La logica della coscienza - Lunadivetro

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LA LOGICA DELLA COSCIENZA
Il campo di battaglia interiore
Si dice che le guerre che scoppiano di continuo sulla terra siano lo specchio dei conflitti in cui, senza nemmeno rendercene conto, siamo coinvolti personalmente: quelli interiori.
In realtà la maggior parte di noi trascorre la vita su un campo di battaglia, alle prese con pulsioni discordanti che si sfidano tra loro.
  Principalmente sono tre cose ad entrare in contrasto: il credere, il credere di volere e la coscienza.
Credere e credere di volere
Il credere è una sorta di contenitore in cui affluiscono convinzioni e convenzioni. Viene man mano riempito dall’educazione che si riceve, dall’ambiente in cui si vive, dalle convenienze personali o altrui. Insomma, un gran calderone in cui ribollono anche tutte le nostre illusioni.
Il credere di volere è qualcosa di diverso. Ha a che fare con la pretesa di essere sempre nel giusto, con la presunzione che i propri pensieri siano sempre fondati, che le proprie idee siano più forti e più corrette di quelle degli altri. In base a queste certezze stabiliamo priorità e desideri. Ma, dato che non partono dal cuore, le loro fondamenta sono instabili. La presunzione, infatti, gode di una visuale piuttosto limitata: riesce solo a dire “io, io!”. Abitando una realtà distorta, è inevitabile che cada in errore. Perciò i desideri che suscita non portano alla felicità.
Il credere e il credere di volere si trovano a fare i conti con la coscienza, quella componente che dovrebbe mostrarci la verità su noi stessi. Accade spesso, però, che la coscienza venga messa a tacere dagli altri due contendenti: ovvero da ciò che riteniamo sia la nostra volontà e che invece è soltanto il volere della parte più “bassa” di noi, o addirittura il volere di altri.
La logica, figlia della Ragione
Quali armi abbiamo a disposizione per aiutare la coscienza a vincere la sua battaglia?
Anzitutto potremmo partire alla sua scoperta, o meglio alla sua ri-scoperta. Molti di noi non ricordano di averla, o non ricordano di averci mai avuto a che fare. Eppure la coscienza non è qualcosa di distante o di alieno, e nemmeno ha una voce flebile. È solo sepolta sotto un cumulo di chiacchiere, provenienti dall’interno e dall’esterno. Quando riusciamo a zittire, almeno per qualche istante, tutte quelle voci che si inseguono dentro di noi senza alcun costrutto, può finalmente farsi sentire.
Possiamo aiutare la coscienza ad assolvere il suo compito imparando ad analizzare noi stessi: ad indagare che cosa muove la nostra esistenza, a distinguere ciò che ci fa progredire da ciò che ci intralcia. E qui ci può venire in soccorso la logica.
Già, la logica, la figlia della Ragione con la “R” maiuscola. Quella che ci obbliga a mettere da parte ambiguità e presunzioni. Quella che ci costringe a valutare con chiarezza istinti e pulsioni, e le situazioni in cui andiamo ad infilarci a causa loro. Le situazioni intricate, in fondo, non sono altro che conflitti: tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra logica e irragionevolezza. Guerre interiori che in prevalenza siamo noi stessi a scatenare, e che poi si riflettono negli eventi esterni. E non serve a niente sostenere che giusto e sbagliato non esistano, o che siano dei concetti relativi: ci sono pensieri e comportamenti che ci fanno del bene e altri che sortiscono l’effetto opposto.
Per il combattimento spirituale si usano armi pacifiche
Quando il nostro intento è onesto, quando davvero vogliamo scoprire la verità su di noi, gradatamente arriviamo a conoscere cosa ci si agita dentro. Allora troviamo pace e soluzioni. E la coscienza rifulge. Il pensiero comincia ad andare nella giusta direzione; le parole – rivolte a noi stessi o agli altri – acquistano potenza. Emerge la consapevolezza che non si può combattere la violenza con altra violenza. Impariamo a mostrare le cose per quel che sono, usando lucidità e logica. Ci rendiamo conto che solo un modo di fare pacato può penetrare la corazza di dolore di cui spesso sono rivestiti gli uomini.
Costruiamo così le nostre “armi” per il combattimento spirituale. E comprendiamo che combattere significa anzitutto liberarsi da ciò che non ci appartiene: da quel che ci è stato imposto dall’esterno ma anche da quelle idee, opinioni, convinzioni che ormai hanno fatto il loro tempo.
Maria Antonietta Pirrigheddu
12.03.14

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