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Le tre volontà

Universi
LE TRE VOLONTÀ

Da dove scaturisce la volontà?

Vi sono tanti modi per rappresentare l’uomo e le sue facoltà fondamentali.
Possiamo farlo, ad esempio, utilizzando il simbolo della stella a cinque punte. Ogni estremità indica una componente umana e la sua rispettiva funzione:

pentagramma delle facoltà umane (Maria Antonietta Pirrigheddu)
Col corpo si interagisce; alla mente appartiene il pensare; il sentire è del cuore; il volere è dell'anima; mentre l’essere è proprio del nostro aspetto più misterioso, lo spirito. È così che si dispiega la coscienza.
Se delle prime tre facoltà abbiamo una comprensione più o meno chiara, sondare il volere è più difficile. Perché mai dovrebbe essere una facoltà dell’anima? Non è la mente a decidere quel che vogliamo?
Non sempre.
In effetti la natura della volontà dipende da dove scaturisce. C’è quel che desidera la mente, c’è un volere del cuore e c’è l’intento dell’anima. Tre diversi livelli di volontà, talvolta in accordo tra loro, molto più spesso in discordia.

La mente e il cuore

Cominciamo dalla mente. Desideri e voglie di ogni tipo la attraversano senza sosta. Di solito sono gli occhi a sollecitarla: ciò che vediamo fa scattare facilmente la molla della brama, spingendoci ad ambire, a voler fare e possedere. Si tratta di un volere stimolante, necessario alla vita, ma spesso è mosso dall’egoismo e dalla smania di ottenere.
Il cuore ha una sensibilità diversa: riesce a captare delle sfumature dell’esistenza che alla mente sfuggono, perché il suo sentire determina un altro modo di interpretare la realtà. Naturalmente un cuore indurito avrà una “vista” ridotta e penserà solo a se stesso; un cuore titubante, invece, porterà alla confusione e ad oscillare nelle decisioni.

La volontà che ti proietta a un livello superiore

L’anima, invece, vede oltre: oltre il raziocinio della mente, oltre il sentimento del cuore. Poiché dimora su un piano più alto, può cogliere dei bagliori inaccessibili alle altre componenti umane. Per l’anima non si tratta soltanto di volere: il suo impulso è quello di approfondire, creare, offrire, indirizzare, concedere. L'anima non pretende nulla, non le interessa ottenere qualcosa o affermarsi: il suo scopo primario è proiettare l’essere ad un livello superiore. Non è attratta dalle cose scialbe o superflue. Attraverso l’anima, infatti, si esprime il Sé Superiore. Ogni volta che le prestiamo attenzione, la Scintilla divina riverbera in noi.

Il volere dell'anima attraverso il sentire del cuore

Ma come si manifesta questa volontà superiore? Come possiamo distinguerla dalle ambizioni della mente o dalle pulsioni del cuore?
Sappiamo che è l’anima a parlare quando i nostri intenti non riguardano solo noi o il nostro ristretto circolo. Quando non ci fermiamo alla superficie degli avvenimenti, ma ci immergiamo in una comprensione più vasta.
L’anima tenta continuamente di comunicare con cuore e mente, di far sapere come la pensa, ma il più delle volte è messa a tacere: viene zittita dalle innumerevoli voglie che caratterizzano la quotidianità, dai desideri più materiali, dagli impulsi egoistici. Eppure, se ne ascoltasse la voce l’uomo disporrebbe di un potere, su di sé e sugli eventi, di cui normalmente non ha alcun sentore.

Chi dà retta alla propria anima possiede grande forza creativa, ha una visione più ampia, può agire con maggior sicurezza. Perché? Semplice: perché è guidato dall’alto!
Ma l’anima non può prescindere dal cuore, perché è proprio il cuore a raccoglierne la voce. L’anima, infatti, parla soprattutto attraverso il sentire. In questo senso la mente non può dare grande aiuto, impegnata com’è a barcamenarsi tra le vicende di tutti i giorni.
Perciò, se si chiude anche il cuore, l’uomo diventa sordo a se stesso. E magari poi si chiede dove stia la sua anima.

Lo sforzo di volontà

Dove si situa, in questo complicato intreccio, lo “sforzo di volontà”?
È proprio quando chiediamo a noi stessi il famigerato sforzo di volontà, che si manifesta il contrasto tra il volere della mente e quello dell’anima, tra la volontà interiore e quella superiore. Sappiamo di dover agire in un certo modo, ma qualcosa in noi si mette di traverso. Non abbiamo voglia di mettere in atto le indicazioni dell’anima, che sappiamo essere la cosa migliore. Così siamo costretti ad una gran fatica. Ecco, lo sforzo di volontà è la faticosa decisione di abbattere gli ostacoli posti dalla mente. O dal cuore, quando non si allea con l’anima.
Può succedere anche il contrario: non vogliamo fare qualcosa perché sappiamo benissimo che la nostra anima non è d’accordo. Ma qualcos’altro, o qualcuno all’esterno, ce lo impone. Insomma, ogni volta che c’è un dissidio interiore possiamo star certi che dovremo sprecare un bel po’ di energie, che magari avremmo volentieri impiegato altrove. Dobbiamo sforzarci, appunto.

L'importanza della meta

Se manca la sincronia tra pensieri, sentimenti, emozioni e pulsioni inconsce, se questi vanno in direzioni opposte tra loro, l’uomo è lacerato, debole, e non può certo pretendere di esercitare una qualche azione sulla realtà.
Ecco, fermiamoci un attimo su questo. Perché va molto di moda, ultimamente, parlare di creazione della realtà. Ci dicono sia possibile… e a chi non piacerebbe? Ma ben pochi di noi ne sono capaci. Forse il segreto sta proprio qui: nel lasciarsi guidare dall’anima. Lei opera su un piano superiore, e soprattutto conosce lo scopo della propria incarnazione. Se non viene ostacolata dalle altre componenti, nulla è più potente della sua volontà. Perché è il valore che attribuiamo alle nostre mete a darci volontà, forza e determinazione. E cosa può avere più valore del nostro scopo di vita?

Autore: Maria Antonietta Pirrigheddu
Pubblicato il: 03 novembre 2013
Ultimo aggiornamento: 01 dicembre 2025
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