124-È la voluttà del pensiero - Lunadivetro

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scritto da:   Luca - Austria   

Cenere

     È la voluttà del pensiero quella che mi fa apparire la tua immagine davanti alla mia porta.
Ed è distorta la mia visione, perché non ci sei mentre io ti aspetto con il miele perverso del t.h.c.
Lì per lì continuerei ad aspettarti, ma il tuo ritardo fa aumentare la cenere.
E tu venere che non arrivi mi fai perdere i sensi in un tumulto sempre più buio e profondo.
E il tondo dello zero è vivo e omeopaticamente seguono gli altri numeri come spiegazione.
E l'emozione della circostanza fa finire il mio stravizio proibito e mi lascia soffocato.
     Così terminato il mio respiro sogno il tuo corpo con un desiderio acchiappante.
Ed è eccitante la visione che ti mostra nella mia alcova e mi tiene in bilico tra salute e pazzia.
E la follia così riempie il sito del mio pensiero e muoio facendoti con la mente una foto.
E noto la bellezza delle tue gambe di velluto che parlano senza dire niente.
E si sente dalla vita ormai distante un canto di estrema unzione: è il prodotto di una realtà pagana.
Ed è sana la cenere che lascia il mio amore bruciabile.
Ed è abile l'atto del mio morire che ha purificato la tristizia del mio cuore.
E l'amore del fuoco della immaginazione mi nutre di ponderazione.
     Così la situazione mi trasforma da attore a spettatore e vedo il mio passato da una tv spirituale.
E il male continua a nutrire il mio amore ed il mio cuore non ha più sangue ed il mio corpo non ha più ossa.
E la fossa che qualcuno scavò per me la riempio con la facoltà del poter scegliere.
E cogliere i fiori offerti dai prati del politeismo mi riesce più facile.
Ed è semplice morire ma è difficile cancellare il tuo ricordo.
Un sordo silenzio ed una luce fioca mi spiega la reincarnazione della forma.
     Così torna la mia idea sulla terra che è piegata dal simbolo di un crocifisso crudele.
Ed è infedele il motivo di continuare ad aspettarti che mi spinge a rinascere dalle mie allucinazioni.
E le apparizioni della tua forma suonano il citofono del mio appartamento senza confine.
È la fine, dei sogni e della realtà che ti mostra su un disegno antico.
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