Se la scienza fa a pugni col progresso
Universi
SE LA SCIENZA FA A PUGNI COL PROGRESSO
Guardiamoci attorno. Abbiamo deturpato il pianeta, oscurato la coscienza, corrotto il sapere. Siamo sicuri che questo sia progresso? E possiamo ancora chiamare scienza ciò che perde di vista l’uomo, la natura e la vita?
Non siamo costretti a seguire le idee dominanti, quelle promulgate da pochi potenti. E non possiamo rassegnarci al pensiero che la nostra sorte sia nelle loro mani. Possiamo ancora ribaltare il tavolo dei giochi.
La nostra idea di progresso
Che cos’è il progresso?Per il senso comune è ciò che caratterizza la nostra epoca. Si dice che l’uomo stia avanzando senza sosta, vittorioso lungo il cammino dell’evoluzione. Ci consideriamo la civiltà più emancipata mai passata sulla Terra, la più scientifica, dotata delle tecnologie più audaci. Una civiltà in cui i diritti un tempo riservati a pochi privilegiati sono diventati patrimonio di tutti.
Oppure no?
Dipende. Dipende dal punto di osservazione.
Se parliamo di progresso tecnologico, può darsi. Magari i reperti conservati nei sotterranei dei musei di mezzo mondo potrebbero farci sorgere qualche dubbio, ma proprio per questo li teniamo nascosti. Se invece guardiamo allo stato di benessere dell’umanità nel suo insieme, alle condizioni in cui versa la nostra Casa comune, o al modo in cui gli esseri umani si rapportano alle altre creature, di sicuro la parola civiltà ci va un po’ stretta.
È convinzione diffusa che l’essere umano sia il culmine della creazione, l’anello principale della catena dell’esistenza. Una certa scienza e un certo tipo di religione lo descrivono come un essere superiore, destinato a dominare tutto il resto. Ma in una catena ogni anello sostiene l’altro, e l’equilibrio è dato dalle intersecazioni. Se si spezza un anello, la catena si rompe.
L'illogica idea della superiorità umana
L’idea della superiorità umana è all’origine degli oltraggi che infliggiamo al mondo. Ed è anche illogica: se ogni cosa è indispensabile all’equilibrio del sistema-esistenza, nessuna può essere superiore o inferiore all’altra. Come potremmo sopravvivere, ad esempio, senza gli alberi? Quegli stessi alberi che stiamo abbattendo giorno dopo giorno in nome di un falso “green”, che si sta rivelando come una delle più grandi truffe mai concepite! E cosa saremmo senza gli animali, quelli su cui prevarichiamo con una crudeltà inconcepibile?Forse l’unico elemento che potrebbe venir meno, senza che il resto ne senta la mancanza, è proprio l’uomo: il presunto vertice. Anzi, l’ultimo anello della catena.
Eppure qualunque logica viene spazzata via di fronte alla nostra smisurata presunzione.
Non ci basta considerarci il vertice della vita sulla Terra: arriviamo perfino a stabilire quali debbano essere i limiti del Creato.
Che cos’è, se non presunzione, la pretesa di essere gli unici esseri senzienti dell’universo? Un universo che fino a non molto tempo fa si riteneva coincidesse con un’unica galassia, cioè la nostra. In seguito si riuscì ad accettare il fatto che potevamo avere anche delle vicine di casa. Oggi sappiamo che solo nelle nostre vicinanze se ne contano miliardi. Eppure, chi osa parlare di extraterrestri viene ancora deriso.
Alcuni esperti ammettono che sì, è possibile che esista vita intelligente negli sterminati spazi che circondano la Terra. Ma subito aggiungono che nessuno potrebbe mai raggiungerci. Abbiamo deciso che si possa viaggiare solo a una determinata velocità e non oltre. E l’universo deve sottostare ai limiti del nostro sapere.
E cosa dire del fatto che una parte significativa del nostro DNA venga definita “spazzatura”, solo perché non comprendiamo a cosa serve? Non è anche questa una forma di arroganza?
Il vizio di cancellare ciò che ci ha preceduto
La stessa protervia ci porta a considerarci più evoluti di chi ha vissuto prima di noi. Eppure il cammino della conoscenza sarebbe stato molto più agevole se ogni civiltà non avesse sistematicamente cancellato i sistemi di pensiero precedenti per imporre le proprie idee e la propria religione. Sarebbe molto più facile oggi capire determinati concetti se, ad esempio, il cristianesimo non avesse demonizzato e assorbito la simbologia pagana. Ma lo stesso avvenne con i civilissimi greci, che sostituirono molti elementi delle mitologie preesistenti, pregiudicandone la comprensione. Prima ancora lo fecero gli ebrei con le popolazioni di Canaan, e così via, nei secoli dei secoli amen.Così, dopo aver sterminato coloro che chiamavamo barbari - gli indiani d’America e i nativi australiani, per citarne solo alcuni - oggi qualcuno si volta indietro e si rende conto che invece questi “trogloditi” avevano davvero tanto da insegnarci. E che, se invece di convertirli a suon di fucilate li avessimo rispettati e ascoltati, ora il pianeta se la passerebbe meglio.
Non c’erano bambini affamati nelle capanne o nelle tende di queste popolazioni.
Non c’erano capi avidi che per arricchirsi devastavano le foreste.
Non avevano l’abitudine di tormentare gli altri esseri viventi per divertimento.
Come si misura la civiltà di un popolo?
Questi comportamenti non sono scollegati tra loro. Al contrario, sono parenti stretti: chi non ha pietà degli animali difficilmente ne avrà per i bambini.In molti si stracciano le vesti quando vedono qualcuno spendere per sfamare un cane, o per dargli un riparo durante l’inverno. «Prima l’uomo, poi gli animali!» gridano costoro. Ma la supremazia dell’essere umano sull’animale è solo teorica: il bene è bene per tutti. Chi è capace di soccorrere un cane, a maggior ragione lo farà con un essere umano e viceversa.
Certo, possiamo far finta che gli allevamenti intensivi siano necessari per la nostra alimentazione. Possiamo credere che i circhi con gli animali addestrati siano un modo per avvicinarci alle meraviglie della fauna selvatica. Possiamo pensare che uccidere tutto ciò che ci passa sulla testa sia un innocuo passatempo.
Allo stesso modo, c’è chi crede che l’orrenda pratica della vivisezione sia un sacrificio indispensabile al benessere umano, addirittura uno dei capisaldi della medicina. E invece è una colossale menzogna: perché la vivisezione è solo un meccanismo losco concepito per fare del male anche all’uomo, seppur in modo subdolo. Senza contare il fatto che nessuno potrebbe ricavare del bene facendo tanto male. Ma noi, ignorando questo principio, continuiamo a foraggiare grandi associazioni che si autodefiniscono filantrope e che non procureranno mai vantaggio ad alcuno, se non alle proprie tasche.
La TV tace su queste pratiche immonde, per cui possiamo continuare a fingere di non saperlo. Eppure «la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali», diceva Gandhi.
Una scienza che odora di religione
Gran parte di queste scelte viene fatta in nome del cosiddetto sviluppo scientifico. Ma l’uomo di oggi, in questo scenario, dove si colloca?Da una parte una nuova cultura illuminata, che opera quasi sottotraccia, sta cercando di ricondurci all’unità; dall’altra impera un tipo di scienza che si nutre di dogmi, né più né meno come una religione. Chi osa contraddire l’establishment viene bollato come eretico, emarginato e messo sul rogo del pubblico ludibrio. Succede a storici, archeologi, ricercatori e medici non allineati.
Ma c’è di peggio: ci hanno convinto che l’uomo sia il padrone della terra. Anzi, del cosmo intero.
Qualche decennio fa, Stati Uniti e Unione Sovietica ipotizzarono di far esplodere una bomba atomica sulla Luna. Era visto come un gesto di forza, un modo per dimostrare a tutti, senza possibilità di replica, che il nostro satellite poteva essere conquistato. Per ragioni non del tutto chiare alla fine desistettero. Questo aneddoto, uno tra tanti, illustra bene le scelleratezze causate dalla convinzione che tutto sia a nostra disposizione. E con le attuali tecnologie ci stiamo dotando di armi di una distruttività mai vista prima.
Ma è l’infinitamente piccolo, oggi, il campo d’interesse preminente. Ci divertiamo soprattutto a maneggiare le molecole di DNA, le basi della vita. I nostri “scienziati” si sentono autorizzati a creare moderne chimere: ad esempio ibridi tra uomo e animale, il cui scopo mette i brividi solo a pensarci.
Quando il progresso perde l'etica
Dopo i tempi bui dei secoli scorsi, diamo per scontato che la scienza illumini le menti. Per noi scientifico è sinonimo di precisione, di rigore, di accuratezza. Ma è davvero così?La scienza odierna spesso occulta la verità, per cercare invece il proprio tornaconto. Non le interessa più impegnarsi nella scoperta delle Leggi di natura. Il suo intento non è quello di migliorare la vita degli individui, a meno che questo non coincida con il profitto. La scienza a cui diamo credito e potere ha ormai un unico fine: giungere a scoperte e invenzioni sulle quali si possa lucrare. Non per nulla la maggior parte delle ricerche sono finanziate da multinazionali.
Ma è giunto il momento di arrendersi all’evidenza: le acquisizioni tecnologiche, se non supportate da un’etica superiore e dalla conoscenza spirituale, possono diventare pericolose. Impoveriscono chi le possiede e chi le usa. Le condizioni in cui versa la Terra con la maggior parte dei suoi abitanti ne sono la prova.
La realtà non si indaga solo con la mente
Eppure non abbiamo alcuna intenzione di fermarci. Siamo in preda a un fervore diabolico. “Diaballein”, appunto, significa ingannare, seminare inimicizia, mettersi in mezzo. E noi seminiamo inimicizia tra le cose e le creature. Sezioniamo corpi viventi nello stesso modo in cui dividiamo le nostre conoscenze in compartimenti stagni. Perché abbiamo separato la nostra coscienza dal Tutto.La scienza moderna, o meglio questa pseudo-scienza nella quale crediamo ciecamente, pretende di indagare le cose utilizzando solo la mente e gli strumenti che essa mette a punto. Ma la mente è soltanto una delle componenti umane. Perché mai dovremmo usare unicamente una nostra porzione, per indagare il Creato?
Ci sono ancora miriadi di cose di cui non sappiamo nulla o quasi. Perché i cosiddetti scienziati vorrebbero impedirci di scandagliare la realtà anche in altri modi?
Scienza, spiritualità e arte
Le società del passato, quelle caratterizzate da grandi conquiste di pensiero, si reggevano su tre pilastri: scienza, spiritualità e arte. Tre ambiti in cui ci si muoveva senza soluzione di continuità. Noi li abbiamo contaminati tutti. Abbiamo corrotto la scienza, ormai pronta ad assecondare qualunque delirio. Non abbiamo risparmiato la spiritualità, cristallizzandola nelle religioni costituite. Non ha avuto miglior sorte l’arte, ove spadroneggiano coloro che possono comprarsi una buona critica, e dove la modernità si confonde con l’esaltazione del brutto.Dov’è dunque il nostro progresso?
Eppure possiamo invertire la rotta. Abbiamo ancora la possibilità di tornare sui nostri passi, prima di provocare un disastro irreversibile. Ciascuno di noi si considera un essere evoluto e intelligente. E se cominciassimo a usarle, queste qualità?
Noi stessi, giorno dopo giorno, costruiamo la società a cui apparteniamo; noi stessi abbiamo il potere di trasformarla. Senza cadere nell’errore di rassegnarci, pensando che tutto sia nelle mani di pochi potenti. Se oggi le cose stanno così è comunque il risultato delle nostre scelte. Possiamo ancora ribaltare il tavolo dei giochi.
Come?
Imparando a leggere la realtà che abbiamo sotto gli occhi, per cominciare. Smettendo di inseguire convenienze e clientelismi, o di restare aggrappati a ideologie ormai superate.
Ci salverà la conoscenza
Sarà la Conoscenza a salvarci. Non quella fatta di teorie, di divagazioni, di nuda cultura: la vera Conoscenza è quella che scuote l’uomo, che lo risveglia, lo riscalda.
Soprattutto è quella che rafforza il suo bisogno di amare, che ravviva il desiderio di intrecciare legami profondi con le altre creature e con il Creatore. Perché l’uomo non è fatto per stare solo. Anche se il legame più importante è quello che deve stringere con se stesso.
La natura di queste interazioni documenterà il grado di progresso degli individui e dei popoli.
da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu
Data pubblicazione: 1 dicembre 2020
Ultima modifica: 25 luglio 2026
E se non ti basta...
Quando la conoscenza si frantuma, anche l'uomo va in pezzi:
Arte, scienza, spiritualità: un sapere perduto
Un tempo non erano separati, ma parti dello stesso sapere.
Chi è come Dio?
Quel desiderio di sentirci onnipotenti che ci fa giocare al piccolo chimico e manipolare il codice della vita.
Gli intermediari e la dimenticanza di sé
Per tutta la vita passiamo da una mamma all'altra. E così non diventiamo mai "grandi".


