Il bene e il male: evolvere o tornare indietro
Universi
IL BENE E IL MALE: EVOLVERE O TORNARE INDIETRO
La colpa è sempre di Dio o del diavolo
Quante volte ci siamo ritrovati a pensare: “Se Dio esistesse, non permetterebbe certe cose”?
È curioso: la colpa di tutto il male del mondo è di Dio o del diavolo. Rimpalliamo le responsabilità tra i due e noi restiamo ai margini. Quando sbagliamo, è il demonio che ci ha tentati; quando invece le cose vanno bene, nella gran parte dei casi ci dimentichiamo sia dell’uno che dell’altro.
Secoli fa, alcuni movimenti religiosi sostenevano che il mondo fosse opera di un Demiurgo malvagio; altri immaginavano due forze cosmiche in eterno contrasto. Ancora oggi, l’insegnamento cattolico mantiene un’impostazione simile: da una parte Dio, dall’altra il diavolo, impegnati in una guerra senza fine. Un diavolo talmente potente da riuscire a strappare dalle mani di Dio un gran numero di anime per trascinarle all’inferno. E il buon Dio, pur essendo onnipotente, non interviene perché l’uomo “possiede il libero arbitrio”.
Ecco come si tenta di spiegare, in modo semplicistico, il mistero del bene e del male. Ma noi non ci accontentiamo e continuiamo a porci domande.
Il bene è ciò che si fa, non ciò che si evita
Anzitutto, che cos’è il bene?
Di solito identifichiamo come bene ciò che pensiamo e crediamo noi, o la nostra cerchia di riferimento. Il male invece è ciò che pensa e crede chi è diverso da noi. Allo stesso modo, luce è ciò che pensiamo noi, oscurità ciò che pensa il nostro avversario. Così, tutti finiscono per convincersi di “stare dalla parte del bene”.
Già questo basterebbe a mostrare quanto superficiale sia la nostra conoscenza dei principi fondamentali dell’esistenza. Soprattutto è legata a quanto ci è stato inculcato. Spesso il nostro senso del bene è ridotto ad un elenco di decreti e divieti: io non rubo, non uccido, non sono violento, mi faccio i fatti miei, vado in chiesa… e tanto basta.
Ma obbedire a qualche precetto non significa essere dalla parte del bene. Il bene è qualcosa di attivo, di operante: è ciò che si compie, non ciò che semplicemente si evita!
Siamo noi a creare molti demoni
E il male, che cos’è?
Abbiamo visto che è la base stessa della scuola terrena: una pietra d’inciampo indispensabile affinché l’uomo cresca, un costante stimolo alla comprensione. Un frammento oscuro che dovrebbe fungere da cartina di tornasole, e che invece buona parte del genere umano nutre e ingigantisce, fino a trasformarlo in un macigno interiore. E i macigni schiacciano. Così, chi crede di dominare e predare diventa, senza saperlo, dominato e predato.
È chiaro che il bene e il male, prima che nel mondo esterno, dimorano dentro di noi. Quando arriviamo sul piano materiale questi due principi sono già presenti nel nostro essere. Il male che vediamo all’esterno è pur sempre una creazione umana, il risultato di un germe interiore coltivato e diffuso.
Siamo proprio noi a creare molti demoni, che poi sfuggono al nostro controllo. Il più delle volte non lo facciamo volontariamente, anzi nemmeno ce ne accorgiamo. Proviamo a pensare, ad esempio, a quali esseri negativi generi, e allo stesso tempo evochi, una mente preda di sfiducia e confusione. Un pensiero ossessivo si addensa attorno a noi, formando delle vere e proprie nubi energetiche che non portano nulla di buono.
Le egregore
Quando diamo potere al male in noi, esso acquista individualità e vita propria, con tutte le conseguenze che ne derivano. E poiché ogni cosa attira ciò che le somiglia, “nubi” dello stesso genere si uniscono, si rafforzano a vicenda e finiscono fuori dalla nostra giurisdizione. In questo quadro, fenomeni come la possessione diabolica non appaiono affatto inverosimili.
Quando molte persone coltivano pensieri di odio, ad esempio, finiscono per generare potenti masse di energia oscura, che prima o poi trovano il modo di manifestarsi. Queste concentrazioni – le cosiddette egregore - imperversano per il mondo andando a scaricarsi dove trovano terreno fertile, dando vita a fenomeni naturali distruttivi o alimentando conflitti e violenze collettive.
Anche queste possono essere considerate veri e propri demoni, creati ancora una volta dall’essere umano.
In ogni istante partecipiamo a ciò che accade nel mondo, perché vi contribuiamo in qualche modo. Se siamo convinti che il nostro odio o i nostri rancori non abbiano effetto finché restano inespressi, ci stiamo sbagliando. Hanno comunque la loro influenza, tutt’altro che innocua.
Il male ci permette di scegliere
Eppure, è proprio l’esistenza del male a fare di noi degli esseri liberi, perché ci permette di scegliere. E ci dà la spinta per crescere.
Ma la crescita prevede degli errori, esattamente come un bambino ha bisogno di cadere più volte per imparare a camminare senza paura. Anche noi dobbiamo imparare a dominare gli effetti delle nostre creazioni. Il più delle volte ci sfuggono di mano... e quando tornano indietro non ricordiamo più che sono partiti proprio da noi.
Imparare non significa, naturalmente, andare a cacciarsi di proposito in situazioni malsane. Il nostro compito è piuttosto quello di integrare il male. E per farlo è indispensabile guardarlo negli occhi, sia che provenga dall’esterno sia che abbia preso forma in noi. E poi trasformarlo, sublimarlo, metterlo al servizio del bene.
Molte esperienze servono per mostrarci cosa non dobbiamo essere. Non dobbiamo perché, semplicemente, l’essere in quel modo ci farebbe soffrire, o recherebbe danno a qualcun altro. E l’uomo, per sua natura, aspira ad essere felice e a stare bene.
Ciò che rallenta l'evoluzione
C’è chi sostiene che bene e male non esistano e che, da una prospettiva più elevata, siano solo due vie parallele verso la stessa meta. Ma non è proprio così. Se l’uomo desidera la felicità, l’amore e l’espansione del proprio essere, allora il male rappresenta il percorso opposto: è ciò che rallenta l’evoluzione e ci fa arretrare. Si compie il male per mancanza d’amore, non per amore.
Certo, tutto evolve comunque, anche attraverso errori e tentativi andati a vuoto; ma c’è bella differenza tra il procedere spediti e l’arrancare inciampando dolorosamente a ogni passo. E immaginare di evolvere attraverso il male altrui è pura perversità.
La discesa agli inferi
Fare esperienza del male non significa compierlo. Non saremo mai fuori dal suo raggio d’azione, ma l’ideale sarebbe conoscerlo attraverso l’osservazione. Ed è più facile che questo accada quando il male lo subiamo. Più difficile è apprendere dal male che non ci coinvolge direttamente: quando qualcosa non ci tocca reagiamo di solito indifferenza, o con un’emozione fugace che accantoniamo in fretta. Oppure ci voltiamo dall’altra parte e fuggiamo, mossi da comprensibile timore. E così perdiamo occasioni preziose di comprensione.
L’essere umano impara davvero dal male quando trova il coraggio di gettare lo sguardo nei suoi abissi. E quando s’immerge nelle voragini personali, l’esperienza può essere terrificante. È questa la “discesa agli inferi” di cui parlano i miti: un viaggio nelle zone più oscure del sé. Una preparazione a ciò che affronteremo dopo la morte, quando il giudice di fronte a cui ci troveremo sarà la nostra stessa coscienza.
Autore: Maria Antonietta Pirrigheddu
Pubblicato il: 22 maggio 2016
Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2025