Rose o rospi
Universi
ROSE O ROSPI
La nostra brulica di parole. Scivolano via a torrenti, spesso senza renderci conto di cosa ci stiamo lasciando dietro, di quali forze stiamo muovendo con la lingua.
L’abitudine ci fa parlare senza soppesare ciò che mettiamo in circolo.
Ma anche le parole sono una forma di energia. Hanno i loro effetti, e vivono molto più a lungo di chi le ha pronunciate.
Per un sorso d'acqua
Tra le fiabe di Perrault ce n’è una che racconta di due sorelle diversissime tra loro. Una era amabile e garbata, e ovviamente bella come il sole; l’altra era maleducata e insolente. Manco a dirlo, la cocca di mamma era proprio quest’ultima, visto che era tal quale la madre.Ma un incontro inaspettato mutò la sorte della prima sorella, che in famiglia non se la passava tanto bene. Presso una fonte, in cambio di un sorso d’acqua offerto con gentilezza, una fata travestita da vecchietta le fece un dono insolito: da quel momento in poi ogni sua parola si sarebbe trasformata in un fiore o in una pietra preziosa.
Non fu altrettanto fortunata l’altra sorella che, spinta dall’avidità materna, si recò a sua volta alla fonte, brontolando ma con la speranza di ricevere lo stesso regalo.
Non trovò la vecchietta. C’era invece una signora ben agghindata, vestita con sfarzo, che le chiese comunque da bere. La fata aveva assunto un altro aspetto e l’attendeva al varco per metterla alla prova. La malcreanza con cui la ragazza rispose ne segnò il destino: quando tornò a casa sputava serpi e rospi a ogni parola.
La poveretta, com’è intuibile, fece una brutta fine.
Quali forze stiamo muovendo con la lingua?
Quando mi imbattei in questa favola ero solo una bambina e, come succede spesso ai bambini, mi si fissò nella memoria.
Il significato però lo capii solo più tardi.
Le varie “morali” proposte dai commentatori non mi avevano mai convinta. Ciò che mi rimase impresso non fu tanto la trama quanto l’immagine di queste due ragazze, dalle cui labbra uscivano perle e fiori oppure bestie velenose. Uno di quei prodigi che possono accadere solo nelle fiabe, appunto... Oppure no?
No. In realtà avvengono di continuo anche nelle nostre esistenze, che in apparenza hanno ben poco di fatato. Solo che quasi mai ci facciamo caso.
La nostra vita brulica di parole: pronunciate, scritte, trasmesse, urlate, cantate. Pare sia un’esigenza assoluta riempire ogni frazione di tempo con le parole, se non altro per evitare spazi d’imbarazzo. E poco importa di che natura siano.
A volte sappiamo trovarne di buone e amorevoli, ma non ci facciamo scrupolo di lasciarci sfuggire espressioni d’odio, di critica, d’invidia o maldicenza.
Per il resto si tratta per lo più di parole inutili, “oziose” secondo una definizione evangelica. Scivolano via a torrenti, senza lasciare nulla. L’abitudine ci fa parlare senza soppesare ciò che diciamo, senza domandarci quali forze stiamo muovendo con la lingua.
Se gli effetti fossero visibili...
Eppure sappiamo che anche le parole sono una forma di energia. E hanno i loro effetti. Di quale tipo di energia ci circondiamo, allora, quando parliamo? E quali forme creiamo per gli altri?
È vero che per lo più le nostre intenzioni non sono malevole, e che spesso parliamo solo per riempire il silenzio; ma quali conseguenze può avere questo continuo inconsapevole sprigionarsi di energia? Insomma, la nostra presenza è benefica oppure è fonte di inquinamento?
Se questi effetti fossero visibili, forse ogni tanto inorridiremmo nel vedere cosa esce dalla nostra bocca.

Il Verbo e la Creazione
«In principio era il Verbo»: secondo i testi sacri, il Creato ebbe origine da un suono, un soffio primordiale.
Allo stesso modo, le parole costituiscono la nostra intelligenza in azione. Attraverso di esse diveniamo noi stessi dei creatori. Non abbiamo idea di quanto sia consistente il nostro dire, così come ci sfugge la forza dei pensieri. Non possiamo prevedere come si concretizzeranno.
Ecco perché i maestri di tante Tradizioni invitano a pronunciare ogni parola con intenzione, come se fosse l’anima a parlare.
Ciò che diciamo lascia immancabilmente una traccia in chi ci ascolta. Con la voce - o con la penna - possiamo spegnere una speranza, demolire un progetto, persino uccidere. Oppure possiamo sostenere un sogno, o guarire una ferita. Perché le parole germogliano, mettono radici, a volte infestano.
Altre volte sono una chiave che apre recessi interiori, liberando emozioni, desideri e sensazioni che attendevano di poter emergere. Magari l’apertura non è immediata e il “clic” si sente dopo qualche tempo. Ma avviene. E un’esistenza prende una direzione diversa.
Le parole parlano di chi le pronuncia
Molti di noi aspirano a contribuire, in qualche modo, a una realtà migliore di quella che abbiamo trovato. Ci sarà possibile solo quando diventeremo consapevoli di ciò che spargiamo attorno. A cominciare proprio dalle parole: creature viventi che partoriamo in gola, pronte a venire al mondo ma lente a scomparire, forse l’unica cosa che non conosce porte.
Le mandiamo in giro a parlare di noi, senza renderci conto della loro potenza. Senza renderci conto che ciascuna è uno specchio, il riflesso sonoro del suo genitore.
Sì, perché quando parliamo, in primo luogo stiamo descrivendo noi stessi. Proprio come le sorelle della fiaba di Perrault e la loro surreale scia di rospi e rose.
da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu
Data pubblicazione: 1 maggio 2026
Ultima modifica: 3 ottobre 2026
E se non ti basta...
Le parole non si fermano a ciò che diciamo: vanno, tornano, si trasformano, si deformano.


