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Chi è come Dio?

Universi
CHI È COME DIO?

La vita non sopporta alterazioni

Chi spiega ad un albero come svilupparsi? Chi mostra ad un fiore quale colore dovrà avere, il numero dei petali, o quando dovrà sbocciare? Chi dice ad un uovo come dovrà essere il pulcino che si formerà al suo interno?
Le linee guida sono contenute nel seme, o meglio nel suo DNA: un pacchetto di informazioni che ogni vegetale sa leggere perfettamente, così come sa farlo ogni altro essere vivente. In quel libretto di istruzioni è scritto un codice naturale, che obbedisce a leggi precise.
Ogni creatura prova la sua maggior gioia quando può esprimerlo appieno, senza intromissioni esterne, senza errori o manomissioni. Qualunque intervento volto a modificare questo codice è una forma di violenza. E produrrà inevitabilmente dei mostri, destinati a un’esistenza grama. Perché la vita può essere aiutata a fiorire, ma non accetta forzature; può e deve essere sostenuta, ma non sopporta alterazioni.

Giocare al piccolo chimico

Cosa sta succedendo invece in questo momento storico?
Abbiamo scelto di credere che le chiavi della vita siano totalmente nelle nostre mani. Abbiamo deciso di diventarne i padroni. Ci siamo dati l’autorizzazione a toccarla e rovistarla, a osservarla con occhio avido, illusi che ogni risposta potrà essere trovata grazie alle nostre speculazioni. La riduciamo a reazioni elettriche e biochimiche, a neurotrasmettitori, enzimi e cromosomi, come se tutto si esaurisca sul piano materiale, fingendo di non sapere che le forze della vita non hanno nulla di tangibile.
Manipoliamo il DNA come se stessimo giocando al piccolo chimico, divertendoci a vedere cosa succede dentro le nostre provette. Ci sentiamo legittimati a compiere qualunque esperimento, perché la “conoscenza” deve avanzare costi quel che costi. Perché la scienza non deve porsi dei limiti. Vogliamo illuderci che le leggi di Natura possano essere infrante senza alcuna conseguenza.

Il desiderio di sentirsi Dio  

Si potrebbe pensare che la motivazione principale alla base dei nostri esperimenti e ricerche sia la sete di denaro. Ma non è così. C’è un’altra tentazione, molto più subdola, che attanaglia l’uomo da quando ha messo piede nel laboratorio terrestre: la brama di potere. Il desiderio di sentirsi Dio. In altre parole, il sogno dell’onnipotenza.
Un delirio che di sicuro ci accompagna da sempre, considerando il nome dato al primo arcangelo: Michele, cioè “Chi è come Dio?”. Un nome che suona come una sfida. Un grido di battaglia per fermare chiunque pretenda di trascendere il giusto limite umano, non per nobilitarsi ma per sprofondare nel luogo più basso che possa scegliere per sé. Perché, paradossalmente, più tenta di innalzarsi oltre ciò che gli compete, più l’uomo si inabissa.
È la provocazione del potere estremo, quello che non solo porta ad ergersi e dominare sugli altri esseri, ma che ambisce a conquistare l’intoccabile, a inquinare quanto di più sacro esista: addirittura le fonti della vita.

Un pericoloso delirio di onnipotenza

Ma quali potrebbero essere le conseguenze di una simile presunzione?
In realtà lo ignoriamo. Non sappiamo quanto ci si stia spingendo nei luoghi in cui la falsa scienza opera, manipola, distorce. Sappiamo che una delle nuove frontiere è il transumanesimo, cioè la creazione di ibridi uomo-macchina, con tutto ciò che può comportare – e che la fantascienza ha anticipato già da decenni. Forse si punta alla creazione di una specie sub-umana, magari da utilizzare come forza lavoro.

Un altro degli obiettivi che dovrebbe mettere dei grossi dubbi etici è la realizzazione dell’utero artificiale, già in cantiere, mediante il quale si porteranno al mondo bambini senza identità e senza genitori, e perciò privi di qualunque tutela o protezione. Che sarà di queste povere creature che non conosceranno il calore di un ventre materno? In quali mani finiranno?
Non pensiate che questa macchina infernale serva per portare a termine delle gravidanze interrotte prematuramente: per questo esistono già le incubatrici. No, l’utero artificiale mira a “costruire” bambini partendo dalle cellule iniziali, recuperabili in qualunque banca del seme. A quale scopo?

Anche la possibilità di manovrare il cervello tramite un computer, già testata su animali, dovrebbe farci drizzare le antenne (e i capelli in testa). Quali ordini potrebbe eseguire una persona telecomandata a distanza?

La storia di Frankenstein può insegnarci molto

Incredibili scenari si aprono, quando si perde il senso del limite. E il delirio di onnipotenza non è meno pericoloso se ad esserne affetti sono uomini di scienza, con un’intelligenza spesso superiore alla media e dei mezzi che la gente comune non ha a disposizione.
È arrivato il momento di fermarci. È necessario che ci interroghiamo sulle nostre intenzioni, che valutiamo seriamente i risultati che potremmo ottenere. Sono davvero utili all’umanità? Sono in linea con una vera evoluzione? Il gioco vale la candela?
Certo, l’uomo ha bisogno di espandersi. Non è nato per restare immobile, né per accontentarsi di ciò che man mano raggiunge. La sua forza vitale si manifesta anche attraverso nuove creazioni, nuovi percorsi, nuove mete. Le energie della crescita, anche di quella mentale, non possono essere trattenute. Ma dobbiamo incanalarle, imparando ad usarle per il bene. Diversamente ci si ritorceranno contro, e neanche chi le avrà messe in moto sarà al riparo delle tremende conseguenze.
La storia di Frankenstein può insegnarci molto, a questo proposito. Ricordate quale sorte ebbe il suo costruttore?

Scienziati o manipolatori

Quando si interagisce con una forma vivente, a qualunque regno di natura appartenga, è indispensabile usare rispetto. Rispetto per il codice perfetto insito nel suo essere, per l’intelligenza che ne ha guidato la formazione, per il suo bisogno innato di svilupparsi secondo ciò che è realmente. Rispetto per il suo diritto ad una vita armoniosa ma anche ad una morte naturale che non leda la dignità.
Chi oltrepassa questi limiti non può essere definito scienziato. Anche se indossa un camice e si esprime con paroloni altisonanti, che vorrebbero alludere a lunghi anni di studio, in realtà non è altro che un manipolatore. E certo non lavora per il bene dell’umanità. Teniamolo bene a mente, prima di inchinarci a quella che ci ostiniamo a chiamare “scienza”.

Autore: Maria Antonietta Pirrigheddu
Pubblicato il: 20 febbraio 2021
Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2025
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