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Globalizzazione o neoschiavizzazione

Presenze
GLOBALIZZAZIONE O NEOSCHIAVIZZAZIONE
di Antonello Loriga
 
  Se avete deciso di partecipare a questo convegno significa che avete intuito che c'è qualcosa che non va, in tutto ciò che sta accadendo intorno e sopra di noi da alcuni anni a questa parte. Se siete qui è perché avete voglia di capire, imparare e di combattere per il futuro. Il mio, il vostro, quello delle persone che amiamo è in serio pericolo: e l'unico modo che abbiamo per proteggerci è di informarci, studiare, conoscere, non accontentarci delle notizie fasulle e preconfezionate che vengono sparate attraverso i mass media più vergognosamente controllati e truffaldini dell'era moderna.
  Per trovare un simile asservimento ai potenti dobbiamo tornare ai tempi delle grandi dittature, all'agenzia Tass, all'istituto Luce. Solo che oggi è ancora peggio, perché il controllo che le élite esercitano sulla società è subdolo, infido, parzialmente invisibile. Ed è attraverso la comunicazione di “regime”, chiamiamola così, che questi criminali - le parole ci sono, usiamole! - mantengono il controllo e rafforzano il loro potere. Ingannando la gente, sviando l'attenzione su falsi problemi e falsi obiettivi, mentendo spudoratamente su tutto. Potremmo giocare con il titolo del nostro convegno, a questo punto, perché ce n'è uno alternativo a cui avevo pensato e che suona più o meno così:
INDAGINE  SULLA CRISI:
UN TENTATIVO CRIMINALE DI CAMBIARE IL SISTEMA
SENZA DIRLO A NESSUNO
  Ma cosa significa esattamente cambiare il sistema? Ve lo siete chiesti?
  Un tempo era una sorta di mantra dei rivoluzionari. Oggi, invece, è diventato l'obiettivo delle élite finanziarie che controllano, più o meno direttamente, il mondo intero. Il loro intento è diventato chiaro man mano che questa infinita crisi sistemica ed economica ha cominciato ad assumere proporzioni irreali. È stato allora che alcuni di noi, purtroppo ancora pochi temo, hanno cominciato a comprendere che dietro la propaganda martellante, dietro a vocaboli come globalizzazione, liberismo, unità fra i popoli, moneta unica e molte altre ancora si nascondeva tutt'altro. Qualcosa di estremamente pericoloso. Ma ce ne siamo accorti tardi, e questo, oggi, rende il problema ancora più difficile da risolvere: soprattutto perché il lavaggio del cervello messo in atto quotidianamente attraverso giornali e televisioni, con l'appoggio di opinion maker senza dignità, ha ribaltato la realtà agli occhi della gente comune e ha creato falsi miti e falsi obiettivi.
  Per fare un esempio che calza a pennello all'Italia, pensiamo solo alle continue menzogne sulla presunta uscita da una crisi che non può avere soluzioni se non cambiamo prima le regole economiche e se non ci riappropriamo della nostra Costituzione e della nostra giurisprudenza. Sì, perché dobbiamo essere chiari, dobbiamo guardarci negli occhi e avere il coraggio della verità anche se dolorosa: non c'è nessuna possibilità di migliorare la nostra situazione e di riappropriarci delle nostre vite se prima non riusciremo a forzare la gabbia dell'Euro e a far ritrovare un minimo di orgoglio democratico al nostro bistrattato Paese.

  È esattamente così, le élite finanziarie - definizione che comprende un vasto numero di soggetti, ed è un discorso che varrebbe la pena di approfondire - hanno scelto in piena consapevolezza di creare delle vere e proprie armi di distruzione di massa camuffandole da caramelline, da regali fatti al popolo, da Nirvana immaginari che ci avrebbero portati verso un Paradiso che non è mai esistito. L'obiettivo principale era di riacquisire il potere assoluto che i rentiers avevano prima delle grandi rivoluzioni che, fra fine Settecento e Ottocento, hanno rovesciato i regimi monarchici e portato l'Europa occidentale, passo dopo passo, verso la democrazia.
  La cosiddetta globalizzazione si è rivelata per ciò che era realmente: una neoschiavizzazione, un bieco sfruttamento della mano d'opera e un modo per aggirare le leggi - penso solo a quelle ambientali e a quelle sui divieti d'uso di materiali dannosi per la salute. Il commercio mondiale è andato via via deteriorandosi a causa della monopolizzazione da parte delle grandi Multinazionali. La distribuzione della ricchezza è diventata un atroce e ingiustificato accumulo di beni e di denaro da parte di pochissimi a scapito di tanti. I finanzieri, i nuovi ricchi - e stiamo parlando di ricchezze immense, inimmaginabili - hanno messo in atto un lobbismo esasperato e hanno di fatto esautorato la politica delle sue funzioni. Hanno tolto potere e responsabilità ai politici facendone i loro burattini, e poi li hanno additati a bersaglio di ogni nefandezza. Non che non abbiano le loro colpe, ma sono dei falsi obiettivi. Vi hanno portati a pensare che la politica è una cosa sporca, da cui stare lontani, e che il voto è inutile perché tanto non cambia niente. Non è così. È un'altra, abile, pericolosissima menzogna. Perché la politica, quella vera, è indispensabile, con i suoi difetti è la guida che permette di sviluppare e di far crescere la società. È la nostra porta sul domani: ce ne dobbiamo riappropriare, insieme alla nostra sovranità monetaria!

  Prima ho usato la parola democrazia. Proviamo a ripeterla, proviamo a pensare a quanto sia stata bistrattata, abusata, ripetuta senza riflettere su che cosa significava realmente quella parola. Perché fra i trucchi usati dai nuovi ricchi, che sono immensamente più ricchi, spietati, avidi e sanguinari rispetto a tutti i loro antichi predecessori, c'è stato anche quello di sminuire il valore del sistema democratico, di presentarcelo come imperfetto, di farlo passare per la causa di tutti i mali. Ora, ogni sistema umano è imperfetto e perfettibile, e la democrazia non fa eccezione: ma la volontà distruttiva che sempre i media e i leader senza scrupoli hanno propagandato negli ultimi anni nascondeva, more solito, un disegno più che mai concreto di cancellazione. Sì, di cancellazione, o se preferite di distruzione: dei diritti, dello Stato Sociale, delle regole democratiche e civili soppiantate da trattati pensati, stipulati e firmati da biechi e sconosciuti burocrati sulle teste di tutti i cittadini. Trattati che rendono le nostre Costituzioni, quelle Costituzioni scaturite da sacrifici di sangue dei nostri avi, poco più che carta straccia. La vergogna di Maastricht, che è stata poi addirittura superata dalla vergogna del Trattato di Lisbona, che è un vero colpo di Stato bianco ordito all'insaputa del 99,9% della popolazione.

  Amici, amiche,
  stasera siamo qui, in compagnia dei nostri esperti, per approfondire questi temi, per capire che cosa dicono veramente i trattati europei, per verificarne l'incostituzionalità giuridica; siamo qui per imparare come attraverso la moneta unica ci abbiano costruito intorno una gabbia di debito reale (e non il debito pubblico, che è il contrario di quello che quasi tutti pensano), di sopraffazione, di assenza di lavoro, di salari vergognosi e di diritti del lavoro negati e bistrattati. Pensate per quanto tempo ci siamo sentiti dire: non c'è più il posto fisso. Una frase che abbiamo finito per considerare normale, come se il lavoro fosse un lusso, una cortese elargizione dei nostri nuovi padroni: come se precariato, disoccupazione e incertezza potessero garantire equilibrio e benessere sociale.
  Signori, ovviamente non è così. Dobbiamo quindi, innanzitutto, riappropriarci delle parole, ricordarne il vero significato. Dobbiamo riappropriarci dei concetti, del senso della nostra storia e delle nostre vite. Siamo stati un Paese forte, pieno di iniziativa, siamo diventati la quinta potenza industriale mondiale grazie al nostro ingegno e alle nostre capacità. Poi è arrivato qualcuno e ha cominciato a denigrarci, a dirci che eravamo dei falliti, a spiegarci che avremmo dovuto affidarci alla tutela di non si sa bene chi e non si sa bene perché. Ebbene, dopo anni di imbrogli e di menzogne ora siamo arrivati dove siamo: da primo o secondo Paese per produzione industriale in Europa a penultimo: grazie Euro. Grazie, burocrati infidi, politici venduti, finanzieri d'assalto: ora ne abbiamo avuto abbastanza. Ora non siamo più disposti a subire e a chinare il capo. Ora non siamo più disposti a credere alle vostre bugie. È tempo di svegliarsi, tutti insieme, con coraggio e pazienza, ce la possiamo fare.
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