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Il Dio lontano

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IL DIO LONTANO

Il sentimento di lontananza da Dio spinge l’uomo a cercare intermediari: preti, angeli, santi.
Ma questa distanza esiste o è frutto di un’idea distorta? Davvero è necessario rivolgersi a un'altra creatura per avvicinarsi al proprio Creatore?

Un ospite scomodo

La più grande distorsione in materia di spiritualità, quella che ha causato i maggiori danni, è probabilmente l’averci insegnato che Dio stia sempre "oltre": al di sopra, lontano.
È stata strappata via dalla nostra coscienza l’antica consapevolezza della sua presenza anche dentro l’uomo, così come in ogni cosa, perché tutto è parte di Lui. Non ricordiamo più che uno dei suoi attributi è l’immanenza: l’essere ovunque.
Naturalmente non è un caso che l’abbiamo situato così fuori mano.

Anzitutto è una questione di convenienza: Dio è un ospite assai scomodo. Pensare che sia ovunque, e soprattutto dentro di noi, potrebbe farci sentire a disagio quando decidiamo di agire sconsideratamente.
Non si tratta affatto di sentirsi “guardati a vista”, come accadeva ai credenti fino a qualche decennio fa, quando certe signore giravano il crocifisso della camera da letto prima di adempiere ai doveri coniugali.
Si tratta piuttosto di non sentirsi all’altezza. Sì, perché se Dio è dentro, l’uomo è qualcosa di grande. Molto più grande di quel che è abituato a pensare.

Sentirsi poveri davanti a Dio

percezione di distanza tra uomo e natura divinaCredere che Dio sia separato da noi, praticamente irraggiungibile, rende necessari degli intermediari. Figure autorizzate a metterci “in contatto” con Lui, che gli presentino invocazioni e offerte da parte nostra, che facciano da tramite per ottenerci il suo perdono.
È questo soprattutto il ruolo degli attuali preti, che è ben diverso da quello dei sacerdoti antichi. Non è un caso che il “Padre nostro che sei ovunque”, com’era nell’originale aramaico, sia diventato “Padre nostro che sei nei cieli”. Perché il cielo non è, nel pensiero comune, la parte più alta di noi stessi: per noi “nei cieli” significa lontano, altrove.

Questa credenza contorta, se da un lato fa prosperare le religioni organizzate, dall’altro ci ha immersi in un sentimento di grande povertà e privazione. Ci hanno sempre detto che siamo polvere e fango. Così, invece di assaporare la vita cercando il buono e il bello che ci spettano di diritto, ci battiamo il petto sentendoci - e rendendoci - immeritevoli. Per fortuna ci viene in soccorso l’idea che, con una buona confessione, si possa ripristinare per qualche tempo la benevolenza divina e mettersi l’anima in pace. Finché dura.

Intermediari e raccomandati

Ma se l’uomo è una creatura di Dio, anzi un suo frammento, come può tenere a distanza il Creatore? Come può reggersi sentendosi separato dall’Immensità alla quale appartiene? È un tentativo che andrà inevitabilmente a vuoto. Ed è una profonda contraddizione pensare che sia necessaria un’altra persona per avvicinarsi al proprio Creatore – e in fin dei conti a se stessi.
Non avremmo bisogno nemmeno dell’intercessione degli angeli, per parlare con Dio. Li utilizziamo in questo modo perché ci riteniamo incapaci di rivolgerci direttamente a Lui. Soprattutto siamo convinti di non esserne degni. Cerchiamo una raccomandazione, insomma.

È questo ciò che ci viene inculcato, nonostante nei Vangeli lo stesso Gesù abbia sempre affermato il contrario. La religione ce lo mostra quasi come un Capo di Stato circondato da segretari che gli fanno da filtro, che fanno passare solo le richieste che giudicano opportune; e se ritengono che una nostra preghiera sia inesaudibile o fuori luogo, la cestinano.
Intanto noi rimaniamo fuori dalla porta con grande soggezione.

Dio in cielo, in terra e in ogni luogo

Non è la distanza a separarci, ma l’idea che serva qualcuno tra noi e Dio.
Così, per abitudine o per cultura, cerchiamo intercessori dappertutto: angeli, santi, sacerdoti, veggenti. Qualsiasi cosa pur di scrollarci di dosso la responsabilità di presentarci in prima persona. Di volgere il viso verso l’alto – o verso l’interno - e di “parlare” a Dio con parole nostre.

Forse è il momento di recuperare un concetto caro agli antichi, ormai finito al macero: quello dell’onnipresenza divina. Dove mai sarà questo Dio definito anche dal catechismo «in cielo, in terra e in ogni luogo»?
Chi vive in noi non ha bisogno di messaggeri per sentirci. Quanto agli angeli, i loro compiti sono ben altri che fare i postini.

da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu

Data pubblicazione: 18 agosto2011
Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026

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