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La sacra libertà di cambiare idea

Universi
LA SACRA LIBERTÀ DI CAMBIARE IDEA

Rimanere uguali a se stessi in perpetuo? Continuare a dire le stesse cose di dieci anni fa?
La società non ama chi cambia idea: le persone imprevedibili diventano difficili da controllare. Eppure il fiume interiore continua a scorrere, portandoci in luoghi diversi.
Forse la vera fedeltà non consiste nel restare immobili.

Gli esseri umani talvolta cambiano idea

Fedeltà: che bel concetto! Fa venire in mente qualcosa di vellutato, liscio al tatto, qualcosa su cui ci si può distendere sentendosi al sicuro.
Eppure fedeltà è forse una delle parole più temibili del nostro vocabolario.
Il pensatore: trasformazione, coerenza e libertà di pensieroPensiamoci bene: chi è il fedele? È colui che ha fatto un patto o una promessa, e che cercherà di tenervi fede a tutti i costi. Anche se dovesse cambiare idea. Anche se dovessero mutare le condizioni che hanno portato a quel patto.
Il fedele è qualcuno che ha aderito a un ideale e che, nel caso voglia tirarsi indietro o non intenda più seguirlo, verrà considerato un traditore. O un apostata.
È insomma qualcuno che non è più padrone del proprio agire.

Già, perché gli esseri umani possono cambiare idea, talvolta.
La cambiano perché le circostanze li portano a capire qualcosa di nuovo, che magari contraddice le convinzioni di prima. La cambiano perché si rendono conto che quel che ritenevano perfetto per loro non era poi così adatto. O perché prendono coscienza - non senza amarezza - che si erano ingannati su qualcuno o su qualcosa.
Talvolta sono i sentimenti a trasformarsi, mossi da maree sotterranee fino a quel momento impercettibili; altre volte è la vita che indossa un’altra veste, e non è più possibile guardarla con gli stessi occhi.

Coerenza, un'altra parola mal interpretata

È una vergogna questo mutamento?
No, non lo è. Eppure spesso viene sentito come tale.
Chi si permette di cambiare parere viene giudicato non affidabile; gli viene rinfacciato di non essere coerente.
Ma anche coerenza è una parola pericolosa, e soprattutto mal interpretata.

Cosa vuol dire essere coerenti? Rimanere uguali a se stessi in perpetuo? Continuare a dire le stesse cose che dicevamo un anno fa, dieci anni fa? Mantenere sempre lo stesso punto di vista? Ma guai a noi, se così fosse!
La coerenza è ben altro. È la capacità di far corrispondere pensiero, parola e azione. È il non tenere il piede in due scarpe. È l’essere uno con se stessi.

Incoerente, invece, è chi dice una cosa e ne fa un’altra.
Incoerente è chi non ha il coraggio di esternare ciò che pensa; chi si adatta penosamente alle decisioni altrui senza ribellarsi; chi si ostina a restare incastrato in una situazione che ormai gli va stretta.
Perciò non preoccupiamoci se qualcuno ci accusa di incoerenza perché non abbiamo più la stessa opinione su un determinato argomento, o perché osiamo contestare un movimento politico che non ci rispecchia più.
Non è questione di infedeltà. E spesso non siamo noi ad aver tradito.

Il fiume interiore

L’idea di poter rimanere fedeli a se stessi e insieme accettare le proprie trasformazioni sembra un paradosso.
Come si può restare saldi dentro di sé, mentre il fiume interiore scorre e ti porta in luoghi diversi?
Allora, l’unica fedeltà possibile è forse quella di adoperarsi affinché le acque di quel fiume restino pulite, mentre ci si sposta seguendo la corrente.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova...

La società attuale però - e forse ogni società - non ama i cambiamenti: rendono le persone imprevedibili.
Peggio ancora, incontrollabili. Perciò cerca in tutti i modi di metterci una pezza, costringendoci a giuramenti e promesse che prima o poi, inevitabilmente, crolleranno.
Ci sistema dentro recinti di idee comuni, dove le persone si condizionano l’un l’altra e, proprio come pecorelle, si sentono più al sicuro quando seguono la maggioranza.
Ci obbliga a contratti di ogni tipo, che pretendono di ordinare i sentimenti e di ipotecare il futuro.
Ci forza a mummificarci, a restare abbarbicati a quel che già si conosce.

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova” non è ben visto. Ma come può sentirsi un essere umano di mentalità libera, così ingabbiato?
E attenzione: la responsabilità è altra cosa!
Ci vuole un atto di forza, per riuscire a svincolarsi e diventare padroni della propria vita. Prima, però, si deve diventare padroni dentro di sé.
Come sempre, tutto comincia dall’interno.

La casa divisa in se stessa

«Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi. Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi» diceva qualcuno che di psicologia se ne intendeva (Mc 3,24-25).
Due immagini per uno stesso concetto.
La casa è la costruzione umana. Il regno è quello interiore di ciascuno, con la sua personalità, la sua anima, il suo modo di essere e di sentire.
Quand’è che la nostra casa è divisa in se stessa?
Quando una parte di noi domina sull’altra, o non la riconosce.

Ad esempio, in ogni donna dimora un aspetto maschile e viceversa; ma quanto spazio siamo disposti a concedere a questa parte complementare? Quanto è difficile riconoscerla e lasciare che si manifesti?
La cultura in cui siamo immersi non ci abitua a integrare ciò che appare diverso, né dal punto di vista spirituale né da quello sociale, nonostante il continuo invito all’accoglienza urlato ipocritamente da certi pulpiti. Al contrario, trascinando gli esseri umani in situazioni al limite, spinge a erigere muri sempre più alti. Oppure a farsi la guerra.
Del resto sarebbe un errore rinnegare le differenze individuali: l’indifferenziazione impoverisce l’umanità, così come la natura va a morire man mano che sparisce la biodiversità.
L’integrazione non è livellamento.

A chi dobbiamo fedeltà?

Questo vale anche per il singolo.
Gli elementi che coesistono dentro l’essere umano devono imparare a vivere in pace. E questo è possibile solo se si riconoscono e si rispettano le differenze.
L’unità interiore si spezza se l’uomo rinnega la sua parte femminile, se una donna rifiuta la sua parte maschile.
Maschili o femminili sono anche le qualità associate ai nostri due emisferi cerebrali, quello sinistro più razionale e quello destro più creativo. Una personalità completa richiede l’uso di entrambi, anche se non sempre in contemporanea.

L’equilibrio, la forza interiore, la stabilità sono il risultato di un accordo tra parti apparentemente contrapposte: la mente e il corpo, l’anima e la materia, il sentimento e la ragione.
Quando si giunge a questo accordo, si può parlare di fedeltà.
Perché la fedeltà è dovuta in primo luogo a se stessi.
Solo allora diveniamo in grado di capire cosa desideriamo davvero, e magari scoprire che possediamo le risorse per concretizzarlo. È in quel momento che la casa cessa di essere “divisa in se stessa”.

Non ti riconosco più

Se poi il mondo esterno continuerà a pretendere altre forme di fedeltà, o a chiederci di restare fossilizzati nell’immagine che abbiamo dato di noi in passato, non sarà più affar nostro. Con buona pace di chi si è fatto una certa opinione sul nostro conto.

«Non ti riconosco più» ci diranno, soprattutto i familiari che non si raccapezzano di fronte alla nostra evoluzione. Ma noi saremo diventati abbastanza forti, abbastanza coerenti con noi stessi, da non sentirci più in colpa.
Avremo imparato che i legami sani non hanno nulla di coercitivo. E che il nostro volere, le nostre aspirazioni, sono più importanti delle aspettative altrui.
Perché nessuno ha il diritto di vivere al nostro posto.
Avremo capito che la fedeltà è anzitutto una questione personale: è il dovere di non venir meno ai propri ideali. È la capacità di rifiutare ogni forma di ambiguità e di doppiezza. È la forza di non tradire se stessi o una parte di sé.

Quanto alla coerenza, dovremmo mantenerla tra ciò che pensiamo, ciò che diciamo e ciò che facciamo, come se questi tre atti fossero una freccia che punta a un unico bersaglio. Ma la nostra visione del mondo dev’essere sempre in divenire. Diversamente significherebbe che viviamo nell’illusione di essere già arrivati, di non aver bisogno di imparare altro.
Perciò rendiamo onore alla sacra libertà di cambiare idea.

da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu

Data pubblicazione: 16 ottobre 2020
Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2026

E se non ti basta...


Affermare se stessi è tutt’altro che scontato. E non è l'unica battaglia da combattere:

È il custode della nostra identità, eppure vogliamo ucciderlo.

Quanto coraggio serve per sottrarsi alle aspettative e ai modelli imposti?

Chissà se è davvero il mondo esterno a impedirci di oltrepassare i nostri limiti.
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