensazione sia capitata anche a Lei. Sono sicuro che qualche volta ci ha pensato ed è stato preso dal dubbio. Le è successo in qualche momento di insonnia di veder passare davanti agli occhi della mente quei gruppi di disperati, magari mussulmani o di altre religioni, che arrivano dal mare alle nostre coste su barconi di fortuna e nella massima precarietà? A rischio della vita essi sopportano ogni sorta di privazioni e di sofferenze al fine di procurare qualcosa per far vivere le loro famiglie.
     Ha mai pensato: “La Chiesa è nelle mie mani, ma se volessi determinarne un’evoluzione epocale secondo Gesù, qualcosa che ne tocchi pesantemente l’assetto e i tanti interessi attuali, la Curia me lo permetterebbe? Potrei avere qualche incidente di percorso?
     Chiudiamo così. Non voglio farla ulteriormente lunga Santo Padre perché credo che il mio pensiero, per quanto sconveniente e che molti considereranno blasfemo, è ormai chiaro. Debbo scusarmi per la forma diretta con cui mi sono rivolto a Lei e per il fatto che la lettera, passando per Internet, è aperta al parere, al giudizio e al pensiero, che può essere critico, di molti. Credo però che questa sia la via della compartecipazione, della condivisione, della corresponsabilizzazione che tutti dovrebbero avere nei riguardi di un grande problema, la via verso un ecumenismo vero tra tutti i partecipanti della fede in Gesù Cristo, ansiosi che sia realizzata la sua parola.
     La prego: provi almeno a dirmi: “Ci penserò”!
     Con affetto, con dolore e nella più completa convinzione che non avrò mai risposta.
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