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A immagine e somiglianza

Universi
A IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Da un lato la materia: imperfetta, fallace, peccatrice. Profondamente umana.
Dall’altro lo spirito: puro, ineffabile, misterioso. Divino.
Che cosa mai potranno avere in comune questi due estremi?
Eppure ci hanno sempre detto che l’uomo è stato fatto a somiglianza di Dio.
Ma in che senso?

Una somiglianza non evidente

«E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza...» (Genesi 1,26).
Quante volte ci siamo domandati quale sia il vero significato di questa frase?
È davvero un enigma: quale somiglianza potrà mai esserci tra ciò che riteniamo sia Dio - spirito e perfezione - e l’essere umano, fatto di materia, imperfetto, maldestro?

Eppure un senso dovrà pure averlo, questo criptico versetto biblico che viene subito ribadito nel passo successivo: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». Quasi a volerci inculcare bene in mente che qualcosa in comune col Creatore ce l’abbiamo eccome.
Nei libri sacri ogni frase ha molteplici significati. Non riusciremo mai a sondarli tutti, ma proviamo a indagarne qualcuno.

La capacità di plasmare la realtà

riflesso e somiglianza tra umano e divinoSappiamo che ogni essere – umano o vegetale, animale o minerale – condivide la stessa Sostanza primordiale. Da un unico “campo” abbiamo preso forma, perché la Creazione non è certo estranea a Dio: ogni creatura è uscita dal suo grembo, e non siamo stati formati con materia che non fosse lui stesso.
Già questo potrebbe essere sufficiente per dire che siamo fatti “a sua immagine”. Ma c’è dell’altro. E sta nelle prerogative umane, sicuramente diverse da quelle delle altre creature di cui abbiamo conoscenza.

Non è la spinta evolutiva a renderci simili a Dio, perché questa appartiene a tutte le specie. Non è la capacità di provare emozioni, che a quanto pare condividiamo anche col regno vegetale. Né possiamo dire che sia esclusiva del genere umano la facoltà di pensiero: è evidente che anche gli animali pensano, sebbene in modo più rudimentale, o almeno così ci sembra.

C’è invece una caratteristica tutta nostra: qualcosa che ci distingue, che fa di noi degli esseri che riescono non solo ad agire e a reagire, ma anche a trasformare se stessi e il proprio ambiente. È la capacità di plasmare la realtà.

Creatori inconsapevoli

Gran parte di noi lo ignora, ma siamo creatori in miniatura. Non perché ci sia concesso di dar vita a qualcosa che non esiste, ma perché possiamo partecipare incessantemente alla creazione stessa.
Lo facciamo ogni istante, con intenzione oppure senza rendercene conto. Il guaio è che quasi mai abbiamo coscienza delle nostre creazioni immateriali, quelle che prendono vita nei piani sottili e che poi si concretizzano in tempi e modi insospettabili.

Quando gli effetti si palesano, raramente ci rendiamo conto di essere stati proprio noi a partorirli. È facile allora dare la colpa di quanto accade al caso, oppure a una divinità lontana e insensibile alle nostre disgrazie. In questo senso certe forme di ateismo dicono il vero, quando affermano che è l’uomo a creare Dio.
La domanda allora è questa: quanto siamo in contatto col nostro potere?

Un privilegio dimenticato

L’uomo è a immagine e somiglianza di Dio perché è creatore a sua volta. In questo privilegio risiede la sua forza, la sua libertà, la manifestazione dell’essere. Chi ignora la propria capacità creativa è un uomo im-potente, ovvero senza potenza: vive in balia degli eventi e dell’operato altrui.
 
È così che si sente la maggior parte di noi. Ecco perché le nostre, più che azioni, sono per lo più reazioni. Eppure tanti Maestri hanno richiamato l’attenzione su questa facoltà. Sapevano - e sanno - cosa significhi essere “a immagine e somiglianza di Dio”. Ma noi lo abbiamo dimenticato, o qualcuno ce lo ha fatto scordare di proposito.

Ciò che attiriamo e alimentiamo

Continuamente io creo, utilizzando le forze a mia disposizione. Do forma agli eventi che si presentano nella mia vita, attirando cose buone e altre meno in base a ciò che emano. A seconda di ciò che provo, penso e dico, costruisco nuovi contesti oppure confermo quel che già esiste.
In questo modo scrivo il mio destino ogni giorno, anche se non rileggo le pagine già compilate, anche se ignoro che la mia storia procede in base agli impulsi che io stesso le ho impresso. Con i miei umori, emozioni, timori e aspettative porto dentro la mia esistenza energie che si svilupperanno in un evento piuttosto che in un altro.

Se ne sono cosciente, creo nel senso più alto del termine; se resto inconsapevole, manifesto ciò che non voglio e assorbo impotente quel che creano altri. E con quello, poveramente, vivo.
Allo stesso modo tocco e plasmo la realtà di chi mi sta accanto, avvolgendolo di pensieri che nutrono o feriscono, sostenendolo con benedizioni o fulminandolo con intenzioni perverse. Ma, qualunque sia il mio intento, non sarò abbandonato a me stesso: entreranno in gioco le forze più adatte.

Le forze che entrano in gioco

Chi vuole dar vita a opere malefiche si appoggerà a quelle che possiamo chiamare “potenze del male” - ossia energie che vibrano sul suo stesso piano - per generare quanto di peggio potrà immaginare. E ciò che non saprà immaginare gli verrà suggerito.
Chi nutre intenzioni nobili sarà ispirato da entità assai diverse, consone alla sua natura. «Aiutati che il ciel t’aiuta», sentenzia un detto popolare. Ma il cielo interviene solo quando lo permettiamo.
Come sempre, attiriamo ciò che ci somiglia e poi lo alimentiamo.

D’altronde l’uomo non crea dal nulla: opera con gli elementi che gli sono stati messi a disposizione. Perenne alchimista, prosegue la creazione perché ha già davanti a sé le materie prime necessarie.
E quando inventa, costruisce e dà forma, arricchisce anche la sfera dei concetti e delle potenzialità. Trasformando la propria vita, coinvolge l’intero pianeta.

da: "Il cerchio dei 72"
Maria Antonietta Pirrigheddu

Data pubblicazione: 6 maggio 2026
Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026

Somiglianze


Non ciò che appare, ma ciò che siamo in grado di riconoscere in noi.

Salire e scendere: ricevere per distribuire, essere per fare.

Senza di lui non potremmo fare esperienza. Allora perché lo maltrattiamo?

L'Albero della vita, la Croce e i quattro elementi
Simboli che raccontano il rapporto tra l’uomo, la materia e il principio divino.
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