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Percepire gli angeli

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PERCEPIRE GLI ANGELI

Molti si chiedono se sia possibile “incontrare” un angelo.
Dipende.
Se pretendiamo di percepirlo attraverso i sensi abituali, aspettandoci chissà quale folgorazione, molto probabilmente resteremo delusi. Perché l’angelo parla un’altra lingua.

Come i nostri nonni immaginavano Dio

Vi ricordate come i nostri antenati “vedevano” Dio?
Un vecchio con la barba bianca tutta a boccoli, accomodato su una nuvola, con una bella aureola - magari triangolare - a incorniciargli la testa. Di solito accigliato, intento a scrutare dall’alto gli esseri umani per sorprenderne qualcuno in flagranza di peccato. Mai un sorriso.
I nostri nonni si erano fatti quest’idea di Lui e così lo percepivano, sentendosi forse un po’ troppo controllati nonostante si dicesse da sempre che fosse buono, addirittura la bontà fatta persona. L’immagine era mutuata dalle antiche rappresentazioni di Zeus, che dal suo trono oltre le nubi dell’Olimpo scagliava fulmini su chi osava disobbedirgli.

Il fatto è che abbiamo la tendenza ad antropomorfizzare tutto. Ci piace affibbiare fattezze umane a qualunque cosa, dai sassi agli dèi. È un modo per renderli più familiari, più gestibili. Lo stesso abbiamo fatto con gli Angeli, dipingendoli come bambinotti paffuti oppure come aitanti giovanotti, di solito biondi e ovviamente bellissimi. E qualcuno sostiene di averli visti proprio così... Ma sarà vero?

Vedere un angelo

Presenza luminosa che sfiora la coscienzaIn realtà per “vedere” un angelo, per scorgerlo almeno, occorre farsene prima un’immagine. Crearla, o ricrearla sulla base di ciò che abbiamo già visto da qualche parte. Che si contempli in un dipinto, in un sogno o in qualsiasi altra forma o circostanza, vedremo solo ciò che ci siamo figurati, l’immagine di cui lo abbiamo rivestito.

La parola figurare è perfetta per questo concetto: è proprio ciò che fa il nostro pennello - o il nostro cervello - quando attribuisce una fattezza a uno spirito. Gli cuce addosso una forma, una figura. In pratica rivestiamo di pensiero un’energia. Perché un Angelo è questo: energia. Luminosa energia che in-forma, ma non ha forma.
Noi uomini, però, abbiamo la pretesa di percepirlo utilizzando i sensi abituali. Vogliamo un’esperienza fisica. Così, invece di innalzare la coscienza a un piano più sottile, ci aspettiamo che sia l’angelo a scendere nella materia e svelarsi ai nostri occhi.
È comprensibile, perché il nostro tentativo di salire sarebbe molto più faticoso e richiederebbe molto più tempo. Non siamo abituati a certi sforzi.

Cosa facevano le scuole iniziatiche

In passato le scuole iniziatiche preparavano per anni gli aspiranti, affinando i loro sensi - e non solo quelli fisici - fino a poter percepire l’immateriale.
Oggi, invece, c’è chi organizza corsi di un fine settimana per “aprire la visione”. E noi, pur senza crederci del tutto, finiamo per formarci una mentalità distorta. Cominciamo ad aspettarci chissà quali fenomeni, e se non accade nulla ci sentiamo inadeguati, quasi manchevoli, come se gli altri fossero più capaci di noi.

In questa ricerca dissennata dimentichiamo che i nostri sensi appartengono al piano fisico, e difficilmente verranno coinvolti in questo tipo di esperienza.
Basta un giretto su internet per incappare in una quantità di presunte “comunicazioni” che non stanno né in cielo né in terra, spesso di una banalità sconcertante, presentate come messaggi Angelici.
Molte volte chi le divulga è in buona fede: le sue orecchie hanno davvero sentito quelle cose. In realtà è stata la sua mente a concedergli ciò che desiderava trovare.

Non è solo questione di New Age

Ma questo fenomeno non riguarda soltanto la tanto criticata New Age: anche le religioni ufficiali cadono spesso in inganni simili.
Qualunque cosa possiamo vedere degli Angeli, in qualunque modo possano apparirci, saremo comunque noi a modellarne l’immagine, a trasformare in parole le impressioni ricevute. Non possiamo prescindere dalla nostra cultura, dalla religione di appartenenza, dalle aspettative.
Anche le cosiddette canalizzazioni, il più delle volte, non fanno altro che riproporre concetti già incamerati dalla mente: riflettono le nostre credenze, i nostri modi di pensare, la nostra fantasia.

Non forzare le porte della percezione

Le porte della percezioneCiò non significa che non sia lecito coltivare certi desideri. Ma la porta della percezione non può essere forzata, nemmeno con un corso. A quella porta si bussa con delicatezza: senza alcuna pretesa, senza ansie, senza una richiesta precisa. Qualcuno prima o poi si affaccerà, ma non saremo noi a decidere quando. E non sarà mai come avevamo previsto.
Quella porta si schiuderà, se mai deve schiudersi, quando avremo compreso che ciò che cerchiamo è in noi e accanto a noi, e non solo per modo di dire. Si potrà varcare quando smetteremo di inseguire cose complicate ed effetti speciali. Quando rinunceremo a cercare prove. Perché tutto questo sortisce l’effetto contrario.
Cosa possiamo fare, allora?

Cominciamo ad affinare il sentire

Affinare il sentire, per cominciare. Gli angeli comunicano comunque quel che ci serve, che siamo pronti a coglierlo oppure no. Ma lo fanno a modo loro, aprendo piccoli pertugi nella nostra sensibilità. Ecco perché il sentire interiore è più prezioso di presunte voci o visioni.
Certo, potrebbe verificarsi anche un evento stupefacente; ma non possiamo puntare a questo. Anche perché non è affatto scontato riuscire a distinguere un messaggio “altro” dai prodotti della nostra mente. Siamo davvero sicuri che ciò che abbiamo percepito sia autentico? O che lo abbiamo interpretato correttamente? E se fosse un gioco di simboli?

Il sentire è più limpido. Ciò che un angelo suggerisce resta impresso da qualche parte dentro di noi, e torna al momento giusto. Magari affiora mentre stiamo per addormentarci, anche se poi scivola via dalla memoria.
A volte ritorna come un lampo di intuizione, un’improvvisa ispirazione, o come qualcosa che ci sembrerà di sapere da sempre.

Coincidenze o messaggi di un angelo?

Accade anche che gli angeli ci parlino attraverso altre persone, un animale, un libro, una canzone, un avvenimento o una frase colta per caso.
Talvolta restiamo sbalorditi da coincidenze che hanno dell’incredibile. Una parte di noi sa bene che non sono affatto casuali: sono messaggi, sincronicità costruite apposta per noi da un universo amico. Sanno sempre come sorprenderci!

Eppure il più delle volte non ce ne accorgiamo. Siamo così immersi nelle nostre importantissime occupazioni e preoccupazioni da non avere il tempo né la voglia di prestare attenzione.
Forse in passato queste facoltà erano naturali, ma le abbiamo perse per strada. Ed è difficile perfino accettare discorsi del genere, perché non fanno parte della mentalità comune.

Molti si rifiutano addirittura di parlarne, per timore di essere derisi. O magari perché qualcosa è davvero accaduto e ne sono rimasti spaventati. In questi casi la mente elabora una strategia di difesa: si autoconvince di essersi inventata tutto, per farci stare tranquilli.
Anche per questo certe percezioni sono così rare: quando ci irrigidiamo, difficilmente si ripresentano.

Ascoltare l'intuito e le sensazioni

Abbiamo un rapporto complicato con gli altri piani di esistenza. Ci aspettiamo voci, luci, visioni, rivelazioni eclatanti; bramiamo qualcosa che ci sorprenda, ma allo stesso tempo non siamo disposti a mettere in discussione le nostre convinzioni.
Sia che ci si lasci trascinare dalla ricerca del sensazionale, sia che non se ne voglia nemmeno sentir parlare, in entrambi i casi si finisce per erigere una barriera.

E se invece di aspettarci segni strabilianti provassimo a sviluppare altre forme di percezione? Se dessimo retta all’intuito, alle sensazioni insolite, a ciò che per un attimo ci fa sussultare?
Possiamo allenarci ad aprire l’orecchio interiore, a cogliere le piccole cose... e ricordare, sempre, che anche la natura ha una sua voce, come ogni essere vivente. Perché nessuno potrà davvero ascoltarci, se noi per primi non impareremo ad ascoltare le altre creature.

Il contatto con l'angelo

Il contatto con l’angelo, e con gli altri esseri sottili, non si stabilisce attraverso i sensi fisici ma grazie all’intenzione pura, al desiderio del cuore, alla costanza della ricerca. Una ricerca intesa come accostamento ai doni dell’Angelo, apertura della coscienza, affinamento della sensibilità.
Le nostre capacità percettive cresceranno man mano che renderemo il nostro essere più cristallino, ripulito da emozioni grossolane. È così che avviene il vero contatto: ogni tentativo di ottenerlo per vie diverse è una forzatura.

L’Angelo attende che facciamo un po’ di silenzio. Attende che lo cerchiamo con fiducia, lasciando andare per qualche istante i nostri cronici super-impegni. Cerchiamo la sua mano nella natura, nei piccoli miracoli quotidiani, nella bellezza dell’esistente. Soprattutto cerchiamolo nella nostra coscienza: è lì che si manifesta con maggior facilità.
Lui c’è. Aspetta semplicemente la nostra decisione di volgere uno sguardo all’interno, nel cuore pulsante della vita.

Da "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu
Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2026

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