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L'ombra, maestro senza volto

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L'OMBRA, MAESTRO SENZA VOLTO

La cattedra nascosta

  Come sarebbe il mondo se gli uomini fossero perfetti? Se nessuno sbagliasse mai, senza avere nemmeno bisogno di controllarsi… Se ciascuno avesse pensieri immacolati e compisse solo buone azioni…  Se la terra fosse popolata solo da individui integerrimi, insomma. Sarebbe uno scenario desiderabile?  Solo in apparenza. Di fatto, oltre all’insopportabile noia, uomini simili non avrebbero nulla da fare da queste parti. Niente da apprendere, niente da migliorare. Nessuna evoluzione possibile. Perciò la loro permanenza qui sarebbe solo una perdita di tempo.
  Invece le cose, come ben sappiamo, stanno in modo diverso. La perfezione è una chimera, e il passaggio sulla terra risulta una scuola piuttosto faticosa. Il bello è che l’insegnante primario ha piazzato la sua cattedra in un luogo insospettabile: dentro l’uomo stesso. Svolge le sue lezioni sgomentandoci per l’eccesso di fantasia, e soprattutto non si fa mai vedere in faccia. Perché non ne ha.
  Quest’essere senza volto e senza contorni ha però un nome: l’ombra.

La pianta carnivora

  Ogni essere umano viene al mondo portandosi dentro qualcosa di oscuro: un granello di male. Un granello che gli è indispensabile per imparare a distinguere, per fare esperienza, per evolvere. Se questo seme nero non viene tenuto sotto controllo, può crescere fino a infestare il suo “ospite”, divorandolo come una pianta carnivora.
  Per restare padroni di noi stessi, dunque, è necessario capire quando alimentiamo questa pianta e quando invece la teniamo a digiuno, col risultato di farla appassire un po’.
  Come la nutriamo?
  Suo alimento principale sono le emozioni e i sentimenti negativi: se eccessivi, se covati a lungo, la ingrassano. Non parliamo solo di odio, di cattiveria, di sentimenti malevoli. Anche il pessimismo costante, la sfiducia, l’insicurezza e il disprezzo di sé, il cinismo, la disperazione, la preoccupazione che non vede vie d’uscita: anche questi stati d’animo nutrono l’ombra.

Chi possiede la mente?

  Spesso queste emozioni albergano in noi indisturbate, senza che nemmeno ci facciamo caso: diventano delle abitudini, quasi un modo di essere. Non le teniamo d'occhio, non le governiamo, non facciamo nulla per trasformarle. Le accettiamo come compagne inevitabili e ci adeguiamo alla loro presenza, addirittura identificandoci in esse. Diciamo infatti: “Io sono sfiduciato, io sono triste…”.
  Perciò l’unica arma per affrontare l’ombra è la consapevolezza, cioè la volontà di conoscersi e di conoscere. Non si può combattere qualcosa di cui si sa poco o nulla. E visto che le emozioni negative sono il prodotto di pensieri poco felici, la prima ad essere chiamata in causa, come al solito, è la mente.
  Ma chi possiede la mente? Noi o l’ombra?

Le manifestazioni dell’ombra

  La mente è nostra, non della nostra ombra. Siamo noi a possederla e ad usarla come meglio crediamo. Ma, quando permettiamo a qualcos’altro di influenzarla e di dirigerla, è chiaro che quest’ultimo avrà il predominio.  Così non saremo più noi a comandare, ma una parte di noi, che prenderà il sopravvento. E non saremo più in grado di auto-governarci.
  Talvolta succede che qualcuno percepisca la propria ombra addirittura come qualcosa di separato da sé, quasi un essere estraneo che lo tormenta, che tenta di fargli del male. Ma non è così: siamo noi stessi a farci del male, ad alimentare l’oscurità interiore usando nel modo sbagliato il pensiero e le altre facoltà. La fantasia, in questi casi, non gioca a nostro favore.
  Certo, può accadere a volte che l’ombra possa in un certo senso “materializzarsi”.  Quando le emozioni e i sentimenti che ci agitano divengono intollerabili fino a sovrastarci, formano realmente una sorta di entità autonoma che percepiamo come separata da noi, appartenente ad un altrove. E lì davvero non è più possibile controllarla: sarà lei a tenere in pugno noi.  
  Quelle che vengono definite “possessioni diaboliche” spesso non sono altro che manifestazioni di quest’ombra divenuta talmente potente da acquisire vita propria. Energie oscure che abbiamo creato noi stessi, per lo più inconsapevolmente, e a cui abbiamo dato un potere abnorme. Ma questi sono casi molto particolari.

Il diavolo tentatore

  Anche quando le consentiamo di diventare ingombrante, l’ombra resta comunque solo una parte di noi. Una parte sempre pericolosa, però, perché non conosciuta e riconosciuta. È il motivo per cui la definiamo oscura. Buia, come tutto ciò che ci è ignoto. Ecco perché solo con la conoscenza si può tenere a bada.
  Il nostro rifiuto a guardarla in faccia, ad ammetterne l’esistenza, accresce il suo potere. È assai più comodo considerarla un’entità esterna, magari appiccicandole il nome di “diavolo tentatore”. Non è semplice, infatti, accettare di essere capaci di certe nefandezze: meglio persuadersi che solo gli altri possano commettere dei crimini. Nonostante i nostri piccoli difetti ci riteniamo delle persone buone, immuni da certe bassezze. Ma non è così. Non tutto il nostro essere si nutre di luce. Un Minotauro famelico dimora nel labirinto interiore di ciascuno di noi, qualunque sia il nostro grado di evoluzione.

L’uomo nero

  Tuttavia, anche quando abbiamo il coraggio di riconoscere che l’ombra ci appartiene, si tratta di un’ammissione puramente teorica. Non c’è totale convinzione. Se riuscissimo a confrontarci davvero con lei, infatti, ci accorgeremmo che l’ombra non è solo una parte di noi: in realtà, lei è noi. Perché senza di lei non esisteremmo. Non potremmo abitare nei piani della materia. Senza di lei saremmo del tutto puri, quindi non umani. Comprendiamo l’importanza del suo ruolo?
  L’uomo è un miscuglio di buio e luce. O si accetta questo assunto o non si può sfidare l’ombra. Quando le concederemo il diritto di cittadinanza, quando svilupperemo il coraggio di guardarla dritto negli occhi, allora potremo ridimensionarla. Perché capiremo che il suo cibo preferito è la paura.
  L’ombra è quello spauracchio che ci sventolavano sotto il naso quand'eravamo bambini per farci stare buoni. È «l’uomo nero» che i nostri genitori avrebbero chiamato per castigarci, che ci avrebbe portato via se ci fossimo comportati male. Da bambini erano gli adulti a invocarlo; poi lo abbiamo interiorizzato e ora siamo noi stessi a richiamarlo, per punirci quando deludiamo le nostre stesse aspettative.

La paura frena l'azione e distorce la reazione

  Paradossalmente siamo troppo pieni di noi, troppo sicuri di essere sotto certi aspetti invulnerabili, per renderci conto che basta un’inezia a metterci paura. E avere paura significa essere manovrati da qualcosa che frena l’azione e distorce la reazione.
  Ecco, quando indaghiamo questa zona fosca dell’esistenza e ne ribaltiamo le dinamiche, è allora che neghiamo il nutrimento all’ombra. E lei smette di divorarci.
  Sarà inevitabile prima o poi trovarsi faccia a faccia con lei, con questa personale Luna Nera. Non ci darà tregua fino a che non avremo identificato cosa intralcia, in noi, il desiderio di tirar fuori il meglio di ciò che siamo. La voglia di amare e di farci amare, di fidarci di noi stessi, di raggiungere, di conquistare, di essere. In fondo l’evoluzione si pone due soli traguardi: l’amare e il realizzare. Altro anelito non c’è, perché qualunque altra aspirazione può esservi ricondotta.
  È proprio l’oscurità a delineare i contorni della nostra parte luminosa. È il buio a rimarcare la luce e a farcela scoprire, in questo straordinario gioco di chiaroscuri che è la vita.
Maria Antonietta Pirrigheddu
10.09.16

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