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La scelta di essere

Universi
LA SCELTA DI ESSERE

Perché continuo ad annaspare nel nulla?
Chi mi ha condannato a questo tipo di vita? Perché mi sento bloccato, incastrato da un ostacolo dietro l’altro? E quand’è che ho perso di vista il mio scopo?
Queste sono le domande che infuriano nella testa di tanti di noi. Come se il nostro stato attuale fosse definitivo. Come se fosse imposto da qualche entità esterna.
Ma non è così. Soprattutto, non è mai tardi per dare una sterzata. Perché fino all'ultimo istante possiamo desiderare, scegliere, essere.

Rassegnazione, pigrizia, quieto vivere

Cerchiamo di essere realisti: non possiamo pretendere una vita perfetta. Nessuno ce l'ha. Sembra non sia proprio alla portata di un essere umano. Però qualche soddisfazione io la voglio, credo di meritarmela.
Allora perché continuo ad annaspare? Perché mi sento intrappolato in mille cose che magari ho costruito io stesso, ma che mi impediscono di essere ciò che vorrei?

Le condizioni di nascita, dirà qualcuno: «Dove sono nato non c’è nulla... nessuna opportunità, nessuna prospettiva...»
La famiglia, obietterà qualcun altro: «Assorbe tutto il mio tempo e le mie energie, non posso permettermi di pensare a me stesso!»
Altri tireranno in ballo la salute, la situazione economica, l’età avanzata... Quando dobbiamo trovare scuse, la fantasia abbonda. Ma il più delle volte le nostre giustificazioni guardano dalla parte sbagliata. Perché c’è ben altro a tenerci fermi.
Ad esempio l’abitudine a ciò che è sempre stato - altrimenti detta assuefazione, o pigrizia. La convinzione di non poter cambiare - che altro non è se non rassegnazione. Infine le convenzioni, l’adattamento a uno stato di cose uguale per quasi tutti - e questo si chiama quieto vivere.
Come ne usciremo?

La palude dell'insoddisfazione

Abbiamo bisogno soprattutto di due cose, per aggirare questa palude dove si affonda nell’insoddisfazione perenne.
La prima è il contatto con il proprio potenziale. La seconda è la decisione di muoversi, e se necessario di combattere per svilupparlo. E se ci disturba l’idea che occuparci di noi stessi sia da egoisti e possa sottrarre qualcosa agli altri, ricordiamoci che una persona insoddisfatta non è di vantaggio a nessuno. Al contrario, se ne resta fastidiosamente contagiati.

La questione della conoscenza di sé, del contatto con le proprie aspirazioni, ultimamente è diventata un leitmotiv. Non solo ne parlano con dovizia i libri di crescita personale, che grazie al cielo si stanno moltiplicando, ma è ormai entrata anche nel linguaggio e nelle conversazioni comuni. E pensare che fino a qualche decennio fa difficilmente avremmo sfiorato l’argomento, nonostante il buon Socrate ce lo andasse ripetendo da un po’.
Ma non si creda che sia un tema semplice da maneggiare.

Ostinazione o caparbietà?

Se siamo convinti che la consapevolezza arrivi automaticamente con l’età, siamo già fuori strada. Di solito è proprio il contrario: più si invecchia, più ci si fossilizza.
Così, anziché lottare con caparbietà per ciò che ci compete, è molto più facile che agiamo con ostinazione. La differenza? La stessa che separa un difetto da una qualità.

L’ostinazione è tipica di chi insegue qualcosa senza accorgersi che gli ostacoli che gli si parano davanti non sono casuali, ma dei chiari messaggi di dissuasione. Come se dicessero: «Bada che questo non fa per te, non ti appartiene».
La caparbietà è invece la caratteristica di chi sa cosa vuole, conosce il proprio “piano di vita” ed è disposto a darsi da fare per realizzarlo. In altre parole, la differenza sta nell’aver chiaro ciò che si può essere, o meglio ciò che si è.
Ma come si conquista questa fermezza?
Tanto per cominciare, per avere risposte bisogna fare domande. E nemmeno questo è scontato.

Domande dal fondo dell'anima

Sentiero immerso nella nebbia che si biforca, con luce soffusa all’orizzonte e atmosfera contemplativaLa maggior parte di noi ignora le domande che salgono dal fondo dell’anima: non le sente più. Si illude di aver già capito tutto, di avere già afferrato i fondamenti della vita.
Altri non hanno questa presunzione, ma chiudono il discorso dicendosi che a muovere i fili dell’esistenza sia il caso, oppure qualche ignota entità capricciosa.
Molti poi, complici l’età o le delusioni, finiscono per non aspettarsi più nulla. Si persuadono che la propria realtà abbia ormai preso una direzione definitiva e che così resterà, senza scosse né sorprese.
Invece tutto può capovolgersi in un attimo, quando meno ce lo aspettiamo. Fino all’ultimo respiro niente è già stabilito. A meno che non siamo noi stessi a deciderlo: per senso di rinuncia, per stanchezza, per debolezza di carattere. E ci vuole coraggio per ribellarsi a ciò che abbiamo già decretato. Anche se non ci piace.

Fino all’ultimo istante possiamo desiderare, scegliere, essere. Continuamente. A volte una sola decisione può compensarne mille altre. A volte tutto cambia in un attimo. E ogni giorno è diverso dal precedente. Non si può pretendere di piegare le circostanze al proprio volere, perché non avremo mai il controllo degli eventi. Ma accettare quel che non si può cambiare non equivale a rassegnarsi.
Lo sapeva bene anche Shakespeare, che proprio sulla scelta tra il deporre le armi e il ribellarsi costruì uno dei drammi più intensi che mai siano stati scritti.

Le responsabilità degli altri

Nemmeno possiamo scaricare sugli altri la responsabilità di ciò che non siamo diventati. E invece succede più spesso di quanto si pensi. Avete presente tutte quelle “scuole” che individuano l’origine di ogni problema, perfino del carattere, nell’infanzia e nelle dinamiche familiari? Sarà pur vero, non lo mettiamo in dubbio; ma che senso ha colpevolizzare i genitori per ciò che non siamo poi riusciti a ribaltare? È proprio quello il nostro compito, sta lì la nostra sfida!

Mentalità corrente, scuola, società non facilitano il nostro sviluppo, tutt’altro. Ma se la nostra anima ha deciso di incarnarsi qui, proprio in questa famiglia, in questo momento storico e in questo ambiente, evidentemente ha bisogno di confrontarsi con determinate difficoltà. Forse per evolvere, forse per lasciare un segno... chi può dirlo?
L’unica cosa chiara è che ogni singolo ostacolo ha la sua ragione e la sua funzione.
Cosa può insegnarmi quell’impedimento? Dove sta indirizzando la mia attenzione? C’è qualcosa che sto trascurando e che invece andrebbe dissolto, oppure valorizzato?

Se la causa fosse nel futuro

Non esistono avvenimenti casuali. Tutto ha una radice che affonda nel passato o nel presente, se non addirittura nel futuro. Sì, nel futuro: perché, più spesso di quanto crediamo, le nostre condizioni sono generate da timori o aspettative verso ciò che non è ancora accaduto, e che forse mai accadrà.
Può anche succedere che le nostre esperienze siano funzionali a ciò che siamo chiamati a essere. Al nostro scopo di nascita, insomma, o comunque a quel che dovremo fare “domani”.
Ci preparano.

Essere è tutt'altro che scontato

Dunque cosa mi trattiene dall’agire, dal muovermi verso ciò che desidero? Come mai continuo a rimandare? Perché temo il giudizio degli altri? Perché resto impigliato nelle maglie del pensiero comune, delle convenzioni sociali? Di quali responsabilità non voglio caricarmi?

Lo spirito di un guerriero fiammeggia in ciascuno di noi, e queste domande possono riaccenderlo.
Essere non è affatto scontato: al contrario, richiede scelte continue. Ne abbiamo il coraggio?

da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu

Data pubblicazione: 1 maggio 2017
Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2026

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