Gli angeli custodi - Lunadivetro

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GLI ANGELI CUSTODI
I deva
La Tradizione Arcana insegna che tutte le creature – compresi gli animali, le piante ma anche le montagne, i fiumi, le sorgenti e qualunque altra forma esistente – hanno un custode: una creatura angelica, oppure un piccolo elementale nei regni più bassi. Ogni cellula, ogni goccia d’acqua, ogni particella ben definita ha una controparte immateriale. Possiamo chiamare questa parte spirituale col nome di “deva”. I deva portano in sé la memoria archetipica della forma. E poiché non ci sono due deva identici, ogni creatura è diversa dall’altra anche se minuscola. Ecco perché non esistono due foglie o due fiocchi di neve uguali.
L’uomo non fa certo eccezione. Ma nel nostro caso il termine custode è improprio: custodire significa sempre impedire, preservare, trattenere, cosa che l’angelo custode non fa assolutamente. Se così fosse, infatti, costringerebbe l’uomo a muoversi entro le sue indicazioni e limitazioni. Sarebbe più corretto, quindi, parlare di angelo protettore.
Immaginiamo che una parte dell'immensa Energia divina si sia suddivisa in miriadi di frammenti per poter affiancare ogni uomo. Quando si dice che Dio è "onnisciente", ci si riferisce proprio a questo suo frammento che ci sta accanto: un'alta energia individuale e intelligente, diversa dall'angelo di nascita, che accompagna l'essere umano durante il suo percorso terreno. Un compagno di vita, un sostegno morale che spesso non teniamo nemmeno in considerazione, relegandolo tra le credenze infantili. E pensare che se fossimo disposti ad accettarlo, se fossimo capaci di sentirne la presenza, non vacilleremmo tanto facilmente né ci lasceremmo mai cogliere dalla disperazione.
Proteggerci da che cosa?
Ma da cosa ci protegge esattamente? È lecito chiederselo, visto che tutti i giorni veniamo a conoscenza di storie terrificanti in cui persone indifese, compresi i bambini, restano vittime di violenze. Dove sono i loro angeli in quei frangenti? Come mai non intervengono?
In realtà, se gli angeli custodi fermassero ogni volta la mano di un eventuale aggressore, se impedissero a chiunque di commettere un crimine contro il loro protetto, contravverrebbero ad una delle Leggi principali che regolano l’esistenza umana: il libero arbitrio. Nessuno potrebbe più fare del male, nessuno sarebbe più libero di agire e di mettere in atto le proprie intenzioni, perché verrebbe bloccato. Ma, senza libero arbitrio, il passaggio dell’uomo sulla terra sarebbe del tutto inutile: la nostra evoluzione richiede che ci confrontiamo col male.
Talvolta l’angelo cerca di fermarci prima che ci gettiamo nel baratro, ma quand’è che lo ascoltiamo? Una volta prese le nostre decisioni, nessuno riesce a fermarci, visto che queste vanno spesso a braccetto con le convinzioni e convenienze del momento.
Dunque in cosa consiste la protezione dell’angelo?
L’angelo custode protegge, molto più spesso di quanto ci accorgiamo, da ciò che può succederci accidentalmente, da molti guai che ci procuriamo o che causiamo senza volerlo. Non sempre lo fa, è vero: impedisce il danno solo quando ancora non abbiamo portato a termine il nostro scopo di vita, quando ancora è fondamentale per noi proseguire il percorso terreno. A meno che quell’avversità non diventi fonte di un insegnamento ancora più alto per noi e per chi ci sta attorno. Per lo stesso motivo può talvolta fermare la mano di un aggressore, ma si tratta di eccezioni.
Anche ciò che ci succede di male può far parte dello scopo che la nostra anima, prima di incarnarsi, si è proposta di raggiungere; e non possiamo sapere ora a cosa servirà un nostro eventuale sacrificio.
Oltre alla libertà d’azione nostra e di chiunque altro, l’angelo rispetta e si prende cura del nostro disegno di vita. Ed è qui che possiamo capire davvero la sua funzione. L’angelo custodisce soprattutto la nostra via, il nostro compito personale. Lo fa cercando continuamente di riportarci al cuore.
Perciò non aspetta le nostre preghiere, per agire: farà quel che deve indipendentemente dalle richieste. La vera preghiera, per quanto lo riguarda, consiste nella predisposizione ad accettarne l’esistenza, a seguirne i suggerimenti.
L'occhio di Dio
Come possiamo figurarci quest’Essere?
Di solito gli diamo un volto umano e pensiamo che ci sussurri all’orecchio usando il nostro linguaggio. Ma qualunque immagine possiamo farci sarà sempre una nostra creazione; qualunque suo impulso sarà filtrato dalla nostra mente, che provvederà a tradurlo in parole comprensibili.
Dunque cosa potremo conoscere di lui? Semplicemente ciò che ispira alla coscienza... e non è poco. Possiamo essere consapevoli della sua presenza benefica, provare ad afferrare ciò che propone. Possiamo immaginarlo come una Forza che ci affianca seguendo i nostri passi, proteggendo, incoraggiando, consigliando.  Guida nelle decisioni, aiuta a sventare i pericoli, spesso suggerisce soluzioni insperate. Comunica con noi attraverso mille modi, cercando di farsi sentire anche quando siamo sordi o distratti, quando nemmeno ce ne ricordiamo. Ma riesce sempre a farsi capire, nei momenti in cui siamo disposti ad ascoltare.
L’angelo custode è l’Occhio di Dio che veglia su di noi, operando in stretta sintonia con la nostra coscienza più elevata, il Sé superiore.
Cercare di dargli un nome significherebbe, ancora una volta, usare l’immaginazione. Quante volte sentiamo esattamente ciò che vogliamo udire! Così, quando qualcuno si convince che gli sia stato rivelato il nome del proprio angelo, dovrebbe chiedersi se non sia stato il suo gran desiderio di conoscerlo a creare quel nome, o suono, o visione. D’altro canto Dio stesso ha più nomi, ma sono stati gli uomini a darglieli.
Come mai, allora, lo stesso discorso non vale per gli angeli di nascita?
Questa è un’altra storia. Anche in questo caso c'è stato l'intervento dell'uomo, che ha anzitutto la necessità di distinguerli l'uno dall'altro. I loro nomi ci sono stati tramandati dagli antichi e, nella loro varietà, riflettono 72 sfaccettature divine. 72 Pensieri divini attribuiti a diversi periodi dell'anno. Tutto ciò che possiamo sapere di ciascun angelo di nascita, in effetti, è racchiuso nel suo nome, o meglio nelle lettere che lo compongono. Un argomento affascinante, che vale davvero la pena approfondire.
Maria Antonietta Pirrigheddu
28.09.08

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