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Chi è come Dio?

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CHI È COME DIO?

“Chi è come Dio?”: una domanda che dà il nome all’Arcangelo Michele. E anche un monito per chi, in un delirio di onnipotenza, pretende di farsi padrone della vita.
Ci sono forme di male difficili da riconoscere: sono quelle a cui la società attribuisce un valore, mascherandole da progresso e innovazione. E arrivano a toccare ciò che per sua natura è intangibile: la vita stessa.

La vita non sopporta alterazioni

Chi spiega a un albero come svilupparsi? Chi fa sapere a un fiore quale colore dovrà avere, il numero dei petali, o quando dovrà sbocciare? Chi dice a un uovo come dovrà essere il pulcino che si formerà al suo interno?
Le linee guida sono contenute nel seme, o meglio nel suo DNA: un pacchetto di informazioni che ogni vegetale sa leggere perfettamente, così come sa fare ogni altro essere vivente. In quel libretto di istruzioni è scritto un codice naturale, che obbedisce a leggi precise.
A meno che non si tratti di curare una malattia, qualunque intervento volto ad alterare questo codice è una forma di violenza. E rischia di produrre dei mostri, destinati a un’esistenza grama.
Ogni creatura prova la sua maggior gioia quando può esprimerlo appieno, senza intromissioni esterne, senza errori o manomissioni. Perché la vita può essere aiutata a fiorire, ma non accetta forzature; può e deve essere sostenuta, ma non tollera deviazioni.

Il desiderio di sentirsi Dio

Cosa sta succedendo invece in questo momento storico?
Abbiamo scelto di credere che le chiavi della vita siano totalmente nelle nostre mani. Abbiamo deciso di diventarne i padroni.
Ci siamo dati l’autorizzazione a toccarla e rovistarla, a osservarla con occhio avido, illusi che ogni risposta possa essere trovata grazie alle nostre speculazioni. La riduciamo a reazioni elettriche e biochimiche, a neurotrasmettitori, enzimi e cromosomi, come se tutto si esaurisse sul piano materiale, fingendo di ignorare che le forze della vita non hanno nulla di tangibile.

Due masse di figure umane, una rossa e una verde, si scontrano in un dipintoSi potrebbe pensare che la motivazione principale alla base dei nostri esperimenti e ricerche sia la sete di denaro. Ma non è così.
C’è un’altra tentazione, molto più subdola, che attanaglia l’uomo da quando ha messo piede nel laboratorio terrestre: la brama di potere. Il desiderio di sentirsi Dio. In altre parole, il sogno dell’onnipotenza.
Un delirio che di sicuro ci portiamo dentro da sempre. Basti pensare al nome dato al primo Arcangelo: Michele, cioè “Chi è come Dio?”. Un nome che suona come una sfida. Un grido di battaglia per fermare chiunque pretenda di trascendere il giusto limite umano, non per nobilitarsi ma per sprofondare nel luogo più basso che possa scegliere per sé. Perché, paradossalmente, più tenta di innalzarsi oltre ciò che gli compete, più l’uomo si inabissa.
È la provocazione del potere estremo, quello che non solo porta a ergersi e dominare sugli altri esseri, ma che ambisce a conquistare l’intoccabile, a inquinare quanto di più sacro esista: le fonti della vita.

La tentazione di fabbricare la vita

Sappiamo che una delle nuove frontiere è il transumanesimo, con la prospettiva di creare ibridi uomo-macchina, con tutto ciò che può comportare - e che la fantascienza ha anticipato già da decenni. Si punta anche a ottenere una specie sub-umana, da utilizzare come fabbrica di organi o magari come forza lavoro.

volto ibrido uomo-polpoUn altro obiettivo che dovrebbe sollevare grossi dubbi etici è la realizzazione dell’utero artificiale, già in cantiere. Potrà portare al mondo bambini senza identità e senza genitori, e perciò privi di qualunque tutela o protezione.
Che sarà di questi infelici che non conosceranno il calore del ventre materno? In quali mani finiranno?
Non pensiate che questa macchina infernale serva per portare a termine delle gravidanze interrotte prematuramente: per questo esistono già le incubatrici. No, l’utero artificiale mira a “costruire” bambini partendo dalle cellule iniziali, recuperabili in qualunque banca del seme. A quale scopo?

Anche la possibilità di manipolare il cervello tramite un computer, ufficialmente testata finora sugli animali ma in modo ufficioso pure sugli esseri umani, dovrebbe farci drizzare le antenne (e i capelli in testa). Quali ordini potrebbe eseguire una persona telecomandata a distanza?

Gli scienziati che giocano al Piccolo chimico

Manipoliamo il codice della vita come se stessimo giocando al piccolo chimico, divertendoci a vedere cosa succede dentro le nostre provette. Ci sentiamo legittimati a compiere qualunque esperimento, perché la “conoscenza” deve avanzare costi quel che costi. Perché la scienza non deve porsi vincoli. Vogliamo illuderci che le leggi di Natura possano essere tranquillamente infrante.
Ma quali possono essere gli effetti di una simile presunzione?
Lo ignoriamo. Non sappiamo quanto ci si stia spingendo nei luoghi in cui la falsa scienza opera, maneggia, distorce.
Incredibili scenari si aprono, quando si perde il senso del limite. E il delirio di onnipotenza non è meno pericoloso se a esserne affetti sono uomini di scienza, con un quoziente intellettivo spesso superiore alla media e dei mezzi che la gente comune non ha a disposizione.

Frankenstein insegna

È arrivato il momento di fermarci. È necessario che ci interroghiamo sulle nostre intenzioni, che valutiamo seriamente i risultati. Sono davvero utili all’umanità? Sono in linea con una vera evoluzione? Il gioco vale la candela?
Certo, l’uomo ha bisogno di spingersi continuamente avanti. Non è nato per restare immobile, né per accontentarsi di ciò che man mano raggiunge. La sua forza vitale si esprime anche attraverso nuove creazioni, nuovi percorsi, nuove mete. Le sue energie, comprese quelle mentali, non possono essere trattenute.
Ma dobbiamo incanalarle, imparare a usarle per il bene. Diversamente ci si ritorceranno contro, e neanche chi le avrà messe in moto sarà al riparo dalle conseguenze.
La storia di Frankenstein può insegnarci molto, a questo proposito. Ricordate quale sorte ebbe il suo costruttore?

Scienziati o manipolatori?

Quando si interagisce con una forma vivente, a qualunque regno di natura appartenga, la parola chiave è rispetto.
Rispetto per il codice perfetto insito nel suo essere, per l’intelligenza che ne ha guidato la formazione, per il suo bisogno innato di svilupparsi per quello che è. Rispetto per il suo diritto a una vita armoniosa, ma anche a una morte naturale che non leda la dignità.
Chi oltrepassa questi confini non può essere definito scienziato. Anche se indossa un camice e si esprime con paroloni altisonanti, non è altro che un manipolatore. E non lavora per il bene dell’umanità.
Teniamolo bene a mente, prima di inchinarci a quella che ci ostiniamo a chiamare “scienza”.

da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu

Data pubblicazione: 20 febbraio 2021
Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026

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